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Volume I.
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204 SULLE P1TTUIIE D INNOCENZO FltANCUCCI.

timo giudizio seguitò Ovidio , credente candidi come nevei cavalli del carro lunare: poiché, dove non repugni ma-nifesta ragione, si conviene massimamente compiacerealla vista ; alla quale riusciva certamente mcn gratolunico mulo, o il diverso colore in due cavalli, o loscuro in entrambi.

Aggiunse poi un fuor-d'-opra (siami conceduto for-mare questa parola come i Greci dissero 7rap-Epyov) nellasinistra del quadro in lontano, facendo una rustieale ca-panna, entrovi il fortunato Endimione dormiente, e conaffettuosissima grazia dalla dea cupidissimamente bacia-to. crederò che senza avviso ponesse il principio de-gli amori a colei nel mentre che il giovane dava a suoirozzi villani ammirazione di facondia; e penso che sen-titamente volesse ritrarre un costume di gentildonne cheparmi avere in molte notato: le quali accendendosi nel-lappetito di vigorosi e bene disposti corpi di umile na-zione, e vergognandosi pure un poco a quella bassezza ;vogliono parere invaghite di qualche lume dingegno chea loro sole sia discoperto. Della quale donnesca usanzaabbiamo assai notabile e fresco esempio, colei che sinoalla nostra memoria tanto dEuropa e di Asia regnò, no-vella Semiramide; la quale innamoratasi nella feroce ga-gliardezza di Gregorio Orlof, e dolendosi che nelluni-versale fosse dispregiato per balordo, quale essa mede-sima lo aveva molte volte innanzi schernito; prese un ad esaltarlo con lodi assai maravigliose, di ben reci-tare drami, pronto intendere, acuto ragionare: congrande fatica tenendo le risa gli ambasciatori di Polo-nia e di Francia , che diverso parlare ascoltavano ; clei conchiudendo che lOrlof, come buon fagnone, peringannare i cortigiani si faceva ad arte milenso.