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Vol. III. Par. II.
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CLXIV
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rrop. Orsù : convengasi che la costui ignoranza nelle cosedella mitologia è incomparalùle ; ma non si vuole f" ar 'gliene colpa grande , dachè la rispettabile setta rollio 11 'tica ha scomunicato con tutte le nove Muse tutti ghDei dOmero e d Esiodo, e beffasi dei poeti che at 'tingono a queste fole.

Crit. Minchino devotamente ai Romantici, fra quali sotrovarsi intelletti di alto cielo e degni di tutta la venerazione. S eglino non si curano, anzi sdegnano ^frequentare la scuola d Omero e dEsiodo ed ama 00di guidare per nuovo sentiero larte poetica, io o° 11so biasimarli dell interdetto messo alla mitologia 5 emi unisco ad essi nel ridere di que poeti che coll*frivola mitologia de fanciulli alla mano senza disc re 'zione 1 imbottano ne voti loro componimenti.daltra parte non so lodare la strana contraddizioa econ die il Romantico chiude alla poesia un campo < 1 *bellissime fantasie lasciato libero liberissimo alle suesorelle , pittura e scultura. E piacerebbemi che cote stIseveri avversarj dell antica filosofia nascosta sotto ^velo della favola andassero un po più a rilento1 alzarsi dottori addosso a chi sa farne buon uso, es avvisa di non errare battendo la strada dai migh° rIbattuta, crede che i poeti italiani facciano b u011snegozio sostituendo alla ridente e lieta natura del l° r °cielo le monotone e malincoiiiche immagini generaidalle orride brume del settentrione. A recar in p° c ^' emolte parole dipinga sempre il poeta il grande pa°°rama della natura, ma ciascuno in sua casa : dip n Scioè la natura che gli sta sotto gli occhi, nondie essendogli sconosciuta e lontana mal saprebbe ^pingere, perchè la vede, la sente che per lang ulC |imitazione. Per la qual cosa se Dio gli ha fatto g rflZ *c h ei nasca italiano' e ben disposto a riuscire val° r ° s