SISMONDI
quel suo libro, tranne una che mi paro pestiferadella qual peccano tulli i liberatori savi e matti;il disprezzo del popolo.
Or il Sismoudi disprezza le moltitudini, distin-guendo « gli uomini di muscoli e gli uomini dipensiero, » e stimando che i braccianti non pen-sino, e che i pensanti pensino bene tulli; e che ■il non far altro che pensare sia cosa bellissima.Così la società va partita in due non classi maspecie, i pensanti e i non pensanti, i liberi e i servi:giacché i non pensanti « non hanno né il temponè l’esercizio intellettuale che ricbieggonsi a bendifendere gli umani diritti. •
Ma se i diri Iti civili son cosa tanto imbrogliatache bisogni pensarvi .tutto il giorno per vederciun po’chiaro, cerio colesti diritti non sono.liber- 'là. Questo sofisma ha creati gli avvocati e i ti-ranni. E invero la macchina civile e politica è ,costruita in modo da rendere inevitabili gli av- ■vocali. Ma l’uomo amico del suo fratello, invece |di dire eterniamo i tutori del popolo, deve cer-care i modi del farlo oscir di pupillo.
Invece di disprezzare il popolo, ammaestratelo,e nel l’ammaestrarlo imparerete più cose da lui chenon glie ne avrete a insegnare.
Non si tratta di consultarlo intorno a veritàch’egli ignora, • se fare un viaggio piuttosto allaCalifornia o alla China ■ : si tratta di domandarloro: volete voi essere governati, difesi da tale oda tale?
Il Sismondi tesse un sofisma là dove dice « nonpuò l'uomo delegare ad altrui se non quello ch’e-gli ha •. Il fine del delegare gli è appunto trovarpersona che voglia più fortemente, sappia meglioe più facilmente possa quello che vogliam noi. J.Non si delega mica la scienza, » ma si ha licenzadi fare: esc il delegato non sapesse o non potessemeglio , la delegazione a che gioverebbe? Certoquanto al volere , il delegalo deve volere quelloche il delegante indigrosso desidera, e deve sce-gliere i mezzi che gli pajono più condueevoli aciò: che se tra le due parti è discordia, impossi-bile l’ordinata , non che libera società. Or tuttoil libro del Sismondi è volto a provare Ira i molliinetti e pochi .abili essere discordia, a provare cioèle moltitudini essere illiberabili.
In Portogallo , egli dice, e in Ispagna i!^ popolosta per gli abusi. Di chi la colpa? De’ libera-tori, che invece di disingannarlo con le parole eco’ falli, altro non sanno che credersi, col Sismon-di, più innanzi di lui, e con questo protesto spo-gliano, imprigionano, ammazzano. In lìussia, egliaggiunge, i più sarebbero per il reggimento asso-luto. Perchè non conoscono meglio: mostrale loroil meglio, e vi si atterranno. Il tutto assai voltedipende dal porre la questione : molti che com-battono per un uomo in quanto lo credono rap-presentante, 6 un dovere; provate che il dovere èaltrove; e muteranno, credetemi, avviso.
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Comoda cosa , col pretesto che gli uomini limiintendono gli-utili loro, impossessarsene: e comin-ciare la difesa de’ popoli dal disprezzarli: nessunodice che i calzolai debbano giudicar di pittura.Ma « chiamarli animali muscolari, braccia e nonteste, • è un dirli stupidi per natura e bruti , èbestemmia, come dire carne da cannone; e con-duce diritto al ragionamento che facevano le mu-rene di quel patrizio di Roma , ch’era se non Sba-glio, un uom di pensiero.
Non direi che pane e lavoro siano le due primeidee della gente del popolo. Di popolo anchecorrotto, le due prime sono il doveree Dio : e ba-sta richiamarle a tempo agli animi loro , perchèle ripiglino la perduta efficacia.
I più non sapranno disputare, ma sapranno sen-tire. Che se l’opinione de’ pochi si trova in guerracol sentire de’ molti, segno che la non è ben verao ben chiara, che qual cosa le manca. Prendiamoesempio dalla lingua : il popolo non saprà dar leregole del dire , non evitare certi errori ; e pureparlerà più proprio di cerli letterati, e sentirà leimproprietà con senso più acuto, e da lui dovran-no scrittori e grammatici tórre le norme del bellostile. Le ingiurie dal Perticari gravemente avven-tate contro il parlar dell? plebe, il Sismondi letorce contro il pensar della plebe. E il Perticarinon era , mi dicono , Cristiano , e il Sismondi èDeista . E sempre più mi confermo nel credere cheil Cristianesimo è utile ad ogni cosa.
Non è maraviglia se, negala la ragione ai più, ilSismondi neghi i progressi dell’umana ragione, edica: « la saggezza de’più saggi è in un popolosottosopra sempre al medesimo grado ». Non èmaraviglia che dopo aver dato il primato alla ra-gione de’pochi, e’lo dìa da ultimo al sangue, allaricchezza, all’eleganza di'modi, e dica: • i ben-nati , i cortesi , gli ammaestrati , i ricchi dovercomandare agl’ignobili, ai rozzi, agl’ignoranti;cd ai poveri >. Eccoli parificate le apparenze conl’intima realità delle cose; ecco dai titoli delgovernare escluso il più nobile: la virtù, lteti-! ceuza inevitabile. Perchè se il Sismondi avesse! detto gl’indotti essere meno virtuosi de’dotti,
I avrebbe sentita la falsità del suo dire. Or se le! moltitudini son quasi sempre più buone de’ pochipensanti, di qui consegue che i men buoni do-vranno in eterno reggere il destino de’ buoni. Eperchè Dionisio e Falaride s’intendevano un po’più del reggimento civile che i buoni abitanti diAgrigento e di Siracusa , avevano diritto di reg-gerli essi e simili loro in perpetuo.
l)i quella eh’è certo una grave difficoltà prati-ca, il Sismondi vuol fare una teorica impossibili-tà: e all'erma essere mal proprio delle plebi quelche è comune a liberatori, e proprio ad essi ancor piùche alle plebi. Il perchè tale o tal reggimento nonpiace, il che da sostituire è questione dura non asolete moltitudini ma a tutti quanti. E il fatto cel