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Dizionario d'estetica / di Niccolò Tommaseo
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TEODORETO

Xee re s hune tenere» posse»! perferre laborem,

Si non tanta qules iret frigusqu» caloremque

Inter, et exciperet coeli indulgentìa lerras

Guarda come diverse parti della terra, lequali sono tra loro divise e lontane, col mezzodi questo mare siano congiunte in certa ami-cizia. Il che è stato fatto dalla divina Provvi-denza ; la quale volendo mantener gli uominiira loro in corcordia, ha provvisto ch'eglino,navigando in lontani paesi, sovvenendosi l'unl' altro delle cose necessarie, stiano per questavia strettamente uniti.

Virgilio sovranamente :

Continuo has leges aùernaque tollera certit

Imposuit Natura lodi ....

Ovidio :

Ncc brachia longo

Margine lerrarum porrexerat amphitrite.

Meglio elio Orazio:

Deus abscidit

Prudens oceano dissociabili Terras.

Tunisiade :

Il mar che in smistate

Stringe t due mondi con le immense braccia.

Tu dintelletto e di ragione dotalo e che haiinoltre tanti e tanti maestri che davanti gli oc-chi ti son proposti, per insegnarti che tutto ciòche vedi è dono della divina Provvidenza; comeinsensato e privo dogni ragione, non ti curidi riconoscerla, dimparar pure l'alfabetoch'ella ti ha dato innanzi.

Comè fecondo didee questo motto! Come di-pinge la piccolezza della umana sapienza! Il no-stro sapere non è che un compilare nellarcanovolume della Natura. E guai se gli elementi dellanostra arte fallano ! Noi non vi leggiamo che arovescio ; la contraddizione è allora il men tristode nostri mali.

Iddio ha posto dinanzi agli occhi degli uominila bene ordinata repubblica e il giusto governodi alcuni animali irragionevoli, perchè ne pren-dessero esempio ; del che è testimonio anche Sa-lomone , il quale esortandoli alle fatiche, dice:va alla formica, 0 pigro ed ozioso, e segui isuoi andari.

Orazio savvicina a Salomone anche nella formadella similitudine. Ep.

Parvula, nam excmplo est, magni formica làboris

H profeta, considerando la degradazione del-l'uomo, gridava: luomo, essendo in grandeonore esaltalo, perdette l'intelletto, dimodochésituile alle bestie divenne ; e la Scrittura ha po-sto agli uomini malvagi e tristi i nomi di va-rie bestie e fiere.

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Da questa verità traggono origine ls favolosemetamorfosi, e le metempsicosi dalcuni filosofi.Giova notare come un principio vero sia sempreladdentellato degli errori degli uomini. Lumanadebolezza si stanca a riguardare la verità da ognilato; prende il lato più materiale, e lo modella aseconda della fantasia e dellaffetto, non rade vollecorrotto.

A' semplici ed innocenti e di sincera fede inGesù la Scrittura suol dare i nomi degli ani-mali che hanno qualche sembianza di sempli-cità e d'innocenza, nominandoli colombe e tor-tore; come fa lo sposo in quel mistico librettode' Càntici, con la sua sposa parlando, cioè conla Chiesa.

Nellapologo è un Iato morale, che tocca il pro-fondo dellintelligenza. Allorché certa specie di ci-viltà vien crescendo, certe idee semplici appajonorozze, ridicole, abbiette; ma torna il tempo chelutto ciò ehè naturale diventa efficace. I vincolidel mondo corporeo col morale debbono essere in-duDitati ad ogni spirito retto; e quindi sacri. Ognioggetto della natura è un richiamo a verità dor-dine più sublime. Lapologo può cessare; ma leimagini tolte dalle cose corporee acquisterannosempre più feconda moralità.

Dimmi: non è egli aperta contraddizione, chenoi rendiamo grazie al medico, il quale nonsolo con medicine amarissime, ma eziandio conferri e con fuoco combatte contro le infermitànostre, per non lasciarle più incrudelire ; e poibestemmiamo tanto il nostro padre Iddio, ilquale, usando infinita benignità verso noi, deisuoi beni ci riempie, ed insieme con flagelli eterrori ci va a poco a poco assuefacendo allavirtù, e la perfetta sanità delle nostre animeprocacciando.

Frequente nePagani limagine di ferila e dimalattia posla in vece allidea di peccalo e di vi-zio. Unallegoria cosi generale diventa sublime.

L'essere disagialo raffrena di modo gli ap-petiti, che eglino stanno bassi ed ubbidienti allaragione; ardiscono dinsuperbire contro dilei, a guisa di scapestrali cavalli dar deicalci al suo guidatore, come poggiamo de ric-chi , i quali in ogni delicatezza attendono avoltolarsi.

Abbiamo nel Petrarca questallegoria lunghissi-mamente condotta:

SI traviato è il folle mio desio.

Il Creatore ha disegnato a ciascun membroil proprio e conveniente ufficio, e di tutti que-sti, tanto tra loro diversi, fattone un solo co-mune a tutto il corpo.

È la favola di Menenio Agrippa . Livio.

La morte, senza temere ricchezze guar-die d'alabardieri, trae per forza l'anima fuoridel corpo.