DEL FURO BONAPARTE.
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In questo libro diurno i disegni di un’Opera degna(per quanto ci pare) dell’ antica grandezza, e della pre-sente felicità. Quello che la greca eleganza e la romanamagnilicenza non vidde, avrà Milano (come speriamo)in un luogo solo ordinatamente disposta ogni manieradi edilìzi che ai comodi e ai diletti di popolosa e fio-rente città possono servire. E a questo luogo aggiu-gnerà splendore il nome immortale di Bonaparte Au-gusto; al quale dobbiamo d’aver potuto sorgere a tantoinsperata altezza di pensieri e prosperità di opere. Poi-ché avendo Egli colla vittoria di Marengo ricuperatal’Italia, volle che Milano ne godesse singoiar benefi-cio; atterrando la Fortezza che gli antichi Signori ave-vano alzata quasi giogo sul popolo: il quale, com’Eglicol valore rassicurava per f avvenire dalle offese deinemici, liberava colla sua umanità da ogni timore dimolesta dominazione. Per queste gloriose e liete ruinedel Castello di Milano si è aperto uno spazio amplis-simo ; al quale (considerando noi diligentemente) ab-biam trovato meglio d’ogni altra convenire la figura dicircolo, che abbia diametro di brtfbcia milanesi 1055, ciòsono metri circa 633.
Il circolo si apre da due parti: l’una guarda la cit-ta, la dove più strade convengono; l’altra è per diame-tro opposta, verso la campagna: ed ambe le aperture,