198 SULLE PITTURE I)’INNOCENZO l’HANCUCCI.
concia persona poetica simboleggiarono. Videro in unabellezza maestosa una castità che di superbia infinita simantiene; quale noi ravviseremmo per esempio nella vi-rile moglie di Odenato Seltimia Zenobia imperatrice deiPalmireni, o in Maria di Portogallo donna di AlessandroFarnese; o in quella figliuola di Filippo Terzo di Spagna ,la quale al confessore che la esaminava di amori lece ri-sposta, che in corte di suo padre non aveva mai vedutoaltro re. Questa superbissima castità essi la figurarono inGiunone : la quale tra gli dii trovasse degno di sua dime-stichezza solo colui che era a lei fratello, e a tutti impe-rava: per questo orgoglio, quantunque gelosa e vendi-chevole, non facesse mai fallo al marito infedelissimo ;per questa alterigia (contro l’usanza comune, che sì fa-cilmente perdona l’essere amate e richieste) divenissecrudele a cui manifestamente piacesse la sua bellezza; equindi col perpetuo girare della ruota ferrea, e col mor-dere d’immortali serpenti punita la folle temerità d’icsio-ne. Imaginarono anche un altro genere similmente rarodi pudicizia, in bella e nobile donna, ma non piacente;d’ingegno malinconico e austero, che non contenta aidonneschi esercizi, anche le arti e gli studi virili trat-tasse; e per quelle contemplazioni e fatiche, allontanan-dosi da ogni gaio piacere, disusandosi da ogni dolcezza,ne divenisse più severa e disamabile. E questa singolarepersona, della quale i nostri bisavoli videro una qualchesimilitudine in Cristina regnatrice degli Sueci, quegli an-tichissimi la nominarono Pallade Minerva; che ninno ma-rito volle, niuno amatore; non veramente amata mai dibuono amore, ma da alcuno ambizioso vanamente desi-derata: e Vulcano fu schernito de’suoi sforzi impudenti;e Tiresia acciecato per la imprudenza di vederla ignudalavarsi; l’ossequio, benché riverente, di Prometeo vennein sospetto e dispiacque, e coll’aquila divoratrice delle