Vera idea della guerra.
Dant alios Furiae torvo spectacula Marti-Eredità di peccato e di pena.
Negligis immerilis nocituramPostmodo te natis traudrai comminerò? Fors etDebita jura, vicesqite superineTe maneant ipsum.
Nella voluttà, comechè turpe, entra sempre l’amore.
. Veneremque, et itti
Semper haerentem Puerum ....
Ineguaglianza di matrimonii e d’amori.
Sic visum Veneri, cui placet imparesFormas, atque animos sub juga ahenea
- Salvo mittere cum joco.
L’acredine nella donna è quella che, quando giun-ge ad innamorare un’anima volgare, più tenace-mente la lega.
Ipsum me melior quum pelerei Venus ,
Grata delimiti compede MyrtaleLibertina, fretis acrior Iladriai
Curvantis Calabros sinus.
Stolta idea delle cose mondane.
. Dine apicem rapax
Fortuna cum stridore acutoSustulit, hic posuisse gaudet.
Presenza che vale potenza.
Prmsens rei imo tollere de gradu.
Materialità d’espressioni.
Mortale corpus.
Fortuna di mare: frase che attesta ancora l’opi-nione antica.
.le dominam wquoris.
La necessità messa innanzi alla fortuna indicavaad Orazio la fatalità delle cose, a noi la immula-bile provvidenza.
Te semper anteit saeva Necessitas
Te spes .coiti.
Epiteto della corruzione.
Omnes in Damalin putresDeponent oculos .
Epiteto della smodata speranza.
. quidlibet impotens
Sperare ..
Simili esercizii facendo poi sopra Dante , m’ac-corsi di quante verità la religione cristiana ci aves-se largito il retaggio; verità intravedute sì dallacoscienza del genere umano, ma dubbie, ma con-fuse ad errori, ma disgregate tra sè. Ben è veroche Dante è tra tutti i poeti, dopo la Bibbia , il
più cristiano, vale a dire il meli falso ; e un sololo vince di verità morale , un Italiano , un vi-vente: Manzoni . Questa è sembrata e sembrerà be-stemmia esecrabile a molli : tanto più credo miodebito il dirla.
Questi medesimi studii con intendimenti filoso-fici tentando al modo del Vico , raccoglievo dol-cissime verità ; e per esempio 1’ usar che i Latinifacevano operavi, o facere per sacrificare, ni' in-dicava che la religione agli antichi era 1’ azioneper eccellenza ; e il modo sic se res habet midiceva che la realità possedè in certa guisa sèstessa , ha in sè la ragione di sè , d’ onde viene,che la verità somma, cioè ragione di tutte e unica,è Dio . E così dall’ origine di cogitare (co-ago) ;e dal modo aliler atque deducevo il tendere clicin ogni pensiero, sino in quel delle differenze, fal’anima all’unità. Dall’etimologia di privato, de-ducevo l’egoismo essere negazione, imperfezione.E così discorrendo.
La satira dell’ importano.
Di Via sacra i’ men già siccome soglio,
Certe baie pensando, e tutto in quelle :
M’intoppa un tal, di nome a me sol noto,
Per man mi piglia : e, gioia mia, che fai ? —Bene.... cosi.... rispondo,... c in gioia sii. —Com’e’ s’ attacca, io fo : Vuoi nulla? — Ed egli:Tu sai chi sono ; un uomo dotto. — Ed io :
Ci avrò più gusto. — Invan cerco sgusciargli ;
Ora corro, or mi fermo, or nell’orecchioBisbiglio al servo: e infino alle calcagnaCola il sudore ; e penso oh te feliceBollano, e la tua stizza I Egli cianciavaLodi di borghi e di citiate : io zitto. —
Tu vuoi scapparmi ; io già lo veggo, esclama :
Non farai nulla ; i' ti terrò ben dietro.
Dove vai ? — Non occorre scalmanarti :
Cerco un clie non conosci ; e’ sta dagli ortiDi Cesare, lontan, passato 1’ acqua. —
Non ho che fare, e ho buona gamba : vengo. —Chino gli'orecchi, come ciuco afflittoDa maggior soma. Ei fa. — S’io ben m’estimo,
Tu non Visco terrai non Vario amicoDa più di me. Chi far più versi a un trattoE chi menar più morbide carole ?
E d’Ermogene il canto invidia al mio. —
Era qui luogo a domandare : Hai madre,Congiunti a cui prema di te ? — Nessuno.
Tutti li sotterrai. — Felici I io resto.
Finiscimi. Una vecchia ne’ SabelliDisse trista ventura a me fanciullo,
E l’indovino bossolo scotca :
Te non veleni, acciar nemico, o sciatica,
Né tosse o gotta, ma un ciarlon t’ ammazza.
I ciarlon, se hai giudizio, adulto evita. —
Già s’ era a Vesta; e più tardi che terza ;
E quei dovea per vincolo di leggeRispondere, e se no, perdea la lite.
Se m’ami, or tienmi compagnia. — Ch’io muoiaSe a star valgo in giudizio o so di legge.
E sai che ho fretta. — Io non so che mi faccia ;