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AGAMI — ACERBI
quanto a spogliare la Chiesa , non so clic docu-mento storico avrà dalla sua. Là dove nell’ottavosecolo fa, suli’autorità di Paolo Diacono, le AlpiCozie soggette a’ Pontefici, e Genova , da Paolonominata , esclude da questo dominio , e’ nonvede che tale esclusione inferma l’autorità del-l’intera testimonianza. Se alcuni vescovi batte-vano moneta , e di qui si deduce che il papa al-tresì la battesse, sta bene; ma dal batter monetaal possedere sovranamente uno Stato, ci corre dif-ferenza. Se nel decimo secolo i papi davano ad al-tri il privilegio della moneta , le cose del decimonon fanno forza per ciò che spetta I’ ottavo. Con-cediamo che innanzi a Pipino qualcosa possedes-sero i papi; ma il potere sovrano neghiamo. E l’A-cami stesso, con lealtà ingegnosa, dimostra comes’abbiano ad intendere gli alti di quasi assolutapotestà che pareva esercitare quel che veramentegovernò, più che un brano d’Italia , l’universo, efu più imperatore de’Cesari, Gregorio il Grande.Se Roma fino alla coronazione di Carlo dipendevada Bisanzio di nome, a che cercare altre prove? SeOttone primo Romani possedit 4 ; se il popoloromano si sottomise a tre Arrighi-, se i messi diLodovico Pio condannarono i papi che avevano tolticerti diritti al monastero di Farfa: questi servonoa conchiudere che il papa non era re; governava,ma ad altro titolo. Ben si può dare , in un sensostretto , ragione all’oscuro Acauli, e in altro, piùlibero, all’illustre preposto. Le cose severe da que-sto dette alla corte di Roma voleva il conte ribat-tere; più zelante di Benedetto che sempre favoreg-giò il Muratori . Voleva; ma meglio fece a tacersi.
ACCANI AURELIANO
Stampò nel 1754 in Venezia un ditirambo ch’haper titolo il Roccolo, per soggetto i vini del con-tado di Vicenza sua patria: de’quali egli noveratrenta sorte pregiate; e diceche leviti di Francia ,di Spagna, di Grecia, d’Ungheria e d’altri luoghipiantatevi, fecero buona prova, e serbavano i nomituttavia dell’origine loro. Per questa particolarità,che importa alla storia e dell’agricoltura e dell’an-tichc comunicazioni tra popolo e popolo (più fre-quenti che nella presente vantata civiltà), rammen-tiamo il poemetto, del resto mediocre; con parolecomposte al solito modo, più bacchico che pinda-rico, e con istile e numero languidi. Lo stampònelle nozze d’una Ghellini che sapeva di linguevarie e di studii severi, quanto forse parecchiedelle viventi non sanno di studii leggieri. S’aspettal’Accani censure; ma promette non iscendere adaltcrcazioni ridicole e sciocche. Nega l’inviolabilitàdi certe pretese regole-, asserisce alle felici lom-
barde provincia il diritto di creare vocaboli. Diqui vedete che certe voglie di libertà, potendo ve-nire anco a’mediocri, non sono indizio d’altissimamente. Anch’egli, col Perticari, chiama il volgocorruttore de'nomi, come buon patrizio ch’egli era.Patrizio, e occupalo in professione (quale non so)che richiedeva olt’ore al giorno di studii profondi.
« A ristoro (par che dica egli) delle mie noje, foversi: Critici, non m’ammazzate. »
Nò l’ammazzarono, quando nel 1749 mise fuori,con altri, le Lagrime in morte di Pippo, cane vi-centino. Anche nel secolo nostro un cane vicentino ebbe per mausoleo una raccolta. Questo certamentenon è degli epicedii il più vile: ma non desideroche di qui a un secolo il Bacchigliene abbia dinuovo a ricevere lagrime tali.
ACERBI GIO. MARIA
Arciprete di Viiminore sul Bergamasco. Fra il1738 e il 1743 mise fuori parecchie opere ascetiche,le quali meritano osservazione, non tanto per ciòche sono in sè, quanto perchè olirono come la formaideale d’un certo modo di svolgere le idee reli-giose, modo che in tulle le parti della cristianitànon si è disusalo per anche. Più che no’ sommi,ne’mediocri talvolta si conosce lo spirilo d’un’età ;perchè i mediocri ci mostrano appunto lo stalocomune delle intelligenze , e posano in su quelpiano dal quale gli uomini rari, in più o in menoaltezza elevati, si dilungano. Leggendo adunque leTrenta considerazioni sull' inferno e sul para-diso deli'Acerbi apprenderete che il soggiorno deidannali , chiamalo anche tartaro e averno, è inmezzo delta terra, dove per natura del luogodomina rigidissimo il freddo; apprenderete comespasimeranno gli sciocchi dannati mille volte adogni momento, al vedersi rimirare daidemoniicon visi spaventosissimi, che in figura di leoni,d’orsi, di tigri, di serpenti, di draghi, di basi-lischi, di rospacci si slanceranno loro addosso,e diranno loro mille vitupera ; apprenderete comeil fetore dei corpi dannali sarà oltremodo ac-cresciuto dal fuoco sulfureo che con „ la den-sità del suo fumo puzzolente occuperà tuttaquella sotterranea caverna; oltre tutte le im-mondizie della terra che dopo il giudizio finalecoleranno laggiù, come in una sentina universaledi tulli i fetidumi; apprenderete come, sebbene *dannali saranno costretti a tracannar giù per lagota beveraggi amarissimi, piombo disfatto, pecebollente, cibi stomachevolissimi, non lascerannoper questo di patire una seie e fame arrabbiata;apprenderete come nel paradiso Iddio de’ tanti suoibeni riempirà l’anima, ch’ella sembrerà essere,come Dio , copia naturale ed espressiva delladivina essenza, un piccolo Dio . Non è da porrein dubbio la pietà del buon prete; se non che lapietà , a degnamente parlare di certi argomenti,