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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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dro il grande ; quella dei Monumenti degli Scipioni, le due No-tizie delle statue, busti, e bassirilievi del museo di Parigi ; laDescrizione dei vasi dipinti custoditi nel medesimo; e tanti al-tri lavori, parte pubblicati separatamente, e parte in Raccolte e

colar monumento. Parla primieramente della corona di quercia, che cingela chioma del Nume , e dell’Egida, che all’omero sinistro se gli rav-volge. Ripete la prima dalle religioni pelasghe, le quali consecrarono aGiove il querceto dodoneo, come suo tempio; e svolge quello che ri-guarda la seconda, con copiose dottrine derivate dagli antichi scrittorie dagli antichi monumenti, conchiudendo con la seguente acuta e plau-sibilissima osservazione: E ben degno notarsi , egli scrive, come pressoOmero non si mentovi mai la quercia per arbor sacra di Giove, senzaaggiugnere al Nume l’ epiteto d‘ Egidarmato ; non per altra cagione, iocredo, se non per quella, che si l’ una, che l’ altra, han relazione aGiove come al Dio del tuono e del fulmine: la prima, perchè sembrare -sistere alle tempeste del cielo ; la seconda , perchè n è simbolo e gero-glifico. Se dunque la corona di quercia è precisamente propria di GioveEgioco, avvedutamente V artefice ne ha fregiato le chiome di questa im-magine, che tien V Egida raggruppata sull’ omero manco, quasi suo scudo.E perchè l’aria del volto è placida e lieta, congettura saviamente il Vi-sconti, che quelle insegne sian soltanto simbolo di potenza , non minac-cia di guerra e di distruzione. . . . Sicché potrebbe dirsi eh’ è un Giovevincitore , che mentre la letizia del trionfo si spiega sulla sua fronte,non ha egli ancora deposto l’armi della battaglia. Quindi dal vedersollevato il guardo, e mosso il capo verso la destra, arguisce che questoCammeo sia imitazione d’ un’opera d'arte , dove la figurasi mostrasseintera , ed in qualche determinala espressione ed atteggiamento. E a chital congettura spiacesse per riputar cosa indegna dell’ eccellente litoglifoil ritrarre nel cammeo una figura , che non avess’ egli da per se stessoinventata; risponde adducendo buon numero di esempi, dai quali si fapalese, che i più insigni incisori dell’antichità non Sdegnarono far co-pie dell’opere altrui. Con ciò chiude il Visconti la prima parte dellasua illustrazione. Propostosi, com’ è detto, di parlar nella seconda del-l'uso, a che potè esser destinato questo ricco gioiello, rammenta, re-candone esempi, che gli utensili per le sacre cerimonie del culto pub-blico, e gli anatemi o donarli, che solean riporsi ne’ templi, sovente discolpite e intagliate gemme veniano adorni; che costume era invalso didedicare tic’ templi le intere collezioni d’intagli c cammei , appellate Dat-tilioteche; e che alcuna delle superbe corone, che circonducali talvoltail capo de’ sacerdoti, si mostra negli antichi monumenti fregiata di si-mili cammei circolari. Il perchè egli fa congettura, che in alcuno deifamosi templi asiatici, e forse nell’ Efesino (nella qual città è tornatoin luceil presente cammeo) sia stato questo ammirato una volta, o fra do-narli del tempio, o nelle suppellettili sacerdotali. Trattando poi bre-vemente nella terza parte della qualità della pietra, giusta le teorie de-gli antichi, ripone questa tra le Sardoniche Arabiche, scorto da un passo