ORAZIO
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vecchio Nestore , delle frigio, sorelle! Ma se meritoè, da ogni campo saper cogliere ghirlanda ad Au-gusto , non è senza merito l’ode.
Semper usque, menses per omnes : pesante.Poi più sotto : semper urges Mysten, omnes an-nos, flevere semper. Properzio : lanrimis urgeresepulcrum: meno ardito del Nostro, ma pure im-proprio. Un sepolcro si può in qualche modo pre-mere (se non con una lagrima con altro) ; ma pre-mere, urgere un morto col canto!
Laborant. Dante : cui vento affatica.
Decedunt amores. Stentato, parlando del desi-derio d’un morto. Più semplice: Te, venientedie, te, decedente, canebut.
X. Informes . Meglio questo breve concetto chenon nell’ ode precedente il lungo non semper.Qui non molla è la vita poetica. La seconda strofaripete la prima. Troppe imagini nella terza, chedicono per 1’ appunto il medesimo. Il pensìer dellaquarta è ripetuto nell’ultima. Nell’ultima ritornaaltresì Rimaglile della prima. Il concetto d’ApoIloè freddo. Non bellezze rare, ma neanco difetti no-tabili come nell’ altra.
XI. Remittas. Sentenza da vile epicureo. Nonsemper. In tre odi il medesimo pensiero espressoin simile modo.
Luna . Male scelta l’imagine. La luna ritornapiena. Poi rubens non dice gran che.
sEternis. Altro calcio che 1’ epicureo lascia an-dare contro la verità.
Uncli. Quesla parola sciupa ogni imagine divoluttà.
Devium. Mi rammenta quel dell’ ode a Tinda-ride : device olentis uxores mariti. Lide stava dicasa alquanto lontano; che devius ha pur questosenso : e ha quel di sventato, o quel à’impervius;come in Properzio : devia limino.
La fine è leggiadra. Comincia coll’ esposizionegenerale del suo domma : nella seconda e terzastrofa ne reca le prove: le ultime danno la con-seguenza. La chiusa somiglia all’ode settima: mapiù languida.
XII. L’ultimo verso che può parer duro e lan-guido, esprime a maraviglia l’impetuoso tremitodell’ amore.
XIfi. Le digressioni che Orazio prende talvoltaper non saper che dire, i retori le chiamano cosaispirata. Se l’ispirazione consiste nel dimenticarequel che s' è prima detto e che più ci moveva, iretori avranno ragione. Ma se la passione ribattesempre il suo punto, ognun vede che s’abbia apensare dell’affetto d’Orazio . Il pericolo di moriredoveva ad un epicureo fornire argomento d’un’ode:ma l’argomento non era lirico: ond’egli comin-cia dall’albero, e finisce collo bestie d’Orione: co-mincia da un’ invettiva, e finisce nelle lodi d’Alceo ,buona memoria.
ille et. L’ode contro I’ aglio ha simile coinin-ciamento.
l’arlitos. Sempre adulatore. Ma capita poi 1 ’exa-ctos tyrannos.
Dibit. Strofa di grande bellezza. Demittit atras;recreantur angues : modi polenti.
XIV. Eheu, Principio che fa paura. Chi s’aspet-terebbe la moralità dello spendere il tempo in berevino?
Languido. Tranne questa parola potente, il re-sto è luogo retorico. Nella precedente Cerbero, leFurie, Prometeo, Tantalo, Orione; qui Plutone ,Gerione, Tizio, Sisifo , lo Danaidi.
Pontificum. Ecco il soggetto della predica: tubai del buon vino; giacché siamo mortali, bevia-molo insieme.
XV. Non potendo dir male del principe, dicemale de’lristi effetti e delle cagioni del principato.Augusto si gloriava morendo di lasciar Roma mar-morea. Vero. Invecedegli uomini ci mise le pietre.
XVI. Comincia colle solite enumerazioni. Que-sto Pompeo Grosfo è raccomandato in un’ epistolaad fccio.
Nota il sordidus tanto conveniente a cupido.Lento risu : è il sorriso del saggio.
Abstulit. Fine pensiero. Achille muor giovane,ma famoso. Titone decrepito, ma imbarbogito.
Libro III.
XVII Le prime due strofe spirano affetto. Vietipoi il cortigiano. Del resto la quinta epistola dellibro primo dimostra non tanto il coraggio d’Ora-zio quanto 1’ affetto eh’ aveva a lui Mecenate.
XVIII. Non. A questi tanti no» potrebbe talunorispondere: lo sapevamo. Oro, avorio, travi d’I-metlo, colonne d’Africa , eredità d’Atalo, porpore:bastava di tante cose una sola.
Pauperemque. Di questo sopra ogni cosa Ora-zio si compiaceva.
Certior. Un palazzo l’hai all’altro mondo dicerto. •
Fidis. Il principio e la fine son cose comuni: mada al fides a natos, poesia vera.
XIX. Forse in qualche solenne convito sarà stalacantata quest’ode, tutta lirica. Nota segnatamentela strofa seconda.
Cerberus. Qui la bruttezza di Cerbero è comeabbellita dalla mansuetudine nuova. L’impeto cheporta il poeta, non gli lascia vedere la deformiladegli oggetti.
Nella quarta strofa toccansi le pene de’ nemicidi Bacco; nella quinla e sesta la potenza del vino;nella settima negasi che’l vino ammollisca; nellaottava adombrasi come il vino prolunghi la vita.Ogni cosa con impeto e velocità risonante.
XX. Dcedaleo odor. Questa dieresi tende laforza del volo. Virgilio: Ter sunt conati: impo-nere Pelio Ossam.
Visoni. Altrove: Deferar inviami vcudentemOms et ndores.