( CLIII )
Pert. Giocondi così così.
Faz. Tu sei, perdonami, troppo grave cd austero. Ma ioti farò uscire di serietà tuo malgrado. Stanimi attenta ,o regina , e voi quanti siete presenti. Niuno di voiignora che tra i fatti più arditi di G. Cesare si rac-conta quello d’aver rischiata su fragile barca in notteburrascosa la vita per recarsi dalle coste d’Epiro aquelle d’Italia onde affrettare la mossa della sua flottacomandata da M. Antonio. E il nome del marinaroAmiclàte (*), a cui Cesare si commise, è sì notoancor esso che l’ignorarlo gli è un confessare di nonaver mai letto la vita di quel grandissimo de’ Romani :il che in uomo di lettere sarebbe grande vergogna.Or indovina in qual personaggio il dottissimo Natanarmi ha trasmutato il povero marinaro Amiclàte ? In ungrande capitano cartaginese , nel padre di Annibaie,in Amilcare , 1. a. c . i.
. nella navicella
Giulio con Amilcare andar si mise.
( uni versale scoppio di risa. )
Prop. Oh questa, per dio, porta la vera ghirlanda dellastoltezza. Amilcare in barchetta con Giulio Cesare !Cesare contemporaneo d’Amilcare coll’ intervallo didue secoli tra 1’ uno e T altro 1 Che ne dici, maestra ?
Crit. Rimango trasecolata.
Prop. E tu, dilettissimo avversario del riso, ne concedi tufinalmente di poter esclamare ex auribus asinum ?
Pert. Il concedo : ma sappiate che questa n’ è appena ap-pena la punta.
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(*) Hate Casar H s serque rnanu quassantia tectumLimina commovit : molli consurgit Amyclas ,
Queru dabat alga, toro. Quitnam mea naufragus , inquit,
Tecta petit ? Lucnn. 1.5. v. 519.