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Dizionario d'estetica / di Niccolò Tommaseo
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SlàMONDI

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o quasi tulli pretendono chiamare il popolo al-lesercizio di que diritti a cui lo stimano inetto,non è colpa di chi combatte un errore la facilitàdel combatterlo.

11 Sismondi disse le moltitudini audaci, insta-bili di volere, inlolleranli: altrove afferma che «ilvolgo non troppo sicuro di sarebbe-disposto aindulgenza, ma che i pochi lo aizzano e lo travia-no. Disse che le faccende pubbliche son cosaal volgo interdetta; poi afferma che popolo nonpartecipe al reggimento della cosa pubblica è de-gradalo: disse che gli abiti dei più sono tristi:poi vuole che la costituzione dello stato dalie con-suetudini della nazione sia .guarentita. Nellememorie depopoli e nellidea dun antico diritloè tale potenza, che guai a- chi la sconosce! » Volete ancor più? * Non sofisticate con-tro le opinioni contro gli affetti dei popoli ;ammetteteli come falli : pensate che cotesta èparte di libertà, credere e amare quello che aciascun piace. Qual demagogo ha mai dettotanto?

« Il popolo, nello eleggere a più alti uffizi! di-scernc talvolta con senso acuto i migliori »; tal-volta no: Così, parmi, anco i Re. quasi sem-pre netumulti degli ultimi tempi il potere fudato ai più degni. » Questo è troppo adularela sapienza de più. Gli è ben vero che il valen-tuomo tempera altrove la lode affermando che « latrista riuscita di tante rivoluzioni è da imputareal non aver lasciato libero larbitrio al sonno deipochi, » che governassero tranquillamente secondolarcana loro prudenza le cose.

Il fallo si è che parecchi moti e gli Italiani se-gnatamente , caddero perchè sprezzanti del popolo,della cooperazione, delle credenze, della semplicità,degli utili, delle memorie di lui; sprezzanti eignoranti. E fatti al medesimo modo simili im-prese sian rette o no, da stranieri, abbian dieci ocentomila spade per tutte quante cadranno.

Se volete altro elogio del popolo , ecco il Sis-mondi ve lo, consigliando ai probi darmarsine' tumulti perchè i moderati cosi vinceranno.11 numero dunque de probi è più. Egli, il Sis-mondi che voleva i ricchi prescelti ai poveri nellepubbliche deliberazioni,egli vinsegna « non esserepeggio tirannide della fredda tirannide che il riccoper forza di calcolo esercita sull umana società ;c vi dice che il popolo è quasi uomo mosso da tut-laltri impulsi che legoismo; legoismo, guaren-tigia data per nostra conservazione dalla Provvi-denza di Dio. Or dicendo che luomo del popolo nonè tulio di, per deprimere il popolo, gli è costrettoad esaltar legoismo.

Insomma il Sismondi che nega ai molli volere,ingegno, virtù, desidera che dal concorso di luttii voleri, gl ingegni c le virtù escano il vero ed ilbene; e vuole * concessa alle moltitudini moltalarghezza di diritti municipali, pubblicità di giu-J>:r. Eit. larto Ani.

dizio, armi cittadine, franchigia da ogni censuradi libri, discussione de negozii pubblici in as-semblea di sufficiente numero di deputati. Suf-ficiente: c perchè? Se soli gli uomini eminentison degni di reggere la cosa pubblica. » E glieminenti son eglino sempre in numero? E comeconoscere gli atti daglinetti, se ai più è semprechiusa la via. Per qual ragione da ultimo do-vranno « i governanti abbandonare nel momentodelle rivoluzioni le questioni tutte che non sonoconfermale dal consenso generale del popolo, ab-bandonarle a coslumi e avoleri di ciascun paese,giacché quandanco efossero pregiudiziì son cosesacre; combattute resisterebbero, piene come sonodi vita? Perchè? se il popolo non ha volere?se i pregiudizii del popolo sono così ridicola cosa?Il perchè lo dice egli il Sismondi. Perchè il po-polo sa resistere, perchè fa paura. Sprezzare leplebi e temerle: che altro fanno i tiranni?

Pare a me che dopo ammesso implicitamente ilcontratto del Rousseau , cioè il principio non vero,si dovesse ammettere insieme la conseguenza cliòvera, perchè conseguenza daltro principio. Eclieil Sismondi ammetta il contratto sociale, cel pro-vano le parole, dei diritti che ciascun cittadinonon volle alla società abbandonare, della felicitàdeprivali messa, dieegli, a disposizione della so-cietà. Proprio il bravo Sismondi non ha princi-pio nessuno , e lo confessa. Non bisogna dire :così vuole, il principio: ma, questo giova, questèspediente. » E soggiunge « non si parli del dirittochha ciascun cittadino dessere rappresentato, madel diritlo chegli ha dessere governato. rap-presentato io rispondo governato: la prima pa-rola, equivoca; la seconda tirannica. Parliam deldiritto chha ciascun uomo dadempiere lutti enel più pieno modo ehe possa i proprii doveri, edel dovere chhan gli altri di non impedirnelo,dajularlo a ciò, di servirlo: massime i governanti.Il Sismondi soggiunge, pur per la smania di con-traddirsi: parliamo del diritto chha ciascunuomo al rispetto c alla partecipazione concessaglidalla società ne poteri politici, partecipazione chegli sia arme a difesa. Come? Rispettato, egliche non sa volere intendere? ciasqun cittadinoavrà poteri politici? E dalla società conceduti. Eche cosè questa società? I pochi saggi o le mol-titudini ignare? I più dovranneglino a partedediritli cheglino hanno, o di queche non hanno?I meno concederanueglino ai più parte dei po-teri che ricevettero, o di quelli che sarrogarono,o di quelli che i più non vogliono, sanno,possono esercitare? E questi poteri son arme?Contro chi? Contro i più? Contro i meno? Lasocietà sarà dunque una guerra, una guerra doveil nemico comincia da concedere le armi? II Sis-mondi che giustamente rigetta la metafora scioccadellequilibrio de poteri, li vorrà egli rappreseti-tare con armi?

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