OMERO
Cenni bibliografici.
Il signor Belici era incerto di qual opera fran-cese fosse traduzione questa di Binduccio; ora iotrovo nel Montfaucon 2 questi due primi versid’una versione di Darete , eh’è nell’Ambrosiana diMilano , ed era già di Vincenzo Tinelli; versioneche al dotto Francese pareva del duodecimo secolocirca :
Salemons nos enseigne et dii,
Et s’il lil hun cn son écrit.
E Binduccio: « Salomone lo trasavio, ne inse-gna ed ammaestra in suo libro >.
Questa traduzione in versi, se stiamo a una notadel codice 233 della biblioteca di Monsieur, è la-voro di Giovanni di Meun fatto sulla traduzionein prosa francese dello scritto di Guido. Il passoche l’Argelati ne reca 2 corrisponde aneli’esso allatraduzione di Binduccio *, e dimostra insieme lafranchezza ed il senno del traduttore toscano: per-chè que’ due versi
Cist reis aveit un son fièreFiz de son pére et de sa mère ;
Binduccio traduce: questo Pelleus aveva un suofratello ; e non altro.
Vedete derivazione. Dal libro di Guido, la prosafrancese contenuta nel 2S3 della biblioteca di Mon-sieur; da questa prosa, la poesia del codice Am-brosiano , e da quella poesia, verisimilmente, laprosa di Binduccio di Siena .
Rosta a trovare l’autore e il traduttore dellaparte contenuta nella seconda metà del codice 43Magliabechiano , e potrebbesi più facilmente se siconoscesse meglio l’Ambrosiano citato , e i Fran-cesi che il Benci rammenta; non solamente quellode’ quali fornisce una qualche notizia , ma e glialtri sci dal numero lxiii al lxviii di cui nullasappiamo, e il ccccxci della biblioteca di Carpcn-tras. Poi lidi’indice dei manoscritti della reai bi-blioteca di Torino * è citato il titolo di una sto-ria di Troja , senz’ altro cenno. Gioverebbe cono-scerlo.
S’ aggiunge nuovo sospetto. L’Argelati cita un-codice della storia trojana con prologo diverso daquello che portano i codici noti. « Naturalmentela gente si diletta di vedere ... s: e dice che que-sto codice era nella libreria del marchese Gabriello
E qui Pandoro le palesa come la sua bellezza piacead un uomo
Olire misura, si che se ne sface.
1 l’alaeog., p. 138.
2 1, 341.
3 Ced. Magi., pag. 1 verso, col. 1.
4 T. II, pag. 238.
5 Argel., add. e correz. seconda, pag. 539.
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Riccardi, segnalo Iti, pug. 380. Il fatto si è chequeste appunto sono a un dipresso le prime pa-role del prologo che sta in fronte alla Fiorita diGuido pisano e alla Fiorita d’Armannino. Guidoda Pisa : ■ Tutti gli uomini , secondo che scriveAristotile nel principio della Metafisica , natural-mente desiderano di sapere ■. Armannino da Bo-logna : • Tutti gli uomini, secondo che dice Aristo-tile nel principio della Fisica, desiderano di sape-re ». Se dunq-ue sul detto codice di Guido noncade sbaglio, gioverebbe trovarlo (cosa non facilegiacché la libreria del marchese Gabriello Riccardiè altra cosa dalla Riccardiana), e vedere se con-tenga la storia nota del Giudice di Messina , o unacompilazione simile a quelle scoperte o indicateda noi. Certo è intanto che le due Fiorita d’Ar-mannino e di Guido, ben diverse tra loro, hannoa un dipresso la medesima introduzione: e chesiccome Guido da Pisa attinse da Armannino, cosìArmannino da Guido delle .Colonne trasse granparte di quel che narra' della guerra trojana.
A questo s’aggiunga il prologo diverso che daun codice francese di Guido delle Colonne trascriveil Benci : • Commetti il soit co&twne de mettreles cltoses par écrit .. , 5 »: c si vedrà che nontutte le varie lezioni di questo romanzo sono an-cor conosciute.
Ricapitoliamo. — Gli accademici della Cruscaaccennano due volgarizzamenti di Guido: il si-gnor Benci ne scoperse altri tre. Noi abbiamo tro-vato che questi tre da lui stimati volgarizzamentisono il romanzo medesimo accorciato, allungato,rimpastalo ; e che quello di Binduccio è cosa piùbella dello stesso lavoro del Ceffi. Abbiamo inoltrescoperto un nuovo compendio nel Gadd. 74, e partod’altro lavoro d’anonimo autore avvertita già pri-ma dal dotto bibliotecario della MagliabechianaFollini, jielle brevi illustrazioni del codice 46,pag.*i. àia cièche non era stato avvertilo finoraè la relaziono che il detto codice e il lavoro diBinduccio hanno con l'Ambrosiano accennato dalMontfaucon e dall’Argelali. Resta ora a esaminarepiù attentamente l’Ambrosiano suddetto, il 253della biblioteca di Monsieur, quelli delle biblio-teche francesi, quel della torinese , quello che ap-parteneva alla libreria di Gabriello Riccardi, c latraduzione spagnola .
L'antica e la nuova cavalleria.
Les institutions chevaleresques , cornine toutesles choses qui ont apportò quelque grand change-ment dans les afl'aires de ce monde, tiennent à deslois générales, qui decoulent de la nature de l’hom-me mème et de la sociélé: ellcs se montrent plusou moins évidenles dans toutes les époques oùI’huinanité, se trouvant ù l'élroit dans ses ancien-
3 Bibl. Mons. n. 233.