potenti e rigorose ragioni mostrato che la favella ita-liana , divisa l’illustre dalla plebea, è patrimoniocomune all’ intera nazione, e che un dialetto qualsiasi, essendo lingua particolare , non può averegiammai le prerogative di nazionale. Ma perchè l’ e-goismo municipale adoperavasi di far credere che lesentenze di quel gran padre della nostra favella eranoindegno parto d’ira e di odio contro la patria, evolcvasi ad ogni costo che il toscano dialetto nonpure nelle parole, ma ben anche nella pronuncia, fossepei non Toscani il fatale Scibboletli degli Efraimiti ;a sanare cotesta vertigine levossi, suscitata dallaProposta , la sapienza del Perticari : e la sua subli-me Apologia dell’ amor patrio di Dante e del Trattatodella volgare eloquenza guari di quelV antica follia glispiriti docili alla ragione, lasciando i pochi ostinatiin deriso.
Il perchè, Voi con tutte le sane teste d’Italia con-sentendo nelle dottrine di Dante invittamente difesedal Perticari, ed avendo con benevolo intendimentocommessa a me, il minimo del Collegio, la cura diesporre i vostri pensieri, superbo di questo onore iomi sono, secondo le mie poche forze, studiato di co-lorire il vostro disegno. Ben sento di non averlo de-gnamente adempito : nulladimeno, se l’ amor proprionon mi ha bendato il giudizio, pormi di avere suffi-cientemente dimostro non ragionevole V ambizioso at-tentato del Vocabolario della Crusca, V attentato vo’dire di ridurre il comune idioma italiano alla miseracondizione di lingua particolare sotto lu tirannia deltoscano dialetto, che per quanto si voglia men tristodegli altri, è sempre dialetto, cioè lingua d’ alcuni,