SULLE PITTURE D’INNOCENZO FllANCUCCI.
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V.
Atleone: seconda pittura nella Viola.
E perdonerei a’ potenti le sciocchezze, s’elli fosseromeno ratti a trascorrere dallo sciocco all’ atroce. Volge-tevi ora a destra; mirate da vanissime cagioni crudelescempio. In quest’ altro dipinto ecco la disgrazia di Al-teone. Questa è in Beozia la valle Gargafia ; di terrenodisuguale, adorno di boschetti, interrotto da un fiumi-cello, del quale si formano qua e là isolette. La città,che nel mezzo, alle radici dal monte, lontana vedete, èMegara. Questa donna maestosa, nuda sino al mezzo,donde la cuopre un drappo di porpora, e sola fra tuttenuda ( sedente a destra del quadro, nel primo piano) chetiene appresso un turcasso pieno di strali, uno strale ininano, e nell’altra un arco; all’orgoglio, all’eminentestatura, al volto rosseggiante di sdegno la conoscete; èDiana. Colei che presso le siede, una sua fedele, par-lando le addita la feroce vendetta, che là (in un secondopiano, alla sinistra del quadro) si compie. Quivi due mi-nistre della dea aizzano tre cani, che si avventano adAlteone spaventato; il quale malamente di vane grida, edi un bacchio alzato, fa sua difesa. Narra la favola eh’ eglifosse dai suoi propri cani lacerato. Credo ad insegnarciche le avversità ci rivolgon contro gli stessi amici. Manon concedeva l’arte al pittore che potesse far conoscerei cani propri di Atteone , se quei lo mordevano. Peròdielli a ravvisare legandogli ad un albero, impediti disoccorrere al padrone: e mostrò visibilmente come nellesventure quei medesimi che hai nutriti ed accarezzati nonsi muovono ad aiutarti. Nel mezzo ( del primo piano) guar-date a queste due ritte, co’piedi nell’ acqua del fossato
GIORDANI. — I. 18