"200 SULLE PITTURE I)' INNOCENZO FRANCUCCI.
limpido, che poco si alza loro alle gambe. Costei, diecivolge le schiene, accenna colla diritta alla compagna ilcaso del giovane tebano ; e colei come impaurita sistringe in sè.
Ma dallo spettacolo molesto rivolgiamo la mentecolà dove a sollazzare si attende. Voltate 1’ occhio ad unsecondo piano elevato sulla destra del quadro; e miratequelle sei femirie, due sedute, quattro in piedi. Laprima delle ritte (più verso la mancina) coronata di el-lera; colla faccia alzata canta graziosissimamente; e iocredo che per poco non vi paia d’ intendere la soavis-sima voce: la sua vicina le si accompagna col flauto. Duealtre (più a destra) appoggiate 1’ una all’ altra come ami-che, tenendo in mano ciascuna un arco, stanno ad ascol-tare la musica. La prima delle sedute, comechè volga lereni, piega a noi leggiadramente la faccia, sonando la ce-tera; l’altra, sedendole a diritta, suona un flauto. A questebelle e giulive mostra che niun cruccio, nè forse noti-zia, pervenga di ciò che poco lungi fa disperatamentedoloroso il nipote di Cadmo . Così nella deforme scena chesi dice vita umana, stanno sovente le delizie degli uni ei tripudi presso alle angosce e ai gemiti degli altri: nè ifortunati compatiscono o curano degli infelici : finché altramontare del breve giorno, i vani gaudii e i lamentinon giovevoli confusamente disperdonsi nel buio silen-zio di notte sempiterna.
Vero è che non tutte le calamità, come questa adAtteone , vengono agli uomini da inevitabile fortuna: amolte andiamo incontro, o le provochiamo; e massima-mente lasciandoci trarre o da amore o da ambizione;perniziosissimi affetti, e quasi universale principio amolti danni, che l’uomo a sè medesimo fa, o da altripatisce. Al che utilissimo documento abbiamo espressonella loggia di levante; dal quale gli uomini di cuor