Buch 
Dizionario d'estetica / di Niccolò Tommaseo
Entstehung
Seite
XI
JPEG-Download
 

PREFAZIONE

XI

senza imitazione servile, glingegni stra-nieri.

In que pochi stranieri a quali il mio li-bro accenna, si vedrà comio cerchi piut-tosto le corrispondenze fraterne che le me-morie ostili. Straniera a me non posso te-nere la terra ove nacqui, e che fu consorteallItalia per quanti secoli quasi la storiarammenta; chanzi può dirsi, glitalianitra loro avere aovate e sfogate inimiciziee guerre più atroci, che non glitalianico Dalmati; e la Dalmazia avere cooperatoalla civiltà dell Italia facendftlesi propu-gnacolo contro la barbarie ottomana, dan-dole, non dirò il De Dominis ed il Boscovic,ma Marco Polo, lispiratore di CristoforoColombo , c parecchie prosapie delle piùantiche al veneto patriziato.

Le parole intorno alla Dalmazia da mescritte in diversi tempi e condizioni divita, diranno se sia giusta e umana lac-cusa mossa a me di poco amor patrio dataluni che pongono lamor patrio nel ri-chiederlo, da altrui e starsene intanto avedere. Alla Dalmazia insieme e a Venezia pensavo nel raccogliere da Corfù que modiitaliani, che, in Venezia stesso forse per-duti, conservansi nelle Isole Jonie e sullecoste dalmatiche in quel ceto medio mo-desto e verecondo, che ò tuttaltro dallamoderna così detta borghesia, petulante,cupida e più boriosa della più boriosavecchia nobiltà. Qui vedrete che profonderadici avesse la civiltà veneta messe finne confini suoi ultimi ; vedrete modiincredibilmente conformi ai toscani, emirabile fratellanza degl italiani idiomi.Così raccogliendo dall isola di Corfù e dal-lisola di Corsica gli avanzi della linguaitaliana, improvvidamente sbandita (di chei posteri avranno pentimento); raccogliendoquecanti toscani e greci, che, nel paeseove nacquero poco curati, tra non moltosi dilegueranno come gli ultimi colori delsole già caduto, un esule infelice compivaun mesto ufficio ma sacro, egli pareva dub-bidire a quel detto in più sensi vero: racco-gliete ifranunenti rimasi,cliè non periscano.

Non sia maraviglia se ragionando dilibri recenti, io abondo più in quelli delVeneto , che fu lultimo mio soggiornodecenne, e a cui tanti legami mi strin-gono. Mentr io scrivevo mano mano quecenni, taluno veniva domandando qualfosse lintendimento mio nel lodare puregli elementi del bene, pur le speranzedel bene; dacché critica , in Italia più chealtrove, oramai significa maledizione. Allecostoro interrogazioni non meno cono-scenti che riconoscenti, io risposi se-guitando il mio cammino; e risposeroi fatti. Perché abbia io amato talvolta eser-citare il coraggio verso scrittori celebratiquando lammirazioneo imitazione di quelliparesse a me ne rispetti morali o civili piùche nei letterarii pericolosa; perchè sde^gnassi scagliarmi contro assalitori molestia me proprio , e non mi desse 1 animod usare severità verso uomini o dura-mente giudicati da altri o forse ancor piùduramente negletti; perchè tenessi debitea loro le lodi mie in quanto le meritasse-ro, serbando a tempo più maturo o a pri-vate lettere le ammonizioni e i consigli ;come e nel lodare e nel censurare io ri-fuggissi dalla timida o accorta lusingadelle passioni e dei pregiudizii dominantinel volgo dei prepotenti o per fama o perciarla o per audacia o per altro ; meglioche le parole mie, la mia vita lattesta, cla guerra che dai primi miei anni ai giàcadenti mi mossero uomini prepotenti oper fama o per ciarla o per audacia o peraltro. E se taluno abbisogna di dichiara-zioni ad intendermi , non abbisogna discuse a difendersi il mio nome la miacoscienza. Delle lodi date io qui tralascioquelle che non accennano ad un princi-pio generale, secondochè ho detto esserelintendimento della presente ristampa ;ma che questa, e non altra, sia la normaseguita da me, lo dimostra il dar luogoeh io fo alle lodi, altra volta meritate ,duomini i quali, non provocati, m die-serò senza riguardo alle intenzioni mie, agli esempi, alla sventura, senza