rannose , di declamazioni aliene dal tema. Ognicosa nel suo disegno è semplice, propria del sug-gello : e quella sapienza ch’altri pone in uno sten-tato inviluppo d’incidenti comunali, accozzali pertirare innanzi sino alla catastrofe , questa Sofocle trova nella espressione di que’sentirilenti che sonoeternamente poetici perchè rivelano il cuore d’uo-mo posto in mezzo a circostanze che lo premonoda ogni parte , non dell’ uomo astratto , di qucl-1' ente ideale in cui si raccolgono i casi c le qua-lità di tutti gli uomini, il qual si sforza di moveregli affetti dello spettatore buttandogli in facciaqualche verità generale , raffazzonata a mo d’ e-pigramma.
Il senso teologico della storia d’ Edipo era nellarcligioue de’Greei : io vo’dire la potenza del Fato.Questa considerazione basta a farci conoscere che‘la catastrofe dell’ Edipo re , è soggetto meramentegreco; e potrebbe al più trovare luogo convenientenella moderna Turchia. Ma la mente di Sofocle non s’ appagherà di tener dietro servilmente allapopolare credenza. Nel dramma di lui, Edipo nonè già un innocente strascinato a misfatti involon-larii dall’ ira del Cielo. Orgoglioso, sospettoso, di-sprezzatore delle cose divine , negligente di coseche troppo dovevano importare all’animo d’unosposo c d’ un re ; egli insulta a Tiresia , diffida diCreonte, Io minaccia di ingiustizie manifeste, ein mezzo alla bontà con cui tratta il suo popolo,dimostra che nel cuor suo cova germe della ti-rannide. Sofocle non poteva alterar l’indole delfatto; pensò dunque a spiegare quello che il fattopresentava d’arcano. Quest’è la morale del dram-ma : far sentire che Edipo , non reo dell’incesto,era reo d’altre colpe che gli avevano meritato sìterribile disinganno ; che dovevano aggravare ilsuo infortunio con le (urie della disperazione, conla solitudine della cecità. Si dirà clic la pena nonera proporzionata alla colpa , ma colpe maggioriil poeta non poteva addossargli senza cozzare conla tradizione notissima : ond’ egli fece quanl’ erain lui per dare all’ azione tutta la ragionevolezzache l’indole sua eomporlava. Leggasi con que-st’ avvertenza l’intiera tragedia , e si vedrà sor-gerne nuove bellezze. Il pensiero dello Schlegel ,che l’uomo il quale aveva saputo seiorre gli enigmidella Sfinge , e che rimane enigma a sè strsso ,sveglia mille sentimenti di compassione , non mipare il pensiero dominante del grande lavoro.Parrehbemi piccolezza attribuirò al poeta l’inten-zione d’ un contrapposlo sì accidentaleT sì me-schino , il cui merito sarebbe non già del poeta ,ma tutto del tema. E così considerata, la favola diSofocle diventa d’ assai più morale che non ne’suoi successori In Sofocle l’idea del Fato è conartifizio allontanala ; ed è fatto risaltare quant’hari' irriverente agli uomini e agli Dei il fare di<ìiocasta e d’ Edipo : ne’successori di Sofocle , de-clamazioni sul potere del Fato, sull’ingiustizia
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del Cielo che a tali angosce sondatola una fami:glia innocente. E singolare si è che tra questi de-clamatori, ii giovane libertino Voltaire non si mo-stra il più caldo. 11 cinquecentista Anguillara *, ilreligioso Corneille , son quelli chtj le dieon piùgrosse : tanto è difficile in argomento alieno dalleidee e da’ costumi nostri serbare quella conve-nienza, quel buon senso, eli’è, quasi direi, locale;che in Sofocle diventa istrumento del genio.
S’io potessi fermarmi, come desidererei, sulleparticolarità di quest’opera mirabile (e non è lapiù mirabile tra quelle che di lui ci rimangono),s’io potessi mostrare quanto il fare del gran poetasia lontano dalla smania di quell’idealo clic tendeoggidì ad abbellire i caratteri, a generalizzare equindi a render monotoni i punti drammatici perfarli campo di qualche meschina allusione ; s’iopotessi dar a sentire, coni’ io la sento , la poesiaeh’è nascosa in quella dignità senza fasto, inquel secreto artifizio di tutto predisporre all’ ef-fetto totale , in quel senno clfc a medioeri poeti,come a tutti gli uomini mediocri , sembra nullapiù clic comune; vorrei persuadere a taluno,clic,non nel ridire le lodi de’ sommi antichi, non neltacere de’ loro difetti, non nel copiare le lor bel-lezze più estrinseche (che, copiale, non rimangonobellezze, se non in quanto consolano la memoriacon l’idea d’un esempio migliore); non in similispedienli sta il culto del bello; e clic cercar leragióni della bellezza , ajula a discernerla c ademularla.
Ma io delibo parlare del signor Centofanti. 1lettori avvezzi ad ammirare i nomi del Voltaire edel Corneille , grideranno' alla bestemmia s’iò diròche V Edipo del toscano a me pare men lontano,dall’ Edipo di Sofocle . Il signor Centofanti poinon sarà offeso, spero, s’io dirò che il suo Edipomi par grandemente lontano dall’ Edipo sofocleo.Molto ci dobbiamo aspettare da qucslo giovaneingegno, s’egli vorrà, come promette , appigliarsia soggetti più prossimi all’ideo e a’costumi no-stri. Certi germi dal greco poeta gettati in pas-sando, egli ha svolti , o per istinto poetico o per
( lo rammento l’Anguillara , perchè in mezzo allafiacchezza di quella tragedia e alle cose che fareb-bero più che sorridere spettatori moderni avvi de’tratti di natura e d’alTello veramente poetici. Peresempio:
.... Intanto il re eli’ avea sentiloPiangere la sua piccola fanciullal.a qnal stridca quanto polca più fortePer veder cieco e sanguinoso il padre,
Chinò vèr lei l’insanguinato visoPregando tuttavia clic non piangesse.
Dappoi volse baciar la mesta figlia,
E le macchiò di sangue il viso e il seno.
Così in un de’ cori è notabile il movimento del dia-logo; è una vita di verità, che ne'cori tragici è lauto-desiderabile quanto rara.