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Volume I.
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SULLE PITTURE D' INNOCENZO FRANCUCC1. 1U9

viscere continua lu castigato. Col quale Prometeo inte-sero ad ammonire coloro che, addomesticati per occa-sione di studi colle signore, volessero trapassare i terminidell insegnare. E io credo che laggiù nella eterna dispe-razione col padre della scultura si duole David Ricci, evorrebbe non avere a Maria Stuarda parlato daltro chedi musica. Previdero ancora il numero non piccolo delledonzellette innocenti e povere, non bramose de piaceriche ignorano, incaute apericoli non temuti, preparatapreda alle voglie dei ricchi potenti; in mano ai quali ca-dute, passano a dilettarsi di ciò onde prima si spaventa-rono e piansero: ma poi nelluso della ricchezza fattesicure e baldanzose, non si lasciano vincere a temenza, a gratitudine verso lamatore che le trasse di miseria, che non osino desiderare più liberi piaceri; e non sidiano, talora furtivamente e talora insolentemente, a piùgradito amante. E i casi consueti di quelle descrisseroin Prosèrpina , chiamata dai Greci Kopii, cioè la fanciulla ,e ncpai/povi], Y arricchita. Invano la sospettosa madre lachiuse in una grotta: invano fu la guardia dedraghi.Trovolla, cogliente fiori per le amene campagne di Enna,il dio delle ricchezze: e bramolla. Non ascoltò Minerva(cioè la presaga prudenza) consigliante di non rapire lavergine. Rapida : poi colla guardia di Cerbero, orrendoe trifauce, gelosamente la custodì: e male tentarono ri-torgliela Teseo e Piritoo: e liberarla fecero impossibileanche a Giove i fati, dacché ellaveva gustato della mensadel ricco rapitore. Al quale però laverla fatta moglie ericca e regina tanto valse perchè ella stesse lungamentecontenta di lui, che appena comparve aregni sotterraneila bellezza di Adone, fu innamorata Prosèrpina ; e osandoinnanzi a Giove disputarne il possesso a Venere, vinsela metà della lite invereconda. In Venere bellissima, gra-ziosissima, amabilissima, e non punto severa; la quale