( cxLvm )
Crit. Bea parli, magaanimo Pesarese ma il rigoroso do-vere dell’ impostomi officio vuole che io conosca lecolpe di cui viene imputato per conto del Dittamondo,e le conosca paratamente onde profferirne giusta sen-tenza.
Pert. Paratamente ? Tu chiedi cosa infinita; e a spiegareil grande ammasso d’errori di che costui ha insozzatotutto quel poema troppo è il consumo di tempo chesi farebbe. Dall’enormità del poco che Fazio ti daràora per mostra, il tuo senno farà giudizio del resto.
Crit. Parla dunque , buon Fazio , e liberissimo esponi latua querela.
Faz, Infandum, regina, jubes renovare dolorem. Le piaghe
' che il mio Macaone m’ ha fatte nel solo primo ca-pitolo del poema sarebbero assai per se sole a mo-strarlo non già, quale ei si vanta, mio medico, maassassino. Contuttociò masso da naturai compassionevolentieri a sua discolpa direi : Signore, perdonategliquia nescit quid facit. Ma mi ha volto lo stomaco lasfrontatezza con che egli protesta al lettore di nontemere condanna per la certezza dì non meritarla. Orquanto sia ben fondata una sì modesta persuasionetosto sarà palese. E perchè gli errori pazzamente presida lui nel detto primo capitolo, e più pazzamente di-fesi nell’ impertinentissima prefazione del secondo vo-lume dimostrano che il suo cervello è di pasta durae antilogica, io il verrò attastando alcun poco da unlato che esclude ogni cavillosa deputazione, dal latodei fatti, ove trattandosi di cose positive e ridotte ,secondo il ragionar delle scuole, all’ Est, Non est , lasua ignoranza non potrà trovare mantello che la ri-cu opra.
Pert. Il mantello eh’ei merita, finito il tuo richiamo, glielfarò io.