SISMONDI
TTi
mostra. E il rimedio del male, il Sismomli stesso cel'indica: « proporre ai più il principio più generalein cui lutti possono convenire, e sotlo cui le par-ticolari differenze rimangano involte , e non im-pediscano l’operare •. Comunissimi principi! sa-ranno il dovere, Dio , l’impazienza dell’ingiustizia,i municipali dìrilti , e simili generalità che nonchieggono nè scienza nè sludii a essere intese, eche dai più sono intese meglio che dagli erodiliperche intese col cuore. Ma fino al cuore è dalSismondi negalo ai più : che li vuole * sciocchi in-sieme e perversi,- li vuole «signoreggiati sempreda forza retrograda:» come se i pochi creassero lenazioni: come se Dio in mezzo a una nube d’in-setti nocivi avesse serbato un luogo d’elezione apochi animali benefici, come so la grandezza deigrandi consista nel formare e immutare , e nonpiuttosto nell’interpretare, augumenlare, porre inalto la forza e il senno de’ popoli.
Vuole il Sismondi che« le moltitudini, retrogradesempre, non abbiano determinata e stabile volon-tà:» come se le grandi cose operato nel mondovengano dal volere'di. pochi dotti, come se luttomerilo de’ palrizii o de’ cortigiani o degli accade-mici fosse il volere generoso. Pretende che ciascuncittadino di repubblica. eserciti in sé > un abusocontinuo della potenza, » come se le repubblichedalla storia dipinte abbiano tutte più gravementeabusalo del potere di quel che facessero i re, comese altre repubbliche non fossero possibili che lenote tin qui: come se possibile fosse risuscitare og-gidì le repubbliche antiche. Il Savonarola era dicontrario parere: « quando sono più cattivi che re-gnano, uno impedisce l’altro: ed essendo la virtùdel regno sparsa in più, non hanno tanta forza afare quel male che desiderano quanta ne ha untiranno solo... Il governo cattivo di mollisi scostameno dal ben comune che quello d’uno; perchè,avvenga che quelli più si usurpino il ben comu-ne, c lo dividano tra loro, cioè le entrate e le di-gnità, niente di meno rimanendo in più persone,in qualche modo tal bene riman comune. »
■ Parlare delle durezze dai popoli esercitate versoi Ior sudditi, dell’opprimere che i più fanno i menoper abito della brutal forza de’molti contro i po-chi scienziati e virtuosi, parlare di cose tali consotto gli occhi le coso che noi vediamo e che lastoria ci narra, è scherno crudele. » Sarà ben le-cito al Sismondi, uomo del secolo andato , chia-mare « i preti demagoghi tra tutti pericolosissi-mi », a Ini che afferma i « popoli nemici a ognibuona c onorevole cosa, devoti a ogni reo vitu-.perio. » Il Sismondi ha tuttavia negli orecchi ilgrido che lo spaventò giovanetto: Viva Maria,morie alla libertà ì e non s’avvede che libertàinsullatrice all’onore calla feded'un popolo, saràsempre maledetta; non s’accorge che questa è lacagione perchè in Portogallo e in Ispagna i tur-bamenti civili riuscirono a (aula vergogna.
E’Ii imputa al popolo, e grida:» dacché il popolofu messo in moto , vedete ! » e sono i pochi sa-pienti cagione di tanto scandalo. E i pochi da luichiamati sapienti e virtuosi invocarono lo stranieroclic al tempo di Viva Marini violava le donne,rubava i templi, insultava ai cittadini : e se i molli•ignoranti e perversi facevano il simile, lo facevanoperchè provocati, o almeno perchè non abboniti,perchè sprezzati come oggi il Sismondi li sprezza.Ma se questi sciagurati gridavano morte alla li-bertà, avevan dunque una volontà vera, la qualpure il Sismondi al popolo nega. Vogliono purequal cosa coloro che difendono a palmo a palmogli abusi. Vogiion pure qualcosa coloro che nellopubbliche adunanze si scaldano così passionata-mente come il Sismondi pretende. E chi gli diceclic siccome caldi al male, e’non potrebbero es-sere al bene?
Tutto il male è dai molti. « I molli or audaciora vili; i molli non pensano a quel eh’e’stannoper deliberare; i molti si ridono delle stoltezze chestan per commettere; i molti si scordano de’pro-ludi doveri » : i pochi non sono nè vili, nè auda-ci, non hanno nè buffoni nè adulatori nè amichenè complici, son perfetti. E pure il Sismondi con-fessa le stoltizie de’deputali di Francia , e (cosaslrana) le adduce a prova della stoltezza plebea:confessa le vergogne del Direttorio , c alla plebe leappone: confessa che « uomini della plebe traitia sorte avrebbero dati governanti meno matti emeno imbecilli dei tanti che sporcarono i seggid’Europa :» confessa elio * l’autorità non si creacon dare a pochi uomini licenza di fare un decre-to. • Se questo cose son vere, le precedenti nonreggono.
Se vero è che « i costumi della nazione si ven-gono migliorando per la pubblicità dc’giudizii; »che • le assemblee popolari in Inghilterra e in Ame-rica ajutano a civillà; » non sarà dunque veroche le moltitudini siano stupide di stupidezza in-sanabile. Se vero è che le deliberazioni generaligiovino a far conoscere gl’interessi ei voleri con-trari , gioverà dunque interrogare i voleri di que-sto' popolo inetto che non ha nè idee nè voleri,interrogarlo non fosse altro per non .avere da essoimpedimento od inciampo. Il Sismondi affermanecessario.che « i pochi diffondano l’opinione pro-pria nel paese; • perchè non è libertà senza per-suasione reciproca: or se i più son gente da po-tersi e doversi persuadere, e’ non son solamentemuscoli e braccia. Alle opere del Necker e delMontesquieu dà lodq (non so se a diritto) il Sis-mondi dell’aver « levato il velo che ai popoli na-scondeva i segreti di stato ». Se vere fossero lecose predette, questa lode sarebbe un insulto. I.acontraddizione è così grossolana che pare villana ma-nia di criticare il combatterla: ma se questa èla contraddizione quotidiana di tulli i liberatori,se a questa si debbono le nostre sventure, setulti