SlàMONDI
395
o quasi tulli pretendono chiamare il popolo al-l’esercizio di que’ diritti a cui lo stimano inetto,non è colpa di chi combatte un errore la facilitàdel combatterlo.
11 Sismondi disse le moltitudini audaci, insta-bili di volere, inlolleranli: altrove afferma che «ilvolgo non troppo sicuro di sé sarebbe-disposto aindulgenza, ma che i pochi lo aizzano e lo travia-no. • Disse che le faccende pubbliche son cosaal volgo interdetta; poi afferma che popolo nonpartecipe al reggimento della cosa pubblica è de-gradalo: disse che gli abiti dei più sono tristi:poi vuole che la costituzione dello stato dalie con-suetudini della nazione sia .guarentita. • Nellememorie de’popoli e nell’idea d’un antico diritloè tale potenza, che guai a- chi la sconosce! »— Volete ancor più? — * Non sofisticate nè con-tro le opinioni nè contro gli affetti dei popoli ;ammetteteli come falli : pensate che cotesta èparte di libertà, credere e amare quello che aciascun piace •. Qual demagogo ha mai dettotanto?
« Il popolo, nello eleggere a’ più alti uffizi! di-scernc talvolta con senso acuto i migliori »; tal-volta no: Così, parmi, anco i Re. — • quasi sem-pre ne’tumulti degli ultimi tempi il potere fudato ai più degni. » — Questo è troppo adularela sapienza de’ più. Gli è ben vero che il valen-tuomo tempera altrove la lode affermando che « latrista riuscita di tante rivoluzioni è da imputareal non aver lasciato libero l’arbitrio al sonno deipochi, » che governassero tranquillamente secondol’arcana loro prudenza le cose.
Il fallo si è che parecchi moti e gli Italiani se-gnatamente , caddero perchè sprezzanti del popolo,della cooperazione, delle credenze, della semplicità,degli utili, delle memorie di lui; sprezzanti eignoranti. E fatti al medesimo modo simili im-prese sian rette o no, da stranieri, abbian dieci ocentomila spade per sè tutte quante cadranno.
Se volete altro elogio del popolo , ecco il Sis-mondi ve lo dà, consigliando ai probi d’armarsine' tumulti perchè i moderati cosi vinceranno.11 numero dunque de’ probi è più. Egli, il Sis-mondi che voleva i ricchi prescelti ai poveri nellepubbliche deliberazioni,egli v’insegna « non esserepeggio tirannide della fredda tirannide che il riccoper forza di calcolo esercita sull’ umana società • ;c vi dice che il popolo è quasi uomo mosso da tut-l’altri impulsi che l’egoismo; l’egoismo, guaren-tigia data per nostra conservazione dalla Provvi-denza di Dio. Or dicendo che l’uomo del popolo nonè tulio di sè, per deprimere il popolo, gli è costrettoad esaltar l’egoismo.
Insomma il Sismondi che nega ai molli volere,ingegno, virtù, desidera che dal concorso di luttii voleri, gl’ ingegni c le virtù escano il vero ed ilbene; e vuole * concessa alle moltitudini moltalarghezza di diritti municipali, pubblicità di giu-J>:r. Eit. l’arto Ani.
dizio, armi cittadine, franchigia da ogni censuradi libri, discussione de’ negozii pubblici in as-semblea di sufficiente numero di deputati. ■ Suf-ficiente: c perchè? Se ■ soli gli uomini eminentison degni di reggere la cosa pubblica. » E glieminenti son eglino sempre in numero? E comeconoscere gli atti dagl’inetti, se ai più è semprechiusa la via. Per qual ragione da ultimo do-vranno « i governanti abbandonare nel momentodelle rivoluzioni le questioni tutte che non sonoconfermale dal consenso generale del popolo, ab-bandonarle a’ coslumi e a’voleri di ciascun paese,giacché quand’anco e’fossero pregiudiziì son cosesacre; combattute resisterebbero, piene come sonodi vita? • Perchè? se il popolo non ha volere?se i pregiudizii del popolo sono così ridicola cosa?Il perchè lo dice egli il Sismondi. Perchè il po-polo sa resistere, perchè fa paura. Sprezzare leplebi e temerle: che altro fanno i tiranni?
Pare a me che dopo ammesso implicitamente ilcontratto del Rousseau , cioè il principio non vero,si dovesse ammettere insieme la conseguenza cli’òvera, perchè conseguenza d’altro principio. Eclieil Sismondi ammetta il contratto sociale, cel pro-vano le parole, dei diritti che ciascun cittadinonon volle alla società abbandonare, della felicitàde’privali messa, die’egli, a disposizione della so-cietà. Proprio il bravo Sismondi non ha princi-pio nessuno , e lo confessa. • Non bisogna dire :così vuole, il principio: ma, questo giova, quest’èspediente. » E soggiunge « non si parli del dirittoch’ha ciascun cittadino d’essere rappresentato, madel diritlo ch’egli ha d’essere governato. • Nè rap-presentato io rispondo nè governato: la prima pa-rola, equivoca; la seconda tirannica. Parliam deldiritto ch’ha ciascun uomo d’adempiere lutti enel più pieno modo eh’e’ possa i proprii doveri, edel dovere ch’han gli altri di non impedirnelo,d’ajularlo a ciò, di servirlo: massime i governanti.Il Sismondi soggiunge, pur per la smania di con-traddirsi: • parliamo del diritto ch’ha ciascunuomo al rispetto c alla partecipazione concessaglidalla società ne’ poteri politici, partecipazione chegli sia arme a difesa. • Come? Rispettato, egliche non sa volere nè intendere? ciasqun cittadinoavrà poteri politici? E dalla società conceduti. Eche cos’è questa società? I pochi saggi o le mol-titudini ignare? I più dovrann’eglino a sè partede’diritli ch’eglino hanno, o di que’che non hanno?I meno concederanu’eglino ai più parte dei po-teri che ricevettero, o di quelli che s’arrogarono,o di quelli che i più non vogliono, nè sanno, nèpossono esercitare? E questi poteri son arme?Contro chi? Contro i più? Contro i meno? Lasocietà sarà dunque una guerra, una guerra doveil nemico comincia da concedere le armi? II Sis-mondi che giustamente rigetta la metafora scioccadell’equilibrio de’ poteri, li vorrà egli rappreseti-tare con armi?
so