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Vol. III. Par. II.
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CXLVII
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( CXLVII )

mi accerta che quello è il fantasma di qualche grandepoeta. E se non ni* ingannano i segni che in lui raf-figuro, egli è il nipote . . .

SCENA IV.

Giulio Perticari , Fazio degli Uberti e detti.

Pert. Augusta figlia della ragione, e severa vendicatricedei guasti fatti alle opere degli antichi nostri poeti ,ecco al tuo cospetto, o regina, il più svisato, il piùsbranato di tutti. Mira per tutto quanto il suo corpole orrende piaghe che lo deformano, e riconosci inlui, s è possibile , il famoso nipote del gran Fari-nata , lautore del Dittamondo.

Tutti ( mi un grido ). Fazio degli Uberti! oh Dio che spetta-colo ! che compassione !

Cric, Non mi sono ingannata. Gentil sangue del fioren-tino Scipione e sommo onore delle Muse italiane neldecinioquarto secolo, chi fu il malvagio che ti con-dusse a strazio disonesto?

faz. Un cotale che audacemente in Venezia ( ma non diVenezia , lode al Cielo , di altra terra italiana )tolse a curare le magagne delle due vecchie edizionidel mio poema , la Vicentina e la Veneta , e le hacurate bene che ne sto peggio , che prima.

Crit. E chiamasi ?

Pert. Guardati, Fazio, dal nominarlo. Un uomo che aspiraa levarsi in grido di letterato col guastare gli scrittide morti, e villanamente addentare la riputazione de*vivi, massimamente di tali che lungi dall averlo maiprovocato , neppur ne sapevano 1 esistenza , no unuomo di tristo conio non è degno che del suo nomesi lordi la bocca delle onorate persone da lui offese.