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Pallida mors aquo pulsai pede pauperum tabeniasRcgumque turres.
Et la garde qui veille aux barriéres du LouvreN’en défend pas les rois.
Avendo i ricchi bisogno dell 1 arti e de' lavoride' poveri; edi poveri aneli'essi de ’ danari deiricchi; e l'un l'altro comunicandosi vicende-volmente le cose sue, mutuamente dipendono.
Questa mutua dipendenza è un’idea vecchia;la qual però si cerca tanto di dimenticare , cheappar sempre nuova. La parola di dipendenzadei ricchi dai poveri dovrebb’ essere sacra.
L'uomo che si trova da Iddio arricchito dibeili, comincia ornai a riconoscerlo e ringra-ziarlo; usa la lingua in parlare piamente dilui, e adora la sua provvklenza per la qualeegli di continuo in ogni luogo si trova presente.
Il sentimento naturale detta talvolta, anche al-l’uomo cieco del lume rivelalo, certe espressionipotenti, che pochi osservano ; ma che,- osservate ,non si possono dimenticare. Quando Virgilio di-ceva :
. . . .luvis omnia piena;
IIle colit terras; illi mea carmina curie,
forse non si accorgeva egli slesso quanto fosse su-blime quel passare dalla grande idea della onni-potenza di Dio , ad una sollecitudine di cosa sìpiccola com’è il coltivare della terra, e l’avercura d’un giovine ingegno.
Gli uomini, se veggono passare un ricco , in-collimi ente, dalla povertà contro le ricchezzerivolli, incominciano a maledirle.
Queste contraddizioni del povero orgoglio uma-no presentano, insieme con un ridicolo comico,molte amare meditazioni da farsi sulla vanità deinostri desiderii, e sull’ignoranza in cui siamo, diquel che ci giova chiedere a Dio .
Mentre che sono giovanetti, stimano beati gliuomini maturi; all’eia matura venuti, chia-mano i giovanetti beali : e così di tutto.
Di queste contraddizioni si ride Orazio nellaSai. I E conchiude con verità, ma tuli’insiemecon la goffaggine d’un ingegno materiale e d’u-u’auima guasta:
Quid causa: est, me>-ilo quia vobis Jupiler ambasIratns buccas inflet, nec se fore posthacTarn faalcm dicut, votis ut prwbeat aunm ì
Tutti gli nomini, tanto i sudditi quanto i prin-cipi, tanto i servi quanto i padroni, tulli sonod’una natura medesima; ma che questa specieumana sia poi stata in varie condizioni distinta,il peccato il'è stato cagione, il quale ha potutointrodurre tra gli uomini tanta disugualianza.
fìat che però si può chiaramente comprendere,quanto Iddio sia amico dell'ugualità; perch'e-gli ha voluto'che quella natura che da princi-pio ci diede, sino alla fine sìa intatta.
Ecco uno de’ lini della Redenzione: la gran telasi svolgerà co’ tempi; e il mondo che deve al Cri-stianesimo l’abolizione della schiavitù in tanteterre , dovrà forse a lui lo scioglimento di laidopiù gravi quanto men sentite catene. Queste mu-tazioni gioveranno anche ai governanti, e rende-ranno la loro autorità più sicura, più nobile, piùsinceramente onorata.
Dio ai malvagi principi non diede dominio;ma la malizia de" sudditi si è di poi meritatatali governatori. Quando adunque i principisono perversi e tristi, e i padroni acerbi e cru-deli, allora è dover nostro ricorrere a Dio go-vernatore del tutto, e con la mutazione de'co-stumi e con caldi ed assidui preghi placarlo.
I governi non sono che rappresentazione som-maria dello stato morale de'popoli. Più gli uominisi lamentano della tirannia, più la meritano.
Coloro che.non toccando l'altrui e largamentedel proprio comunicando, con T opere della giu-stizia cercano abbattere T ingiustizia ....
Ecco l’unico degno modo d’assalire il male ei maligni: facendo il bene. C’è delle espressionipotenti nella loro semplicità e clic perciò stessosfuggono inavvertite; questa è una di cosilfatte.
Vedendo noi molli virtuosi, che quantunqueper amore della virtù patiscono motti travagli,tuttavia in questa vita nè premio nè glòria con-seguiscono mai; anzi, a guisa di perle rinchiusee nascóste nel fondo del mare, xnvono incogniti(mentre alcuni altri ne vediamo ed in vita edopo morlè essere rinomali e famosi), conchiu-diamo che essendo Iddio giusto giudice,egli nonvorrà mai èhe la fedele servitù de' suoi amicie te faticose battaglie de' suoi soldati sian vane.
Non basta il palire e patire con fortezza c co-stanza; bisogna palire per amor del bene. Quesl’òche dislingue l’orgogliosa durezza, il disperato oinsensato ardimento , dal sereno coraggio e dallaforza d’animo vera.
Ma se altra vita che la presente non ci fosseserbala, sarebbe fatto torto ed agii empii chein questa vita sono puniti, rimanendone tantialtri senza gastìgo ; e parimente a' pii, i quali,senza avere gustato alcun premio giammai, sene muoiono, vedendosi lauti lor pari in gran-dissimi onori e comodi aver condotta la vita.
Ingegnoso l’argomento; e presenta la vecchiaprova da un lato nuovo. Dalle sciagure de’ buonidalla prosperità de’ tristi nel mondo, molti dedus-sero la necessità d’una vita avvenire. Il Nostro' aggiunge, che il vedere nel inondo*alcuni'tristiponili, alcuni giusli premiati, è prova ancora piùforte di questa medesima verità.