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PREFAZIONE
dello stile , anco altrove , in Francia siviene perdendo, per confessione de’ Fran-cesi stessi più veggenti ed onesti: ondol’imitazione delle cose di Francia , se noritornasse il vezzo, sarebbe più contagiosache mai.
De’ più che venti conienti, o saggi di co-mento, de’ quali è in questo libro un’idea,quelli a Teodoreto e a Basilio sono provagiovanile; più matura le note agli autoricristiani, i quali andrebbero comentati almodo declassici (come di alcuni pochi s’òfatto in parte) additando le fonti sacre ele profane, e, cosa negletta, i difetti dellostile e le bellezze maggiori. Del lungocomento ad Eunapio do un breve saggio,e altrove ne trasceglierò le osservazioniche più fanno alla storia della filosofia edalla analogia delle lingue. Ho toccato delloStewart, e a quel modo e in migliore,gioverebbe che uomini dotti dessero i prin-cipali filosofi italiani e stranieri. Ho dellodel Machiavelli , e gioverebbe che se-gnatamente degli autori più lodati ad-ditassersi le sentenze men che vere. Cosìnelle noterelle al Gozzi mi tenni in de-bito di correggere o temperare le propo-sizioni che sentono d’imitazione pagana ode’ pregiudizii' del tempo o delle piccolepassioni dalle quali nessun animo, perretto che sia, può andare libero in tuttoe sempre. Dell’applicare i concetti degliantichi a que’ de’ moderni, e de’ moderniagli antichi, e del dichiararli e contem-perarli a vicenda, ò una prova nei lavoriintorno a Dionigi e Arriano . Conientigiovanili e alla vecchia sono in parte quellisul Vannozzo e su Fedro ; più opportunie più nuovi sopra Orazio, Tibullo e Dante .Ai canti del popolo ho dedicate cure spe-ciali e minute, dove polrebbesi richiederepiù parsimonia, ma la stima non mi paresia troppa. Le note ai Ricordi di Mata-sala, semplice uomo Senese del dugento,e nelle relazioni venete quelle che riguar-dano le forme del dialetto, reputo non inu-tili alla storia della lingua.
Alla storia c alle proprietà della lingua,
e parte alle vecchie e nuove questioni,ma trattate più civilmente che letteraria-mente, riguardano gli scritti intorno alCanale e al Beicari, al Cesari e al Gherar-dini, al Lunati ed all’Ozanam. Quel ch’iodico del Dizionario italiano si commettecon quello che scrissi del dialetto sicilianonella lettera al signor Vigo, e del Corsonelle note ai canti di Corsica, e delle cor-rispondenze tra il greco antico e modernoc l’italiano , tra questo e il latino ed ilserbico. Della lingua possibile adottare datutte le nazioni slave, e segnatamente dellaserbica, quale è parlata in Dalmazia , dellaSapienza riposta nelle radici di questa lin-gua , della corrispondenza tra le radiciorientali e le serbiche, molte più cose sa-rebbero da dire ch’io qui non possa o nonsappia; ma le accennale da me possonoavviare gl’ingegni crescenti a studi! edutili e gloriosi.
Il vincolo di queste cose che nell’opi-nione di molti appaiono disparate , nellalettura si renderà tanto più sensibile ap-punto quant’esse appaiono più disparate.Cosi, peresempio,la letteratura profana, cheda certuni si reputa nocenle alla sacra, iocredo che di quella s’illustri c possa sem-pre meglio illustrarla; credo non casuale,ma sapiente e quasi profetico l’aggiuntoche Virgilio usa :
Primus Idumcas referam libi, Manina, palmas
accennante al misterioso vincolo tra le ani-me che'dcsiderarono e profetarono il Cri-stianesimo , e l’anima che l’ha presentito.Nè io posso pensare di Virgilio, che nonmi ricorra alla mente Alessandro Manzoni ;ingegno che non rifiuta i sussidii dell’arte,ma che sa dominarli con 1’ affetto sempreardente c semper tranquillo. Sebbene dellapresentò opera non sia l’assunto esaurirei temi, ma intorno a varii presentare ideoche mostrino la loro unità, ciò nondime-no , parrebbe a me colpa tacere di que-st’anima rara se lungamente non ne par-lassi in altro lavoro. E da esso possiamoapprendere come vadano amati c onorali,