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Dizionario d'estetica / di Niccolò Tommaseo
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ORAZIO

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vecchio Nestore , delle frigio, sorelle! Ma se meritoè, da ogni campo saper cogliere ghirlanda ad Au-gusto , non è senza merito lode.

Semper usque, menses per omnes : pesante.Poi più sotto : semper urges Mysten, omnes an-nos, flevere semper. Properzio : lanrimis urgeresepulcrum: meno ardito del Nostro, ma pure im-proprio. Un sepolcro si può in qualche modo pre-mere (se non con una lagrima con altro) ; ma pre-mere, urgere un morto col canto!

Laborant. Dante : cui vento affatica.

Decedunt amores. Stentato, parlando del desi-derio dun morto. Più semplice: Te, venientedie, te, decedente, canebut.

X. Informes . Meglio questo breve concetto chenon nell ode precedente il lungo non semper.Qui non molla è la vita poetica. La seconda strofaripete la prima. Troppe imagini nella terza, chedicono per 1 appunto il medesimo. Il pensìer dellaquarta è ripetuto nellultima. Nellultima ritornaaltresì Rimaglile della prima. Il concetto dApoIloè freddo. Non bellezze rare, ma neanco difetti no-tabili come nell altra.

XI. Remittas. Sentenza da vile epicureo. Nonsemper. In tre odi il medesimo pensiero espressoin simile modo.

Luna . Male scelta limagine. La luna ritornapiena. Poi rubens non dice gran che.

sEternis. Altro calcio che 1 epicureo lascia an-dare contro la verità.

Uncli. Quesla parola sciupa ogni imagine divoluttà.

Devium. Mi rammenta quel dell ode a Tinda-ride : device olentis uxores mariti. Lide stava dicasa alquanto lontano; che devius ha pur questosenso : e ha quel di sventato, o quel àimpervius;come in Properzio : devia limino.

La fine è leggiadra. Comincia coll esposizionegenerale del suo domma : nella seconda e terzastrofa ne reca le prove: le ultime danno la con-seguenza. La chiusa somiglia allode settima: mapiù languida.

XII. Lultimo verso che può parer duro e lan-guido, esprime a maraviglia limpetuoso tremitodell amore.

XIfi. Le digressioni che Orazio prende talvoltaper non saper che dire, i retori le chiamano cosaispirata. Se lispirazione consiste nel dimenticarequel che s' è prima detto e che più ci moveva, iretori avranno ragione. Ma se la passione ribattesempre il suo punto, ognun vede che sabbia apensare dellaffetto dOrazio . Il pericolo di moriredoveva ad un epicureo fornire argomento dunode:ma largomento non era lirico: ondegli comin-cia dallalbero, e finisce collo bestie dOrione: co-mincia da un invettiva, e finisce nelle lodi dAlceo ,buona memoria.

ille et. Lode contro I aglio ha simile coinin-ciamento.

larlitos. Sempre adulatore. Ma capita poi 1exa-ctos tyrannos.

Dibit. Strofa di grande bellezza. Demittit atras;recreantur angues : modi polenti.

XIV. Eheu, Principio che fa paura. Chi saspet-terebbe la moralità dello spendere il tempo in berevino?

Languido. Tranne questa parola potente, il re-sto è luogo retorico. Nella precedente Cerbero, leFurie, Prometeo, Tantalo, Orione; qui Plutone ,Gerione, Tizio, Sisifo , lo Danaidi.

Pontificum. Ecco il soggetto della predica: tubai del buon vino; giacché siamo mortali, bevia-molo insieme.

XV. Non potendo dir male del principe, dicemale delristi effetti e delle cagioni del principato.Augusto si gloriava morendo di lasciar Roma mar-morea. Vero. Invecedegli uomini ci mise le pietre.

XVI. Comincia colle solite enumerazioni. Que-sto Pompeo Grosfo è raccomandato in un epistolaad fccio.

Nota il sordidus tanto conveniente a cupido.Lento risu : è il sorriso del saggio.

Abstulit. Fine pensiero. Achille muor giovane,ma famoso. Titone decrepito, ma imbarbogito.

Libro III.

XVII Le prime due strofe spirano affetto. Vietipoi il cortigiano. Del resto la quinta epistola dellibro primo dimostra non tanto il coraggio dOra-zio quanto 1 affetto eh aveva a lui Mecenate.

XVIII. Non. A questi tanti no» potrebbe talunorispondere: lo sapevamo. Oro, avorio, travi dI-metlo, colonne dAfrica , eredità dAtalo, porpore:bastava di tante cose una sola.

Pauperemque. Di questo sopra ogni cosa Ora-zio si compiaceva.

Certior. Un palazzo lhai allaltro mondo dicerto.

Fidis. Il principio e la fine son cose comuni: mada al fides a natos, poesia vera.

XIX. Forse in qualche solenne convito sarà stalacantata questode, tutta lirica. Nota segnatamentela strofa seconda.

Cerberus. Qui la bruttezza di Cerbero è comeabbellita dalla mansuetudine nuova. Limpeto cheporta il poeta, non gli lascia vedere la deformiladegli oggetti.

Nella quarta strofa toccansi le pene de nemicidi Bacco; nella quinla e sesta la potenza del vino;nella settima negasi chel vino ammollisca; nellaottava adombrasi come il vino prolunghi la vita.Ogni cosa con impeto e velocità risonante.

XX. Dcedaleo odor. Questa dieresi tende laforza del volo. Virgilio: Ter sunt conati: impo-nere Pelio Ossam.

Visoni. Altrove: Deferar inviami vcudentemOms et ndores.