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Tomo primo.
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XVII
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E pure rn Italia ed anzi in Padova avanti il i533 9 e suc-cessivamente a Firenze, a Pisa, a Roma e in ogni altra cul-ta città, che si eressero giardini botanici e orti agrarj neiquali, sperimentandone la riuscita di nuove piante, di se-menti nuove, e di qualunque nuovo genere di coltivazione, siritrassero grandissimi vantaggi; e tanto operarono ad inrichi-re il suolo italiano di nuovi prodotti, a diffondere novelli me-todi, a propagare la istruzione ne’villici,da far nascer indi queipossedimenti benefici, che i Francesi appellarono di modello.

E poiché parliam di diletto, qual terra potrà porci aconfronto quel numero di sublimi trattati poetici scritti contanta eleganza, e con eguale aggiustatezza di precetti ? I Grecici offriranno un Esiodo e un Nicandro ; i Francesi un Vanière,un Rapin, un Débile ; gl’ Inglesi un Darwin , un Tompson ; iTedeschi un Gessnero; gli Spagnuoli unColumella: ma noischiereremo un Alamanni, un Arici, un Raruffaldi, un Betti,un Biagioli, un Crico, un Giorgetti, un Guadagnoli^ un Mini-scalchi, un Nicolini, un Rucellai, uno Spolverini, un Tansillo ,unTirabosco, un Yida, un Virgilio, e cent’ altri.

Agli Italiani devesi pure la prima idea di seguire un re-golato corso di osservazioni meteorologiche, e l’Accademiadi Montpellier ne fece fede, premiando la Meteorologia ap-plicata alla Agricoltura dell’ ab. Toaldo. Questa scienza, chenuova ancora in gran parte può dirsi, vanta pure il Cagnoli,e il Vassalli-Eandi , le opere dei quali servono di studio e diammirazione a un tempo degli stranieri.

L’Accademia di Lione onorò di un premio Cardini peraver il primo dimostrato 1’ azione sensibile che la elettricitàspiega nell’ economia de’ vegetabili.