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Volume terzo.
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125
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VIRGILIO

i a5

simile ai primi toechi damore, che provati una

volta, non si fanno mai più sentire colla stessa » 1 4vivacità, circoscritto dogni parte dai grandi

esempj dei poèti ' che lavevano preceduto , cuiera sommamente arduo leguagliare, e ignominioso^il rimanere inferiore, circondato altronde dalleregole e dai freni, che Aristotele avca già messiagl ingegni, Virgilio, abbandonato , dirò così,dalla natura già da altri afferrata, ò sforzato aprender tutto dall arte, e a crearsi collarte unaquasi nuova natura. Collocato in un secolo dal-1 eroico remotissimo, intraprende egli la suaopera in mezzo ad un popolo già padrone delmondo, già erede di tutte le arti, di tutti i lu-mi , e nel medesimo tempo di tutti i vizj deisecoli precedenti, in mezzo ad un popolo a cuiera impossibile di piacere senza molta delicatezzae molta filosofia. Frenato da. tanti ostacoli, os-servate lartifizio mirabile di questo ingegno.

Figurate un pittore che, presentatosi a farprova de suoi pennelli in concorrenza di eccel-lentissimi competitori venuti prima di lui, trovagià preoccupati i modelli e jnesi tutti i colori.Che fa egli? Non essendo in poter suo il crearnede nuovi, con finissimo accorgimento ne involauno a questo, uno a quellaltro, e sempre i piùbelli, e li rimpasta e li purga e li fa tutti pco-prii. Mette a profitto gli errori de suoi rivali,ne corregge i disegni, ne aflèrra tutte le bellezzefuggitive, le combina, le riordina, le ingentilisce