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pcrch’ei vi facesse prove maravigliose dei suoi non comunali ta-lenti. Ma è da risalire al principio.
Gio. Batista Visconti, che gli fu genitore, condusse mogliespecialmente pel desiderio di mostrare altrui nella prole del mi-glior sesso, che da lei sperava, quanta forza si abbia sull’ uomol’educazione (6). Arrise il Cielo benigno ai puri e santi votidi questo raro uomo, e divenutone egli lieto, intese sollecitamentea compiere il savissimo suo proponimento.
Non rade volte interviene, che gli ottimi padri di famigliadestinino alcuno dei propri figliuoli, e più spesso il maggiore,a quella medesima professione, cui essi dann’ opera. Mentre inquesto figliuolo veggono il sostegno dei loro anni, che già s’inol-trano, han pure in lui medesimo un obietto continuo di dolcis-sima compiacenza. Paghi, che loro diasi lode per quello che han-no innanzi operato, 1’ applauso del presente tempo, e dell’ avve-nire sia pur tutto del figlio: e se per avventura conoscano, sèda questo esser vinti, il confessano spontaneamente, e oltre aldovere eziandio, e poi ne scuoprono l’interno giubbilo con te-nerissime lacrime: tanto affetto ha la provida natura infuso, atemperamento delle gravi sollecitudini, nel cuore di quelli chechiamar si sentono col dolce nome di padre. Non è adunque damaravigliare, che Gio. Batista Visconti, il quale era antiquario,il figliuol suo agli studi dell’antiquaria indirizzasse. Recar deepiuttosto stupore il metodo da lui adoperato, il quale assai fudiverso da quello clic comunalmente usavasi allora, e che perlungo tempo usossi di poi; uè è del tutto anche ai dì nostri di-menticalo.
La letteraria educazione esser debbo, a mio credere, solle-cita, e governata dalla ragione e dall’ amorevolezza. La facoltàche ha l’intelletto nostro di comprendere e di ragionare, inco-mincia a dispiegar le sue naturali forze per mezzo delle impres-sioni, che su lui fanno gli obietti esterni, e poi si affina mercèdegli abiti; i quali si acquistano per uso di operazioni, e perfrequenza di queste più si avvalorano.
La disposizione ad abituarsi a che che sia, non è in ogni
(6) V. Novelle letter. di Fir. an. 1755, col. 666.