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Tomo terzo.
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Eppure i Governi dovrebbero rin-venire tutto il loro interesse nel pro-muovere questa sorta di istruzione,nell’ incoraggiarla , anche sul riflessoche il pubblico ozio è il primo se-gnale del decadimento di uno stato,come il fu la legge flaminia per l’impe-ro di Roma .

L’Europa economicamente consi-derata, diceva un colto scrittore, sembraun grande concorso nel quale le partiinteressate fra loro rivali si disputano ivantaggi provenienti dal genio e dallanatura : quello stato perciò che rifiutasidi partecipare alla accelerazione di mo-vimento impressa in qualche ramo daalcuno di suoi emuli, paga la sua iner-zia colla propria decadenza, per lo svi-luppamento maggiore cui giungono lefacoltà produttive del suo rivale, e tri-butario diventa di chi poco prima por-gevagli tributi.

Ah ! giunga sollecito il tempo divedere educare in questo anche i villici,di veder protetti di più gli studi agro-nomici, favoreggiati i poderi a modello,e sancita una legislazione agricola ! ( V.gli articoli colono, economia, edccazio-

HE AGRICOLA, LEGISLAZIONE AGRARIA, PODE-RE A MODELLO. )

CAPO SECONDOBasi della scienza.

§. 676. La scienza dell’ Agricol-tura, dice Thaer, riposa suII’esperienza( v. questo vocabolo ) , quindi da essaaltro non devesi esigere che le co^e pu-ramente spettanti ad una scienza pra-tica. I suoi primi principi! nascono dapercezioni avute per mezzo dei sensi ;ma quando ancora la esperienza tuttafosse interamente il resultato di questepercezioni, il loro sviluppamento nonsarebbe meno il resultato della scienza

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che l’opera dello intelletto. DifFatti, 1*esperienza non è unicamente il resul-tato delle percezioni de’ sensi, ma si èancora della riflessione e dell’ analisidelle percezioni. L’idea della causa Tquella che un oggetto neproduce un al-tro, è la base di qualunque esperienza.Ne risulta quindi, che qualunque espe-rienza è frutto al tempo stesso dellepercezioni dei sensi e dell’ azione del-1’ intelletto.

§. 677. E'proprio dell’uomo,^an-che più rozzo, allo sviluppamento deifatti tutto occuparsi della cagione cheli produsse. La causa di un oggetto de-ve essere effetto di un altro ; e questopure deve avere avuto un movente.Cosi l’uomo si fabbrica col suo intel-letto una concatenazione di cause este-sa quanto è possibile, e spesso si ab-bandona con la sua immaginazione on-de prolungarla, finché, perdendosi co-me in un caos, non trova più causa daassegnare a quelle che aveva egli me-desimo create. Questa ultima causa noila chiamiamo causa prima, forza mo-trice, e la facciamo provenire dalla na-tura, dalla divinità. Ma la causa chenoi crediamo prima non è altro che illimite del nostro intendimento : spessoquella creduta prima motrice si trovapoi essere effetto di cause più grandi.

§. 678. Dall’unirsi frequenti vol-te e dal succedersi degli oggetti , noiconchiudiamo che un fatto è la conse-guenza- o il seguito di un altro, e sic-come troppo facilmente noi siamo dis-posti a ravvisare in ciò che accadeuno effetto di ciò che lo ha preceduto,così diamo origine alla maggior partedegli errori. Sventuratamente non sihanno finora indizi positivi e generaliper distinguere ciò che è semplicemen-te effetto della successione del tempoda ciò che è prodotto da un’ altra for-za motrice.