SULLE PITTURE 1)’INNOCENZO FHANCUCCI. 207
molle, e ad amare pieghevole, ed occupati in qualcheesercizio di buone arti, apprendano come non fa perloro impigliarsi con donne di avvenenza a molli deside-rabile; e come debbano ogni emulazione o di amore od’ingegno coi più potenti fuggire. Conciossiachè negliuomini buoni e addottrinati non possano capire le qua-lità e’vizi a cui la donna si rende cordialmente schiava:onde non rimanga quasi altro da aspettarne che beffe opiù gravi mali. I signori vogliono vincere ogni gara, epossono. Parecchi di loro l'anno ostentazione delle arti ;non perchè di cuore le amino, o veracemente in esseintendano; ma perchè, udendole generalmente lodate,non vogliono mancare di quella boria. Quindi vengonoinvidiando ai meno polenti e più ingegnosi; cui non vor-rebbero lasciare possessori di tale preminenza. Perciòai valenti nell’ arte portano odio, e guerra; più benignifavoreggiatori a’ mezzani ed intimi, da’ quali compranoa buon mercato le adulazioni. Di che i mediocri e’ cat-tivi artisti, non avendo profondo animo a sentire la di-gnità dell’ arte, e curando sozzi guadagni più che libertàe onore; li vediamo briganti e vili, e favoriti ; rare volteil sommo ingegno ha quiete, non che fortuna. Di tuttociò ne ammaestra la infelice avventura di Mursia conCibele e con Apollo .
VI.
Mursia con Ciòcie ed Apollo: terza pittura nella Viola.
Marsia, figliuolo di Jagnidc da Golena (oggi diciamoTricoma) in Frigia , fu gentiluomo di singolari virtù.Prese 1' amore delle arti dilicate dal padre; il quale fu ilprimo che alle lodi degl’ Iddìi nelle feste de’Grcci adope-rasse la musica. E a Marsia dovette molto quest’arte: