190 SULLE PITTURE D - INNOCENZO FRANCUCCI.
dovendo io disporre le istorie di questi dipinti, in chesono espressi tre articoli di quel grande sistema ove V an-tichità rinchiusegli ammaestramentidel vivere; convengo,o signori, brevemente rammentare la intenzione di queisavi. I quali avendo ben conosciuto come d'infelicità sonoall’ uomo cagione gli errori ; e come in errore cade tro-vandosi con partiti o scarsi o dannosi quando egli s’in-contra nuovo e soro agli avvenimenti, o s’inganna alleapparenze; vollero provvedere d’aiuto, proponendo adesempio con figure di favole i casi varii e tutte le formepossibili della umana vita e della civile. E ci chiarironoconi’è rarissima la virtù verace e perfetta, cioè l’abitomorale del buono, senza mistura di contrari : e comeas-sai fiate combattendosi e vincendo l’un l’altro i vizi, omescolandosi e temperandosi insieme, ne risulta un si-mulacro ed un’apparenza di virtù, che basta ad ingan-nare e spesso a contentare il popolo; al cui giudizioimprudente riesce troppo maggiore del vero il numerode’buoni, i quali al sapiente sono pochissimi. Inteseroancora ad insegnarci che in qualunque altezza di fortunala natura non muta; e che i principi (comunque partecipidi una divina potenza) siccome non possono fuggire lecorporali passioni, così delle morali nientemeno che tuttigli altri s’infermano. Perciò chiamando iddii e iddee i ree le regine; che al volgo paiono più lontani e quasi dis-formi dalla mortale condizione; in quelli posero tuttigli esempi sì delle sventure e sì delle colpe umane: at-tentandosi ancora a filosofare senza pericolo intorno ainumi, creature della fantasia; ciocché dei prepotenti re,a sdegnare facili, e alle vendette pronti, non ardivano.E voi, gentili donne che mi udite, non vogliate recarvia male se io semplicemente narrerò i concetti di quegliantichi, più filosofi che graziosi; i quali, curando sola-mente il vero di natura, non ebbero nè avere poterono