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Volume terzo.
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l4a LEZIONE QUARTA

non solamente accordarono a Gorgia i cliiestisoccorsi, ma il forzarono a stabilirsi fra loro, ea piantar cattedra di Retorica. Tutti si diederofretta a prenderne le lezioni, e allora fu che sivide ne più bei giorni di Atene , nella città,sulla tribuna, sotto gli occhi di Socrate, di Pla-tone e di Demostene giovinetto, tra le paretimedesime risonanti ancora della divina facondiadi JPericle , tra le braccia stesse della pura e ca-sta eloquenza alzarsi una druda , che arrogantee superba, vantandosi di convertire in verità lamenzogna c in menzogna la verità , con ornatesentenze e con artifizioso ambito di sonore e vaneparole sedusse la moltitudine, salì in grande po-tenza, ottenne stipendj e 1 onor delle statue ei premi del valore e della virtù. Contro costoroprese apertamente le armi il più virtuoso ed elo-quente dialettico della Grecia , il figliuolo di So-fronisco, e la loquacità, larroganza, le dottrine,i costumi ne screditò, e li rese ludibrio de piùsaggi.' Ma dappertutto i saggi son pochi, e infi-niti gli stolti} e Socrate pagò assai care le suevittorie. La nuova maniera di ragionare dai So-fisti introdotta piaceva all orecchio del più in-sensato ed ignorante tra i giudici : il popolo, ei seduttori, gli educatori del popolo, i sacerdoti,avevano con grande loro profitto abbracciata laretorica de Sofisti coi quali fecer causa comune.Sdegnosi quegl impostori che Socrate col pa-ragone d una più sana eloquenza e duna mo-