TEODORETO
Xee re s hune tenere» posse»! perferre laborem,
Si non tanta qules iret frigusqu» caloremque
Inter, et exciperet coeli indulgentìa lerras
Guarda come diverse parti della terra, lequali sono tra loro divise e lontane, col mezzodi questo mare siano congiunte in certa ami-cizia. Il che è stato fatto dalla divina Provvi-denza ; la quale volendo mantener gli uominiira loro in corcordia, ha provvisto ch'eglino,navigando in lontani paesi, sovvenendosi l'unl' altro delle cose necessarie, stiano per questavia strettamente uniti.
Virgilio sovranamente :
Continuo has leges aùernaque tollera certit
Imposuit Natura lodi ....
Ncc brachia longo
Margine lerrarum porrexerat amphitrite.
Meglio elio Orazio:
Deus abscidit
Prudens oceano dissociabili Terras.
Tunisiade :
Il mar che in smistate
Stringe t due mondi con le immense braccia.
Tu d’intelletto e di ragione dotalo e che haiinoltre tanti e tanti maestri che davanti gli oc-chi ti son proposti, per insegnarti che tutto ciòche vedi è dono della divina Provvidenza; comeinsensato e privo d’ogni ragione, non ti curidi riconoscerla, nè d’imparar pure l'alfabetoch'ella ti ha dato innanzi.
Com’è fecondo d’idee questo motto! Come di-pinge la piccolezza della umana sapienza! Il no-stro sapere non è che un compilare nell’arcanovolume della Natura. E guai se gli elementi dellanostra arte fallano ! Noi non vi leggiamo che arovescio ; la contraddizione è allora il men tristode’ nostri mali.
Iddio ha posto dinanzi agli occhi degli uominila bene ordinata repubblica e il giusto governodi alcuni animali irragionevoli, perchè ne pren-dessero esempio ; del che è testimonio anche Sa-lomone , il quale esortandoli alle fatiche, dice:va alla formica, 0 pigro ed ozioso, e segui isuoi andari.
Orazio s’avvicina a Salomone anche nella formadella similitudine. Ep.
Parvula, nam excmplo est, magni formica làboris
H profeta, considerando la degradazione del-l'uomo, gridava: l’uomo, essendo in grandeonore esaltalo, perdette l'intelletto, dimodochésituile alle bestie divenne ; e la Scrittura ha po-sto agli uomini malvagi e tristi i nomi di va-rie bestie e fiere.
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Da questa verità traggono origine ls favolosemetamorfosi, e le metempsicosi d’alcuni filosofi.Giova notare come un principio vero sia semprel’addentellato degli errori degli uomini. L’umanadebolezza si stanca a riguardare la verità da ognilato; prende il lato più materiale, e lo modella aseconda della fantasia e dell’affetto, non rade vollecorrotto.
A' semplici ed innocenti e di sincera fede inGesù la Scrittura suol dare i nomi degli ani-mali che hanno qualche sembianza di sempli-cità e d'innocenza, nominandoli colombe e tor-tore; come fa lo sposo in quel mistico librettode' Càntici, con la sua sposa parlando, cioè conla Chiesa.
Nell’apologo è un Iato morale, che tocca il pro-fondo dell’intelligenza. Allorché certa specie di ci-viltà vien crescendo, certe idee semplici appajonorozze, ridicole, abbiette; ma torna il tempo chelutto ciò eh’è naturale diventa efficace. I vincolidel mondo corporeo col morale debbono essere in-duDitati ad ogni spirito retto; e quindi sacri. Ognioggetto della natura è un richiamo a verità d’or-dine più sublime. L’apologo può cessare; ma leimagini tolte dalle cose corporee acquisterannosempre più feconda moralità.
Dimmi: non è egli aperta contraddizione, chenoi rendiamo grazie al medico, il quale nonsolo con medicine amarissime, ma eziandio conferri e con fuoco combatte contro le infermitànostre, per non lasciarle più incrudelire ; e poibestemmiamo tanto il nostro padre Iddio, ilquale, usando infinita benignità verso noi, deisuoi beni ci riempie, ed insieme con flagelli eterrori ci va a poco a poco assuefacendo allavirtù, e la perfetta sanità delle nostre animeprocacciando.
Frequente ne’Pagani l’imagine di ferila e dimalattia posla in vece all’idea di peccalo e di vi-zio. Un’allegoria cosi generale diventa sublime.
L'essere disagialo raffrena di modo gli ap-petiti, che eglino stanno bassi ed ubbidienti allaragione; nè ardiscono d’insuperbire contro dilei, nè a guisa di scapestrali cavalli dar deicalci al suo guidatore, come poggiamo de’ ric-chi , i quali in ogni delicatezza attendono avoltolarsi.
Abbiamo nel Petrarca quest’allegoria lunghissi-mamente condotta:
SI traviato è il folle mio desio.
Il Creatore ha disegnato a ciascun membroil proprio e conveniente ufficio, e di tutti que-sti, tanto tra loro diversi, fattone un solo co-mune a tutto il corpo.
È la favola di Menenio Agrippa . Livio.
La morte, senza temere nè ricchezze nè guar-die d'alabardieri, trae per forza l'anima fuoridel corpo.