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Dizionario d'estetica / di Niccolò Tommaseo
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Oli AZIO

Potiorc mclallis liberiate,. Altrove: Nec Oliadivitiis Arabum Uberrima mula. E laltro:Quid est libertas, nisi ut cor purum et firmumgestitesi Verso che vale più duna intera tragedia.

Improbus. Vale in latino, malvagio, vile, infa-me, petulante, osceno, deforme, frodolento, insa-ziabile. Significati acconci ad uomo che non sa colParini dire : Me ... nudo accorrà ...

Si pede major. Verso sovrano.

XI. Nulaque. Conosciuta da te, e conosciuta perfama.

Penula. Tutte le similitudini di questa stannoin sul caldo, o in sul freddo, o sui venti.

XII. Vel. Codue vel tempera un pola botta.

Qua) mare compescanl. Nel secondo delle Geor-giche è unenumerazione simile, con bellezze pro-prio di quellanima delicata. Qui nota il verso:

.Quid velit aut possit rerum concordia discors.

Seu pìsces. Grazioso dilemma,e faceto passaggio.

Vilis. Mio buon cortigiano, se intendi di quegliamici che dicon damarti, molti ne comprerai.

Ne tamen ignores. QuandOrazio scriveva, glistava sempre in mento di far leggere a Mecenatee ad Augusto le sue bagattelle. Nota però quanlecose, e quanto leggiadramente dette.

XIII. Si denique poscet Altrove: Nisi dextrotempore, Flacci Verba per attentam non ibunlCcesaris aurem.

Victor. Parole di fine facezia, difficili a tradurrec a sentire.

Ut rusticus. Questo ammontare comparazionigiocose, aggiunge agilità e gajezza al pensieroprincipale.

Ne narres. Codestè il vanto di molti, che nelmondo non fanno altruffizio che di somieri.

XIV. Mihi me reddentis. Petrarca : « Quei dolcicolli ovio lasciai me stesso

Ttes. Comprende anco i servi, elierano in contodi cose.

Immunem. Dallepistola settima pare ehancoa Mecenate Cinara piacesse: e forse per questaragione sarà Orazio piaciuto a Cinara. La quale ,come dallode XIII del IV, morì giovane e bella.

XV. Musa. Il figliuolo del libertino ha per me-dico il medico di corte.

Io non so come si possa dir male delle paren-tesi. Come avrebbe qui Orazio potuto dir lanlecoso? Prima di condannare questepistola si pro-vino i censori a rifarla, e dire altrettanto in al-trettanti versi e senza parentesi.

Mulandus. Questi quattro versi, confessiamo, sonlanguidi.

Spe divile. Parentesi potente.

Menius. Che ci ha che fare Menio con Musa?Osserviamo che questepistola prende di mira il Ilusso delle ville romane, del quale in molti luo-ghi parla. Paragonaci dunque codesti signoronia quel Menio che nella satira Vili del I, e nella I '

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del II, egli nota col titolo di buffone. E siccomecostui tutto il suo consumava nel ventre, costorocosì nelle ville. E siccome nellepistola oliava diquesto libro, volendo fare un sermoncino a Celsoe lo fa sotto il velo duna confessione depropriipeccati ; così qui pure domanda (pens io), per sequelle cose che i detti signorotti aman sapere pri-ma che vadano a villeggiare in un luogo. La fine,che tocca delle ville in genere , conferma il pon-sier mio.

Nimirum. Non è Menio, come fin qui, ma'Ora-zio che parla, e pone a in bocca il discorso chevuol biasimare. Io sono, dieegli, come Menio:guardo al mio ventre; e però vo sapere quee sithyems: e tu sei degno di scriverle queste cose; cio debbo crederle a te. Botta che viene a Vaia.

Fortitcr. Comico.

XVI. A un Quinzio Irpino va lode seconda dellibro secondo.

Loquaciter. Non tanto : ma forse lo dice per fareingojare a Quinzio lamara medicina ehè in fondoal vaso.

Continui montes. Pittura rapida, e però viva.

Neve poles. Verso sovrano.

Tene magis. Ingegnoso e difficile a dire: e comebrevemente detto.

Si clamet. Argomenti dal contrario, potenti, chela logica non insegna.

Qui consulta. Risposta di Quinzio, o dun ter-zo: non ci cade dunque linterrogativo.

Sum bonus. Quanta vivacità in questo dialogo !

Sabellus. Non lo nega come Orazio , ma comediscendente degli 1 austeri Sabini.

Tribunal. Parlando dellipocrisia, pare Invogliacollocare nel foro.

Pillerà. Epiteto pien di sale.

Qui melior. Dafurfanti in comune discende pe-culiarmente agii avari. E dallode del 11 parcelleQuinzio fosse davarizia macchiato.

Obruitur. Rammenta i pesi che voltano col pettogli avari nellinferno di Dante .

Linea. Del quadro, e dello spazio.

XVII. Amiculus. Gentile il modo; vile lassunto.

Sipranderet. Leggiadro dialogo. E Aristippo c

Diogene avevano e ragione e torno. Nessun dedueseguitava la vera via di piacere a principi, dipiacere a slesso; onde potevano francamentesbeffarsi.

Non cuivis. Similitudine ingiuriosa. Corinto ei grandi!

Virililer. Questi cinque versi fanno dOrazio untroppo nero ritratto, e vorrei poterli annunziare,con qualche codice alla mano, intrusi.

Pasci- Nola le similitudini ignobili di questaepistola : siccus ad unclum dividilo munerequadra corpus adire Corinthnm me-retricis acumina frado crure. La satira diquesta epistola sla nelle similitudini sue. E i pa-ragoni dellidea exlnndunt veritalem.