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Volume II.
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SUL QUADRO DI RAFAELLO : LO SPASIMO. 145

della luce nei pori della vivente pelle ; onde è dato allecarnagioni tanto rilievo : qui vede la nuda pelle di per-sone vive; nè già le apparisce (come negl’intagli meno(elici) quasi velata di sottil seta. Si vede qui serbataquella maravigliosa finezza del disegnare di Rufaello* nelle teste e nelle mani; che le fa parere piuttosto ungetto che fattura di pennello. Si vede se il Toschi stu-diò massimamente, e con lieto successo, a trasferirenella stampa quel pieno e sublime di espressione (ec-cellenza propria e divinità del Sanzi), quel visibile par-lare de’volti, sì vero nella condizione e nella passione diciascuno. Oh come le altre stampe di Rafaello mostranoesangui e smorte quasi ritratto di cadavere. Trovo in loroil corpo della invenzione e della composizione; cui niunainsufficienza d’incisore mi poteva frodare : grandi bel-lezze in vero; ma come di persona morta: la vita, ilmovimento, l’affetto, i pensieri mancano: questa sì vedoanimata, vedo piena di passione, e parlante con elo-quenza. Merita di aggiungersi che ci conserva memoriadi ciò che la pittura propria aveva perduto; poiché(senza alcune cose, specialmente il paese, annerite da-gli anni) la parte del quadro che da sinistra guardiamoera offesa di grave ingiuria ; non dal tempo, ma da igno-ranti o trascurati possessori; che l’avevano lasciata lun-gamente battere dalla sferza del sole; ond’erano scolo-rate e sparute le tre figure de’ satelliti : di che venne ilbisogno di que’ritocchi, i quali a’danni delle più eccel-lenti pitture sono sì ingiurioso rimedio. Però dovettePlncisore nella propria mente ritornare il dipinto a quelprimiero vigore che l’Autor gli aveva dato.

Gran pregi, signora Giulietta, abbiamo notati diquesto lavoro ; e bella vittoria di grandi e molte diffi-coltà : pur ci resta a considerarne di maggiori. Peroc-ché nelle imitazioni artificiose (come nella moral virtù)

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GIORDANI. — H.