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gusto squisito, di clic natura gli fu liberalo, e ch’egli afforzò collacontinua e ponderata lettura degli ottimi scrittori nostri e dei la-tini; sì di quelli che dettaron lor opere, vivente la lingua, e sì dique’valentissimi che lor tcnner dietro nel secolo decimo sesto. Pa-rca che tutti ei gli avesse in ischiera avanti a se; con tanta facilitàe sì veramente ragionava dei lor pregi differenziati, e con tantaprontezza richiamava alla mente i luoghi più belli: dei quali peròmai non si valse ad intarsiarne i famigliari discorsi; nemico diquella vana pedanteria che opprime chi ascolta, e manifesta in-sieme la povertà deH’ingegno di colui che parla, il qual nulla dirsa che altri innanzi non abbia detto. A tanti c sì disgregati me-riti, quali son quelli di buon grammatico, di acuto filosofo, di esi-mio letterato e di scrittor soave ed elegantissimo in prosa ed inverso, aggiunse il Fiacchi il pregio assai raro della modestia; ondeposto in mezzo ad uomini periti in iscienze od in lettere, vedeasistare in silenzio, o interrogato, brevemente rispondere; onde prontoera sempre a ceder altrui; onde quasi bramava essere ignoto à sestesso. Ma appunto questa schietta e non artificiosa modestia gliaccrebbe rispetto e nominanza; sicché invitato fu spesso ad istruirnobili giovani e ad assumere incarichi onorevolissimi. Mao ricusòegli, lo che il più delle volte intervenne; o accettando, nello ese-guire sorpassò la richiesta. Tale udì essere, e tale spcrimentollol'Imperiale e Reale Altezza del granduca Leopoldo II nostro si-gnore, quando il chiamò in aiuto per preparare la splendida e piùche le altre emendata edizione delle Opere del Magnifico Lorenzo;edizione eie mentre è gloria al sapientissimo Principe, e bel de-coro alla città nostra, innalza le lettere alla speranza di veder rin-novellato il Mediceo patrocinio. E che il Fiacchi bene ogni parteadempiesse dell’ oflìcio onde s’era onorato, argomento ne abbiammanifesto nell’umanissima lettera, con che il benefico Sovranofe’ accompagnargli il distinto esemplare delle dette Opere, del qualesi degnò essergli cortese, nelle benigne parole che di propria manovi scrisse, e nel largo dono che generoso vi aggiunse. Ma lunga-mente non potè il Fiacchi andar lieto del segnalato onore; chè,pochi giorni trascorsi, vide l’ultimo di sua vita, il qual fu il vige-simo quinto del passato maggio: in tanta infelicità si ravvolgonole umane cose, che sovente è breve passo dal sommo gaudio alsommo lutto.