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Tomo primo.
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da apparenze di sconcerti biliosi, oggistraordinariamente temuti.

§. 21. Un foglio di Halifax , nel1797, tempo in cui faceva strage lafebbre gialla nelle Indie Occidentali , edcrasi nuovamente manifestata in Fila-delfia, dice che si ottennero ottimi ef-fetti dall’ uso interno dell’ essenza diSpruce , che così chiamasi il decotto,o mosto preparato per farne la Spru-ce beer.

Conclusione.

§.22. Possiamo intanto permetterciqualche innocente e leggiero sentimentodi compiacenza, per aver mostrato lapossibilità di ottenere dai nostri Abetiquesto genere di bevanda che chiamarsi potrebbe grecamente Elatena , e convocabolo più familiare Vino abiesino ,e per averne indicato anco il modo faci-lissimo di effettuarla. Resta adesso chegl’industriosi enologi, gli zelanti filan-tropi italiani, per mezzo d’esperienze ul-teriori, ne agevolino vieppiù, e ne ren-dano comune ed economica, quanto èpossibile, la formazione ; non trascu-rando di raccomandare, e promuovernel’uso dovunque occorra, anco col pro-prio esempio, a vantaggio della sanitàe diletto della vita di quei che nacque-ro e vivono nei luoghi men favoritidalla natura, e, relativamente, di situa-zione infelice.

GIOVANNI FABBRONI .

ABIEZZO. V. Abete

ABIOLICO. ( Medie. veter.)

Il chiarissimo professore De Hil-dembrand dà questo nome ad un corpo,o ad una parte di esso totalmente privadell’azione vitale.

F. GEHA.

ABIRRITAZIONE. {Medie, veter.)

Gli allievi del prof. Broussais,non ponendo mente al vero significatod; questa parola, che equivale a man-canza di irritazione, valgonsi di essa per

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indicare lo scemamonto di energia deifenomeni vitali o la debolezza. (V. Adi-namia, Astenia.)

f. GERA.

ABISSO. ( Tecnologia.)

I fabbricatori di candele di segointendono con questo nome una picco-la vasca fatta in forma di madia, nellaquale si pone il grasso fuso onde tuf-farvi dentro i lucignoli per fare le can-dele, com’ essi dicono, alla bacchetta.All’articolo candele noi parleremo delmodo di farle, perchè desideriamo chetutti gli agricoltori se le facciano daloro stessi, consumando così il sego cheestraggono quando si fanno a macellarei propri bestiami.

ABITACOLO. Abituro. V. Abita-zione.

ABITARE. Lo star nei luoghi, chel’uomo s’elegga per domicilio. ( V. Abi-tazione. )

ABITARE. Siccome esprime lo avercommercio, e usare con femmine, cosìprendesi nel significato dell’unirsi il ma-schio colla femmina all’opera della gene-razione. ( V. Accoppiamento.)

ABITATORI della campagna.

§. 1. Gli Abitatori della campa-gna sono in generale le persone piùutili e le più necessarie, come 1 ’ Agri-coltura è sulle altre arti la prima.

§. 2. Gli Abitatori della campa-gna si deggiono poi dividere secondole loro attribuzioni : in possessori chefanno lavorare o che lavorano essi me-desimi i loro fondi; in fittajdoli, chetengono in affitto a danaro grandi opiccoli possedimenti ; in massai, chepagano con data porzione di generi, ein pigionanti, che da’MASSAi differisconosolo perchè hanno a coltivare più pic-cola porzione di fondo ; in agricoltorio villici, e in paesani giornalieri, edin operai, i quali prestano il loro servi-gio per alcuni anni, per mesi, o per un