LEZIONE TERZA
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troppo fiacche paragonate a quelle dell’Iliade , eche la condotta di Enea verso Didone è vilis-sima, qualunque sia la necessità del destino che
10 forza ad abbandonarla.
Ma ci siamo noi dimenticati, che l’Eneide èpoema imperfetto , c che P autore medesimo con-sapevole di queste imperfezioni P aveva condan-nato alle fiamme? Faremo noi un delitto a Virgiliodi non esser campato abbastanza per correggere
11 suo lavoro? E quando pure l’avcsse pubblicatoegli stesso tal quale ci è pervenuto, dimandoio : la poesia greca , compresa quella d’Omero ,in tutta la sua magnificenza , ha ella niente diparagonabile al secondo, al quarto, e al sestolibro delPEneide? all’ episodio commoventissimodi Niso e d’Eurialo?
Omero è mirabile, io ne convengo, per losplendore e la sublimità delle imagini , ma nonaltrettanto per le profonde riflessioni dello spiri-to. Egli mi mette in delirio la fantasia, ma milascia quasi sempre il core tranauillo, e P uomosensibile ha più bisogno di piangere che di stu-pire.
Mi è avvenuto più volte leggendo il quartocanto dell’ Eneide di dover serrare il libro, echiudere gli occhi pregni di lagrime per gustartutta la voluttà della malinconia che m’ inspi-rava quella lettura. E veramente a me pare, cheniun poeta nè prima nè dopo abbia trattato ildolore con più veemenza ed insieme con piùdecoro c con più maestà.