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a che appariscono gravide, il di cui pri-mo e generale indizio di esserlo viendimostralo dal rifiuto che fanno essemedesime. {Vedi Gravidanza .) Non sisforzeranno poi mai, ed ove fosserodisposte, il secondo può permettersidopo ventiquattrore, e i più attenti ebravi Zoojatri consigliano di permettereil terzo dopo otto giorni, e di poi nonpiù in quel periodo amoroso, abbenchèmostrassero desiderio, come si è ancoavvertito nel precedente paragrafo. Nel-le sterili poi, ossia in quelle a cui siè cangiato più volle inutilmente il ma-schio, affine di fecondarle, e che nonsono tali per effetto di grassezza , a que-ste non lo si concederà quantunque simostrino in calore. ( Vedi Sterilità. )Quanto tempo dopo il parto debbasipermettere un nuovo accoppiamento.
§. 83. Finalmente, a nulla omet-tere intorno alPargomento che trattia-mo, ne viene porta la quistione : Sedopo il parto debbasi subito tentare dirender pregne le femmine un'altra volta,o se meglio sia lasciarvi trascorrere unospazio più lungo ?
A questo proposito giova premet-tere che, sebbene le femmine possanoconcepire ogni anno, pure è miglior par-tito non lasciare al maschio le Cavallee le Vacche che di due in due anni ;imperciocché all’ esecuzione di questoprecetto dovremo i più buoni e più ro-busti prodotti, come gli Andalusi nedebbono il notevole miglioramento deiloro Cavalli, e nel regno di Napoli ezian-dio ne ritrassero non pochi vantaggi.
§.84- Che se poi si sprezzi sì sag-gio e profittevole consiglio, avvertasialmeno di lasciar trascorrere venti gior-ni per le Giumente, e per le Vaccheun mese, non curandosi se vi possanoessere disposte anche dopo nove giorni ;anzi si abbandoni questa pessima costu-manza, che fatalmente asseconda !’ in-
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gordigia di molti avari coloni e deten-tori di razze. E come mai nel seguiretal uso potremo avere bei prodotti,se le femmine sono costrette così diallattare i giovani nati, e alimentare séstesse e il feto che loro comincia a svi-lupparsi nel seno ?
§. 85. Ci si potrà forse opporre:A che dunque la natura ne stabiliscele epoche del parto e in esse apparec-chia quanto riescir deve opportuno, senoi ritardandone sempre più l’accop-piamento andremo ad aver prodotti intutte le stagioni?
L’obbiezione non è certo J oggera,e non cadrebbe di fatti, se non si riflet-tesse che talvolta le gravidanze hannoun termine di alcuni giorni più breve,che quandi ove in questo caso si anticipianchè'a farle accoppiare, non perderemonell’anno successivo ; e più ancora, seappunto la natura istessa coll’accordarlungo il periodo del calore non ci ad-ditasse che in tutto il tempo che durapossiamo certo approfittarne con van-taggio : si toglie poi del tutto quandosi accordi un riposo almeno ogni dueo tre anni.
Conclusione.
§. 86. E finalmente di tanto mo-mento quanto riguarda a mantenere epropagare le specie degli animali do-mestici destinati al servizio dell’Agri-coltura, o che ci procurano un vantag-gio consumando i prodotti della terra,e prestandosi ai nostri comodi e allenostre bisogna, che crediamo non po-terci dispensare dal riprodurre un Pro-spetto di quanto dicemmo di più inte-ressante e di quanto non può trovarluogo che altrove, imitando però quelloche vedemmo non a guari nel Propa-gatore di Torino (fase, xxii, p. 3ai)e nel Giornale Agrario toscano (n. 2 ,p. 2 5g), perchè non possiamo conve»nire in tutto.