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Dizionario d'estetica / di Niccolò Tommaseo
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SOFOCLE

rannose , di declamazioni aliene dal tema. Ognicosa nel suo disegno è semplice, propria del sug-gello : e quella sapienza chaltri pone in uno sten-tato inviluppo dincidenti comunali, accozzali pertirare innanzi sino alla catastrofe , questa Sofocle trova nella espressione di quesentirilenti che sonoeternamente poetici perchè rivelano il cuore duo-mo posto in mezzo a circostanze che lo premonoda ogni parte , non dell uomo astratto , di qucl-1' ente ideale in cui si raccolgono i casi c le qua-lità di tutti gli uomini, il qual si sforza di moveregli affetti dello spettatore buttandogli in facciaqualche verità generale , raffazzonata a mo d e-pigramma.

Il senso teologico della storia d Edipo era nellarcligioue deGreei : io vodire la potenza del Fato.Questa considerazione basta a farci conoscere chela catastrofe dell Edipo re , è soggetto meramentegreco; e potrebbe al più trovare luogo convenientenella moderna Turchia. Ma la mente di Sofocle non s appagherà di tener dietro servilmente allapopolare credenza. Nel dramma di lui, Edipo nonè già un innocente strascinato a misfatti involon-larii dall ira del Cielo. Orgoglioso, sospettoso, di-sprezzatore delle cose divine , negligente di coseche troppo dovevano importare allanimo dunosposo c d un re ; egli insulta a Tiresia , diffida diCreonte, Io minaccia di ingiustizie manifeste, ein mezzo alla bontà con cui tratta il suo popolo,dimostra che nel cuor suo cova germe della ti-rannide. Sofocle non poteva alterar lindole delfatto; pensò dunque a spiegare quello che il fattopresentava darcano. Questè la morale del dram-ma : far sentire che Edipo , non reo dellincesto,era reo daltre colpe che gli avevano meritatoterribile disinganno ; che dovevano aggravare ilsuo infortunio con le (urie della disperazione, conla solitudine della cecità. Si dirà clic la pena nonera proporzionata alla colpa , ma colpe maggioriil poeta non poteva addossargli senza cozzare conla tradizione notissima : ond egli fece quanl erain lui per dare all azione tutta la ragionevolezzache lindole sua eomporlava. Leggasi con que-st avvertenza lintiera tragedia , e si vedrà sor-gerne nuove bellezze. Il pensiero dello Schlegel ,che luomo il quale aveva saputo seiorre gli enigmidella Sfinge , e che rimane enigma a strsso ,sveglia mille sentimenti di compassione , non mipare il pensiero dominante del grande lavoro.Parrehbemi piccolezza attribuirò al poeta linten-zione d un contrapposlo accidentaleT me-schino , il cui merito sarebbe non già del poeta ,ma tutto del tema. E così considerata, la favola diSofocle diventa d assai più morale che non nesuoi successori In Sofocle lidea del Fato è conartifizio allontanala ; ed è fatto risaltare quanthari' irriverente agli uomini e agli Dei il fare di<ìiocasta e d Edipo : nesuccessori di Sofocle , de-clamazioni sul potere del Fato, sullingiustizia

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del Cielo che a tali angosce sondatola una fami:glia innocente. E singolare si è che tra questi de-clamatori, ii giovane libertino Voltaire non si mo-stra il più caldo. 11 cinquecentista Anguillara *, ilreligioso Corneille , son quelli chtj le dieon piùgrosse : tanto è difficile in argomento alieno dalleidee e da costumi nostri serbare quella conve-nienza, quel buon senso, eliè, quasi direi, locale;che in Sofocle diventa istrumento del genio.

Sio potessi fermarmi, come desidererei, sulleparticolarità di questopera mirabile (e non è lapiù mirabile tra quelle che di lui ci rimangono),sio potessi mostrare quanto il fare del gran poetasia lontano dalla smania di quellidealo clic tendeoggidì ad abbellire i caratteri, a generalizzare equindi a render monotoni i punti drammatici perfarli campo di qualche meschina allusione ; siopotessi dar a sentire, coni io la sento , la poesiaehè nascosa in quella dignità senza fasto, inquel secreto artifizio di tutto predisporre all ef-fetto totale , in quel senno clfc a medioeri poeti,come a tutti gli uomini mediocri , sembra nullapiù clic comune; vorrei persuadere a taluno,clic,non nel ridire le lodi de sommi antichi, non neltacere de loro difetti, non nel copiare le lor bel-lezze più estrinseche (che, copiale, non rimangonobellezze, se non in quanto consolano la memoriacon lidea dun esempio migliore); non in similispedienli sta il culto del bello; e clic cercar leragióni della bellezza , ajula a discernerla c ademularla.

Ma io delibo parlare del signor Centofanti. 1lettori avvezzi ad ammirare i nomi del Voltaire edel Corneille , grideranno' alla bestemmia s diròche V Edipo del toscano a me pare men lontano,dall Edipo di Sofocle . Il signor Centofanti poinon sarà offeso, spero, sio dirò che il suo Edipomi par grandemente lontano dall Edipo sofocleo.Molto ci dobbiamo aspettare da qucslo giovaneingegno, segli vorrà, come promette , appigliarsia soggetti più prossimi allideo e acostumi no-stri. Certi germi dal greco poeta gettati in pas-sando, egli ha svolti , o per istinto poetico o per

( lo rammento lAnguillara , perchè in mezzo allafiacchezza di quella tragedia e alle cose che fareb-bero più che sorridere spettatori moderni avvi detratti di natura e dalTello veramente poetici. Peresempio:

.... Intanto il re eli avea sentiloPiangere la sua piccola fanciullal.a qnal stridca quanto polca più fortePer veder cieco e sanguinoso il padre,

Chinò vèr lei linsanguinato visoPregando tuttavia clic non piangesse.

Dappoi volse baciar la mesta figlia,

E le macchiò di sangue il viso e il seno.

Così in un de cori è notabile il movimento del dia-logo; è una vita di verità, che ne'cori tragici è lauto-desiderabile quanto rara.