PREFAZIONE
IX
p itoli berneschi, dimostra troppa più fedeche non comporti la tanto beffata da ta-luni, umiltà cristiana .
Alcuni punti della storia son forse ri-guardati in aspetto alquanto nuovo lad-dove toccasi di Pausania, di Cicerone , diNepotc, di Floro, d’Eutropio , di Mosè Co-renése, e d’Agatangelo , storici Armeni ; diPaolo Diacono , di Alartino Canale, autored’una Cronaca Veneziana. Venezia riguar-dano le osservazioni sul libro del Tiepolo,e quelle sulle relazioni che i Veneti Am-basciatori del secolo decimosesto lasciaronoscritte intorno alle cose di Francia . Il Paoli,il Dumouriez , il Botta, il Colletta, il Del-fico, il Sauli danno argomento ad altri ac-cenni storici, e così l’opera dei signoriSacchi, e la Biografia del Michaud. Di sto-ria letteraria, non letterariamente trattata,ragionano i brevi lavori intorno ad Omero e ad Esopo, a Cicerone e a ^Dionigi, aDante, al Boccaccio ed al Poggio. Delleorigini della letteratura italiana è detto aproposito del Fauriel , e aggiunto qualcosaa quant’egli diceva nelle sue lezioni. Piùpienamente illustrato il secolo decimottavoladdove è parola dell’Amenta e"del Becelli,del Gozzi e del Foscarini, del Facciolatie del Forcellini, dello Stay, del Cunich edello Zamagna.
Alla forma della vera eloquenza è ac-cennato in Demostene ed in Cicerone , edoffertine esempii del Grisostomo e di Leo-ne, e uno, notabile tra’ moderni, di MarcoFoscarini . L’Acerbi, il Bassani, il Miniatiajutano a meglio estimare quel che delSegneri è detto con libera riverenza. Infatto di poesia, a quel che discorrasi diSofocle e di Virgilio, di Tibullo e d’Ora-zio, non temo di chiedere che sieno con-giunte le illustrazioni ai canti popolari se-gnatamente di Grecia e di Serbia , in pa-recchi de’ quali sono bellezze comparabilia quanto ha l’arte più squisita e la piùfelice natura di più memorando. Il saggiodell’ampliato commento di Dante indicacome a dichiarare i concetti dei grand’in-gegni, segnatamente di quelli che molta
dottrina nutrì, giovi e bisogni attingerealle fonti alle quali essi attinsero di pro-posito, o delle quali s’aiutarono per tra-dizione insensibile e per la comune edu-cazione de’ tempi. I Cenni intorno al Pe-trarca e al Chiabrera, al Fracastoro ed alVida, uniti a quanto è discorso delPAlfieri,del Monti e del Foscolo , vengono a con-fermare i principii generali posti nelle notea Dionigi, negli articoli sul Gravina, sullasignora Saluzzo , e sul Vicino, nella let-tera a Luigi Carrai'. A qualche principiogeneralo si recano altresì i cenni intornoal Ricci, al Federici, al Marenco, al Baz-zoni e al Varese . In quel che è toccato delGellert, dello Schiller, del Gòthe , delloChateaubriand, del Byron e dello Shak-spearc apparisce che se taluno degli stra-nieri è da me riguardato con meno am-mirazione che da altri, questo non è senon per il paragone con altri stranieri almio vedere più grandi.
Quegli accorgimenti di stile che distin-guono il corretto e possente scrittore dallosvogliato e fiacco, e che occupano adessomeno che mai le cure de’ maestri, si ven-gono da me notando a proposito delle tra-duzioni d’Omero e di Virgilio, e di Bionee di Luciano; a proposito di Orazio e diCesare; poi del Casa, del Tasso e del Se-gneri. Per saggio dell’arte del correggerecioè del ridurre la dicitura a proprietà, aparsimonia e ad evidenza, noto variantidel Gozzi; e mi fo lecito di recare alcuniversi del Savelli in onore di Pasquale de’Paoli , quali furono da prima scritti, e qualili diedi io in luce, non altro quasi facendoche levarne i languori e le inutilità. Si-mili osservazioni di stile fo sopra scrittoripiù recenti, il Botta , il Barbieri, ilRicci, lo Zajotti; sopra tre scrittori fran-cesi, i signori Lamartine', Sainte-Beuve ,Montalembert ; sopra Tino Slavo ed un Gre-co. E qui dirò, non a consolazione (tristaconsolazione la compagnia de’ mali), maperchè riconoscasi come Europa tutta patisca di comuni mali , e abbisogni dirimedii comuni, dirò che l’arte buona