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o levante. La pianticella si ripianta nelMarzo successivo, e gli si mantengonole poche cure che diremo.
§. 6. Le piante che voglionsi ave-re più sollecitamente, rare volte si se-minano al loro posto, ma in vece sul leta-miere, onde moltiplicarne le circostanzeche la fanno raddoppiare. Il giovine pian-tone si ripone in una terra preparata eben ridotta in esposizione di levante odi mezzogiorno, e si ricopre con la pa-glia o colla felce, per ripararlo del granfreddo, al quale esso è molto sensibile.In primavera si rimette al suo posto,e si annaffia copiosamente : quindi finoal suo fiorire questa pianta non esigeche le solide cure del doppio dissoda-mento e rincalzo. E d’uopo l’unirne in-sieme molti germogli, perchè produceun effetto tanto migliore quanto più co-piosi sono i suoi fiori, i quali poi tantopiù contrastano con le sue foglie.
§. 7. Le pianticelle a fior doppiosi moltiplicano dividendole in autun-no o alla fine dell’ inverno.
§. 8. In generale è d’avvertirsi cheper conservarle bene bisogna ogni annoin autunno rinnovellare le piante chepiù premono, e levare le foglie che so-no troppo vicine a terra.
Usi.
g. g. L’ Agrostemma coronariaforma un bell’ ornamento nei giardinialla fine di primavera e facilmente vie-ne di fior doppio. L’ Agrostemma om-brellifera e 1 ’ Agrostemma garofano sivedono pur qualche volta nei nostrigiardini.
§. io. L’ Agrostemma giltaione haforme eleganti, e fiori grandi infinità-menti varianti di colore dal rosso albianco, e perciò può adornar benissi-mo un giardino, e lo sarebbe certo ovefosse più raro. E dappoiché da questapianta si ha una farina, che è un amidobianchissimo, e quasi puro adoperaloDii. A Agr., Yol. III.
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per incollare la biancheria, e privo diqualità nocive, non si potrebbe con van-taggio seminare? Io rispondo con Boscnon ritenerla certo come cosa economi-ca, ma nondimeno capace di invitare ìcoltivatori a farne degli assaggi: in si-mili casi non devesi consultare che laesperienza.
CAPO TERZO.
Distruiione deir Agrostemmaghiaione.
g. io. E la Ghiaione da bandir-si e distruggersi dai nostri campi. Lacorteccia , e non però il grano, comecomunemente si crede, rende oscuroil pane, o sia lo macchia di punti ne-ri, e gli dà un po’ d’amarezza, però nondannosa; e la pianta, benché piccola, oc-cupa il posto ad altre, massimamenteove trova un terreno e le circostanzeche favoriscano la sua moltiplicazioneed il suo incremento.
g. 11. Quanto sia utile alla cam-pagna il liberarla dalla Ghiaione e dallaGramigna, non si può a prima vistanotare, ma è ben assai grande il van-taggio che ne ridonda alle biade , le cuiradici, non trovando più ostacoli, e ne-mici distruttori del loro necessario ali-mento, crescono assai meglio, e vie piùsi dilatano.
Alcuni agricoltori, dice Re, credutidei migliori per liberarsi da queste per-niziose radici, arano anche il terrenoleggiero più colto nel gran caldo d’ esta-te per espor le medesime al cocentesole, acciocché si secchino e non sienopiù capaci di vegetare. Operando in que-sta maniera credono di ottenere il brama-lo fine ; ma poi si avveggono di essersi in-gannali, mentre quello che desiderano nonsuccede assolutamente, stantechè le ra-dici riprendono con facilità il perdutoV]