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rrop. Orsù : convengasi che la costui ignoranza nelle cosedella mitologia è incomparalùle ; ma non si vuole f" ar 'gliene colpa grande , dachè la rispettabile setta rollio 11 'tica ha scomunicato con tutte le nove Muse tutti ghDei d’Omero e d’ Esiodo, e beffasi dei poeti che at 'tingono a queste fole.
Crit. M’inchino devotamente ai Romantici, fra’ quali sotrovarsi intelletti di alto cielo e degni di tutta la venerazione. S’ eglino non si curano, anzi sdegnano ^frequentare la scuola d’ Omero e d’Esiodo ed ama 00di guidare per nuovo sentiero l’arte poetica, io o° 11so biasimarli dell’ interdetto messo alla mitologia 5 emi unisco ad essi nel ridere di que’ poeti che coll*frivola mitologia de’ fanciulli alla mano senza disc re 'zione 1’ imbottano ne’ voti loro componimenti.d’altra parte non so lodare la strana contraddizioa econ die il Romantico chiude alla poesia un campo < 1 *bellissime fantasie lasciato libero liberissimo alle suesorelle , pittura e scultura. E piacerebbemi che cote stIseveri avversarj dell’ antica filosofia nascosta sotto ^velo della favola andassero un po’ più a rilento1’ alzarsi dottori addosso a chi sa farne buon uso, es’ avvisa di non errare battendo la strada dai migh° rIbattuta, nè crede che i poeti italiani facciano b u011snegozio sostituendo alla ridente e lieta natura del l° r °cielo le monotone e malincoiiiche immagini generaidalle orride brume del settentrione. A recar in p° c ^' emolte parole dipinga sempre il poeta il grande pa°°rama della natura, ma ciascuno in sua casa : dip‘ n S‘cioè la natura che gli sta sotto gli occhi, nondie essendogli sconosciuta e lontana mal saprebbe ^pingere, perchè nè la vede, nè la sente che per lang ulC |imitazione. Per la qual cosa se Dio gli ha fatto g rflZ *c h’ ei nasca italiano' e ben disposto a riuscire val° r ° s