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SOFOCLE — STAY
avvcJula mcditaziorfe, con raro artifizio ; c la suatragedia in certe parti è più greca , che a primavista non paja. Ma gl’ intrighi di Creonte, macerte parole del sacerdote, credo mi sarà lecitochiamarle inopportune e inverisiinilì. Certi tocchidel cuore, certe espressioni ispirate dallo spiritodi più adulta civiltà, mi dimostrano che, se ilpoeta vorrà (lo ripeto) scegliere fatti della sua na-zione men lontani da noi , troverà degno pascoloalla sua mente, o degno premio di lode alle suogià più che giovanili fatiche.
STAY BENEDETTO.
Nacque nel 17U, di famiglia che, ricca , venned’ Antivari a mezzo il decimoi|uinto secolo a porresede in Ragusa , e diede uomini benemeriti dellapatria. Educato da’ Gesuiti , avent’anni possedevail verso latino , da esprimere in quello astrusi con-cedi. Diede mano a un poema sull’ imprese d’ 0-slenda, del quale Alessandro Farnese era eroe : e,compostine sei libri, per avere il giudizio altrui,lesse il tratto dov’era descritto il flusso marino ,il qual tratto recò poi di netto nel nuovo poema.Maravigliati di quella eleganza severa ed antica fran-chezza , gli amici gli consigliarono un poema di-dattico : ed egli scelse per tema la filosofia delCartesio . A venliqualtr’ anni il poema era fatto.Grande fin dal primo la lode . Nè trascurava in-tanto le discipline ecclesiastiche: tutto negli studiche gli abbellivano la solitudine onesta. A ventot-t’ anni vide Roma , accoltovi a grand’ onore. Ilcardinale Valente Gonzaga , al sentirlo invitatoprofessore a Torino , gli ottenne la cattedra d’ e-loquenza in Roma , fortunata che un filosofo inse-gnasse il ben dire. Esso cardinale, degno mini-stro al Lambertini, e non timido delle novità per-fezionatrici della specie , raccomandò le dottrineneutoniane allo Stay, le cantasse. Ed egli, inani-milo anche da Cristoforo suo degno fratello, e dalBoscovich , fece. Altri versi scrisse, e tre orazioniin morte del re di Polonia , di Clemente XIII , eal novello pontefice: le quali io non vidi: ma vidisaggi della sua prosa elegante e sicura. Segreta-rio delle, lettere latine a Clemente, che lo prescelseal Uuonaruico e al Fabbroni, diede, tuttoché nuovodelle faccende, per self anni prova di prudenza ,degna di quel chiaro intelletto: poi nel LXIX se-gretario al Gangauelli de’ Brevi» a’ principi, e colfratello Cristoforo parlecipe de’ più gravi secreti.Ebbe nttizii altri parecchi: e poco mancava al car-dinalato , quando il Papa morì. Non gli nocqueperò la modestia dell’animo disdegnante ogni tre-sca ambiziosa : ma nella medesima carica I’ ebbeconfermato Pio VI, che io tenne in onore. Pio VII ,a lui chiedente riposo, ingiunse stendere la bolla
annunziatile il riordinamento dello Stato: e fu de-gno suggello della pura sua vita poter fare la vocesua nunzia a’popoli d’utile novità. Giovò Pio finoall’ultimo di consigli, certo non vili. Nel prim’annodel secolo, ottantacinquesimo a lui di vita, morì.Nel novantaquallro, sparsosi rumore della sua fine,il ritratto di lui e del Boscovich fu in Londra posto fra’celebri Inglesi.
Grande la fama di lui congiunta, eh’è raro, adaffetto di stima, perchè consacrato l’ingegno dallavirtù. Il Cesarotti andato a Roma a visitarlo, dallasoglia inluonò : Me patria; ine casus .... que’versi che deplorano la scrollala dal tremuolo suapatria,
Lieta d’antica liberiate, e riccaDi fama e d’ or . . .
La filosofia del Cartesio uscì nel XL1V a Vene - 'zia e nel XLVII a Roma con giunte;.del Newtonil primo tomo nel LV,a Roma ; il secondo, dedi-cato al nipote di Clemente XIII , patrono della na-zione illirica, nel LX; il terzo nel XCII , tardatodagli indugi delle note, eleganti e dotto, che ilBoscovich lasciò per morte incompiute. Il discorsopremessovi dal fratello Cristoforo, li onora ambe-due: tale la dignità dello stile e de’concetti sullaimmensità del vero naturale, e sulla logica cheinnova le scienze. Alle neutoniane congiunse loStay talune delle teorie d’esso Boscovich, le qualise non illustrano, l’intima natura de’corpi, risve-gliano almeno su quella alti pensieri. Altre idee,più recenti ancora, mise a profitto : e nessuna ar-duità volle lasciare intentata.
Sentiva egli l’ampiezza del tema , e col versoamplissimo la misurava.
.... ullus non dice terminus arti est:
Fa-tur ubique potens, seseque per omrda laxal.
Sentiva la grande armonia delle cose:
.... invicto se feedere neetunt
Tentila cura maquis, cum pareis magna vicissim.
E quell’armonia recava alla causa vera, elegante-mente interpretando un detto del filosofo ebreo.
Ordine quod suavi regat et ratione potenti.
La semplicità della Causa creatrice vedeva eglinelle creature riflessa,
.... prodiga non est,
Quamvis est Natura ferax ....
Poche dice le leggi che reggono l’universo, c con-danna. que’ filosofanti che
Mente sua magnum subito procudere mundum
Audebant ....
e con polente espressione insegna
.... post terga rclinquere rerumIndomilum ignotumque uihil.