GRAZIO
resia la satira degli uecellalori di teslamenli, chenon gridare contro la costoro ribalderia il grido diGiovenale .
Turdus. Ridicolo cominciamonto fa questo lur-dus in capo al verso; e rammenta la predica diCazio che comincia dall’ova. Grandi bellezze, te-nui sermone perdette , non notate dai più. Ag-giungi quel leggiadro devotet che impenna l’alial tordo donato al vecchio merlo, e quel venera-bilior lare dives, che nell’ armonia stessa ha nonso che satirico.
Quamvis. I quamvis di questa satira son co-mici proprio. Quamvis l’uomo sia virtuoso, sen-z’oro non vale: quamvis il veccnio ricco sia fra-tricida, egli è più venerabile de’Penati: quamvistanto furfante da chiamare in giudizio a torto mar-cio un buon uomo, codesto nulla fa s’egli non hafigliuoli nè moglie feconda. Aggiungi il quamvisdella canicola, e il quamvis di Penelope.
Conspuet. Io leggo Juppiter , non Furius. Lasatira sta non nel nominarlo, ma nel recare il suoverso.
Cubito stantem — adnabunt — casus puerumegerit. Bellezze.
Magnus. Nota che il verso in cui finisce la loded’Augusto , comincia la satira di Corano . 11 ma-gnus dell’imperatore corrisponde al procera dellafiglia di Nasica.
Mulier. Esaurisce proprio il suo tema: che nellesatire e nelle epistole fa quasi sempre. E di radoeccede.
Espugnare . .. trade ... guslavit ...ut canismodi originali. Il cuojounto gli rammenta il fat-terello dell’unto cadavere di vecchia trista. Gliera il punto di convertire l’insegnamento in nar-razione per cansar la soverchia uguaglianza.
Non sileas. Il supremo dell’arto.
Obsequio grassare — carum caput — vigilans.Ogni cosa mirabile.
Sepulcrum. L’arte di Tiresia accompagna il po-vero vecchio di li dalla tomba.
Vai eque. E Ulisse non parla più. Egregiamente!
VI. Schietto e franco cominciamento.
.Si ncque. Periodo pieno e limpido.
Ambilio. Ben fa ad accoppiare l’ambizione colloscirocco e collo terzane.
Aquilo. Anco il sermone ammette e vuole i suoiornamenti.
Concedere. Facezia: ben coronata da quel so-vrano Ortis! E queste sono apostrofi che i luoghirettorici non insegnano.
Inertibus. Ecco l’epicureo.
Procaces. Fa piacere vederlo cianciar co’ suoiservi.
Incipit. Non è digressione, ma parte viva dell’as-sunto quel porre, per più varietà, la favola stessain bocca di Cervio.
Sollicilus. Ardito, ma bello.
ilusticus. Narrazione piena d’arte, di proprietà,Diz. Est. Parte Ani.
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di precisione, di sale. T’affezioni a quel topino siparco, sì ospitale , sì riguardoso, sì docile ai pre-cetti della filosofìa. Le frasi umane acconciate conmaestra eleganza a duo topi. L’orazione del topocittadino è la parodia delle aringhe e delle filoso-fie cittadine.
VII. Jamdudum. Stalo un pezzetto ad ascoltareall’ uscio, entra e dice.
Pars. Per buffoneria quasi carnevalesca fa filo-sofare il suo servo.
Justa. Tremendo epiteto.
Ras oplas. Dunque non vero quel dell’ epistola :.ile constare mihi scis et discedere tristem Quati-documque trahunt invisa negolia Romam.
Oleum. Ep. 1, 14. Quem tenues decuere toga;nitidique cupilli.
Fortassis. Questo forse è bellissimo. E quel por-liuajo di Crispino cli’è il professore di Davo, nonè egli una satira de’filosofi e della filosofia ? Gli ècome porre in bocca al bidello un pezzo di lezionedi professore ciuco.
Non es quod simulas. Eloquente brevità.
Altercante. Sentesi nel verso il contendimentoed il tremito del desiderio nella paù'ra.
Illa tamen. In un verso è difesa la donna.
Quamvis. Quanta forza iusino alla fiuel 1 rim-proveri l’un l’altro s’incalzano.
Ruit. Nola la collocazione delle parole, e la posadel verso.
Urget. Questi due versi valgono.più dell’interosonetto :
Sì traviato è il follo mio desio.
Vili. Satira crudele e pettegola, e non da uomodabbene.
Attica virgo. Tratto degno d’Orazio ; corno ilfervida quod, e l’ut si filius.
Porrecla. Nota la posa.
Lucanis. Sente l’amore de’luoghi ove nacque.
Epistole. Libro 1.
I. Rude. Ecco il figliuolo de! libertino.
Purgala La ragiono che in purgato orecchiobisbiglia, suona chiaro; ma in orecchioni sudicidt roccia, non può.
Ut nox. Quante e che varie cose accumulate inun solo costrutto !
Caruìsse. La miseria umana fa consistere la sa-pienza nel positivo non tanto, quanto nel negati-vo. E questo è della teoria non meno clic dellapratica.
Ne cures eti. S’avvicina alla sapienza evangelica.
Ut propius spectes. Verso dell’alta commedia.Le utilità della ricchezza, Orazio riduce al dirittod'un miglior posto. E dove? AI teatro. E perchè?Per vedere i drammi di Puppio lagninosi. Non saise lagrimevoli insieme.
II Plenius. Ecco l’uffizio del poeta: dire il bene,
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