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non recare esempi che pajano oltraggiosi, io prendoil libro lodalo d’autore morto, il canonico Schmid:e nel principio ci leggo, la terra era cosa desertae vacua ; il che non mi pare corrisponda per l’ap-punto a Winanis et vacua, che nella stessa Vol-gata , ma ancora più nell’Ebraico (a quel che at-testano i dotti), accenna alla graduala formazionede’ pianeti, quale la viene congetturando la scienza.Certo è il dire cosa vacua dopo aver detto desertanon dà nè ai bambini nè ai più de’maestri ideasalda nessuna, e che l’apprendere e il faro apprenderevocaboli oscuri e ambigui non è creazione. Soggiungetosto: essa era tuttavia coperta d’acque pro-fonde-, il elicè un ampliare o troppo determinareil concello delle parole: Et tenebra erant superfaciem abyssi, et spiritus Dei ferebalur superaquas. Non a caso Ira lo stato quasi aeriforme delpianela e lo spirito che scorre sulle acque, il su-blime narratore colloca l’imagine delle tenebre cdell’abisso, che non andava posposta; ed è forseda intendere che questo abisso di materia radanon fossero ancora le acque; e a ogni modo ilpartirsi che segue poi delle acque dalle acque de-nota che la parola comprende in sul primo e i li-quidi e i fluidi vaporosi, e forse più questi chequelli, i quali col tempo si vennero per conden-sazione e refrigerazione formando. E chi sa che aquesto non ajutasse quell’alito che doveva intornoal pianeta spirare per l’impulso del suo movimento,il quale, invece di centrifugo, riceverà forse dapiù ampia ipotesi c più sicura vocabolo più ap-propriato? Certo è che spirito di Dio ben polevadirsi quell’alito non solamente nell’usìtalo sensobiblico di potenza e ammirabililà, come- monti diDio , ma perchè il moto, forza tutta spirituale econ le leggi della materia inesplicabile per confes-sione dei fisici stessi , congiungesi essenzialmenteal concetto di creazione nelle menti di Platone edi Tomaso e di Dante . Il dire la terra copertad'acque dopo dipintala vacua, è particolarità, senon contradditoria , taciuta dal testo sacro , e faimaginare sotto le acque un terreno sodo , chedalla Volgata slessa non è sottinteso. Il canonicotedesco (se pure la traduzione è fedele; il che ionon accerto) fa apparire la bella e azzurra vòltadel cielo-, e dopo questo vuole che «zìo parte del-• l’acque al disopra delle nuvole si raccogliesse ,non solamente assegnando di suo arbitrio il tempoche l’azzurro del cielo apparì, ma dividendo leacquo celesti dalle nuvple stesso , e collocandolesopra quelle.
Potrei seguitare questa disamina , notando logiunte che lo storico delle scuole concede all’ima-ginazione e allo stile proprio in materia, dove ogniparola è pregna di sensi; ed è religione di storia,non che di fede, il puntualmente osservarla cometestimonianza unica delle più antiche tradizioni delgenere umano. Ed esso Mosè ce ne porge l’esempio,che secondo l’opinione de’dotti il principio del suo
libro è religiosamente raccolto alla lettera da for-mule più vetuste, o scritto che fossero o di pettoin petto pe’ secoli comunicate: il che non infermapunto l’ispirazione del libro, anzi più la suggelladimostrandoci nell’autore non l’uomo scrivente,ma la voce de’tempi echeggiante all’antico deigiorni, e confermandogli il titolo tanto più subii-’me quanto più semplice, - datogli dal poeta, di le-gista ubbidiente-, titolo veramente ispiralo, per-chè nell’origine porta V udire, e rammentala lo-cuzione potente revelare aurem , e l’altra quiplanlavit aurem, non audiet ?, e la risposta del-l’altro profeta predecessore dei re, e ai re fanta-sma tremendo: loquere, Domine,quia audii ser-vus luus.
Nè crederei convenienti fioriture di stile similia questa: la terra cominciò leggermente a ver-deggiare e ad ammantarsi di mille fioretti edalberi frondosi. Se l’erbe e i fiori e gli alberi vo-glionsi tutti cresciuti à un tratto, il leggero ver-deggiare e l’ammantarsi di fiori non si convengonoinsieme, senza dire di quel manto d'alberi; se lavegetazione si fa graduata, conveniva esporlo un po’più.chiaramenle, e dare alla parola giorno, o piut-tosto giornata (che non senza perchè vale spazio ditempo talvolta indeterminato per fin nella linguaitaliana), significalo più ampio. In tutte le lìngue,ma specialmente nelle più antiche, e , a quel chepare, nell’ebraica sopra tutte , la parola, essendopure sgombra d’ambiguità , delle quali formico-lano le lingue, delle con vanto analitiche, conservatuttavia una generalità potente, che esercita e svol-ge il pensiero; e rende imagiue dei primordi dellacreazione, la quale del resto par che si venga tut-t’intorno a noi infaticabile continuando. Quellagran legge per cui la materia, da principio rada,viene in sè medesima concrescendo e raccostandole parti sue, forse per cedere il luogo alla forma-zione di vite novelle armonicamente distinte , parche governi il mondo civile , nel quale le istitu-zioni, indeterminate in sul primo ma indomita-mente vigorose e feconde, si vengono facendo viavia più concrete e più sensibilmente definite: cquesta medesima legge, intraveduta dai filosofiantichi nel mondo intellettuale, il Rosmini la col-loca-in alta luce, dimostrando come dall’idea in-determinata dell’ essere tutte le idee degli entivengano originale. Di quell’indefinito che conciliaed è via all’infinito, le tradizioni religiose ci sonosplendido segno e argomento; le cjuali, come que-sto orizzonte che ci copre e ci abbraccia ,f.’a ogniminimo nostro muovere nello spazio, secondo lafacoltà visiva e il sito in cui siamo, si vengono anoi rallargando o stringendo, ma in sèjrimango-no perpetuamente le stesse. Il restringerle però eil rallargarle non s’appartiene ai libri di scuola,quand’essi possono fedelmente ripetere le paroleche la fede de’ secoli e il cantico della Chiesa uni-versale ha rese già venerande c solenni.