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Dizionario d'estetica / di Niccolò Tommaseo
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SISMONDI

TTi

mostra. E il rimedio del male, il Sismomli stesso cel'indica: « proporre ai più il principio più generalein cui lutti possono convenire, e sotlo cui le par-ticolari differenze rimangano involte , e non im-pediscano loperare. Comunissimi principi! sa-ranno il dovere, Dio , limpazienza dellingiustizia,i municipali dìrilti , e simili generalità che nonchieggono scienza sludii a essere intese, eche dai più sono intese meglio che dagli erodiliperche intese col cuore. Ma fino al cuore è dalSismondi negalo ai più : che li vuole * sciocchi in-sieme e perversi,- li vuole «signoreggiati sempreda forza retrograda:» come se i pochi creassero lenazioni: come se Dio in mezzo a una nube din-setti nocivi avesse serbato un luogo delezione apochi animali benefici, come so la grandezza deigrandi consista nel formare e immutare , e nonpiuttosto nellinterpretare, augumenlare, porre inalto la forza e il senno de popoli.

Vuole il Sismondi che« le moltitudini, retrogradesempre, non abbiano determinata e stabile volon-:» come se le grandi cose operato nel mondovengano dal volere'di. pochi dotti, come se luttomerilo de palrizii o de cortigiani o degli accade-mici fosse il volere generoso. Pretende che ciascuncittadino di repubblica. eserciti in > un abusocontinuo della potenza, » come se le repubblichedalla storia dipinte abbiano tutte più gravementeabusalo del potere di quel che facessero i re, comese altre repubbliche non fossero possibili che lenote tin qui: come se possibile fosse risuscitare og-gidì le repubbliche antiche. Il Savonarola era dicontrario parere: « quando sono più cattivi che re-gnano, uno impedisce laltro: ed essendo la virtùdel regno sparsa in più, non hanno tanta forza afare quel male che desiderano quanta ne ha untiranno solo... Il governo cattivo di mollisi scostameno dal ben comune che quello duno; perchè,avvenga che quelli più si usurpino il ben comu-ne, c lo dividano tra loro, cioè le entrate e le di-gnità, niente di meno rimanendo in più persone,in qualche modo tal bene riman comune. »

Parlare delle durezze dai popoli esercitate versoi Ior sudditi, dellopprimere che i più fanno i menoper abito della brutal forza demolti contro i po-chi scienziati e virtuosi, parlare di cose tali consotto gli occhi le coso che noi vediamo e che lastoria ci narra, è scherno crudele. » Sarà ben le-cito al Sismondi, uomo del secolo andato , chia-mare « i preti demagoghi tra tutti pericolosissi-mi », a Ini che afferma i « popoli nemici a ognibuona c onorevole cosa, devoti a ogni reo vitu-.perio. » Il Sismondi ha tuttavia negli orecchi ilgrido che lo spaventò giovanetto: Viva Maria,morie alla libertà ì e non savvede che libertàinsullatrice allonore calla feded'un popolo, saràsempre maledetta; non saccorge che questa è lacagione perchè in Portogallo e in Ispagna i tur-bamenti civili riuscirono a (aula vergogna.

EIi imputa al popolo, e grida:» dacché il popolofu messo in moto , vedete ! » e sono i pochi sa-pienti cagione di tanto scandalo. E i pochi da luichiamati sapienti e virtuosi invocarono lo stranieroclic al tempo di Viva Marini violava le donne,rubava i templi, insultava ai cittadini : e se i molliignoranti e perversi facevano il simile, lo facevanoperchè provocati, o almeno perchè non abboniti,perchè sprezzati come oggi il Sismondi li sprezza.Ma se questi sciagurati gridavano morte alla li-bertà, avevan dunque una volontà vera, la qualpure il Sismondi al popolo nega. Vogliono purequal cosa coloro che difendono a palmo a palmogli abusi. Vogiion pure qualcosa coloro che nellopubbliche adunanze si scaldano così passionata-mente come il Sismondi pretende. E chi gli diceclic siccome caldi al male, enon potrebbero es-sere al bene?

Tutto il male è dai molti. « I molli or audaciora vili; i molli non pensano a quel ehestannoper deliberare; i molti si ridono delle stoltezze chestan per commettere; i molti si scordano depro-ludi doveri » : i pochi non sono vili, auda-ci, non hanno buffoni adulatori amiche complici, son perfetti. E pure il Sismondi con-fessa le stoltizie dedeputali di Francia , e (cosaslrana) le adduce a prova della stoltezza plebea:confessa le vergogne del Direttorio , c alla plebe leappone: confessa che « uomini della plebe traitia sorte avrebbero dati governanti meno matti emeno imbecilli dei tanti che sporcarono i seggidEuropa :» confessa elio * lautorità non si creacon dare a pochi uomini licenza di fare un decre-to. Se questo cose son vere, le precedenti nonreggono.

Se vero è che « i costumi della nazione si ven-gono migliorando per la pubblicità dcgiudizii; »che le assemblee popolari in Inghilterra e in Ame-rica ajutano a civillà; » non sarà dunque veroche le moltitudini siano stupide di stupidezza in-sanabile. Se vero è che le deliberazioni generaligiovino a far conoscere glinteressi ei voleri con-trari , gioverà dunque interrogare i voleri di que-sto' popolo inetto che non ha idee voleri,interrogarlo non fosse altro per non .avere da essoimpedimento od inciampo. Il Sismondi affermanecessario.che « i pochi diffondano lopinione pro-pria nel paese; perchè non è libertà senza per-suasione reciproca: or se i più son gente da po-tersi e doversi persuadere, e non son solamentemuscoli e braccia. Alle opere del Necker e delMontesquieu lodq (non so se a diritto) il Sis-mondi dellaver « levato il velo che ai popoli na-scondeva i segreti di stato ». Se vere fossero lecose predette, questa lode sarebbe un insulto. I.acontraddizione è così grossolana che pare villana ma-nia di criticare il combatterla: ma se questa èla contraddizione quotidiana di tulli i liberatori,se a questa si debbono le nostre sventure, setulti