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Dizionario d'estetica / di Niccolò Tommaseo
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TIBULLO

lo stesso, agricoltore, pianterò in maturo tèmpotenére viti, e miti poma con franca mano.

la speranza mi venga meno; ma mannellidi spighe sempre mi doni, e pingui mosti a pientino.

mi sarà talvolta vergogna tener fra mani .lamarra, o con lo stimolo spingere i tardi buoi.

Non unagnella od un parto di capretta, deserto,dimenticato dalla madre, mincreseerà ricogliere eriportare a casa nel seno.

Quivi io soglio e lustrare il mio pastore ad ognianno, e spargere di lalte la placida pale.

Perchè sacro a me (se ci veggo serti di fiori) siauno stipite abbandonato necampi, sia un vecchiosasso nel trivio.

E qualunque primo frutto educa a me il novel-lanno, ponesi libagione innanzi al dio della cul-tura de campi.

Bionda Cerere ! A te sia dal nostro podere co-rona di spiche, che penda innanzi le porte deltempio.

E ne pomosi orti pongasi il rubizzo custode,Priapo , che atterrisca con la cruda falce gfi uccelli.

E voi pure , di felice un tempo , or di poveroorto custodi, riportate le offerte vostre, o Lari.

Allora una vitella uccisa lustrava molti gioven-chi; ora unagnella è ostia grande di picciol suolo.

Unagnella cadrà a voi, cui dintorno la rusticagioventù, gridi: lo! Date messi, e buon vini!

Siate propizii, o Divi ! spregiate doni di po-vera mensa, in testi puri.

Di testo, lantico agricola in prima si fece letazze, e composele di facile argilla.

Ma voi risparmiate il picciol gregge , e ladri elupi; da grande.armento cercate la preda.

Non io chieggo le dovizie depadri, i censiche portò la messe riposta allantico avo.

Picciol ricolto mi basta ; basta potere riposaresul mio letto, e alleviare le membra stanche sullesolile piume. '

Com è dolce udire gl immiti venti, giacendo estringere la sua donna al tenero seno!

0 quando linvernale Austro verserà gelidacque,tranquillo seguitare i sonni al mormorar dellapioggia!

Sia questa la sorte mia: sia ricco (e sei merita)chil furore del mare sopportar può e le tristipiogge..

lo già qui posso vivere contento del poco,sempre esser dedito-a lunga via.

Ma cansare lestivo ascendente della canicolasotto lombra dun albero ai rivi dacqua corrente.

Oh pera quanto ci è d oro al mondo e di sme-raldo, piuttosto che piaBga alcuna fanciulla permiei viaggi !

A te guerreggiare conviensi in terra, Messala, edin mare, acciocché la casa mostri le ostile spoglie:

Me ritengono avvinto catene di fanciulla ; e seggocustode dinanzi alle dure porte.

Essere lodato, io non curo, mia Delia; purchiosia teco, altri mi chiami pur molle ed inerte.

Io stesso, purché teco, mia Delia , saprei giun-gere i bovi , e in solitaria montagna pascere, ilgregge.

E purchio possa stringerti nelle tenere brac-cia, mi sarà molle il sonno su' incuba terra.

Che giova giacere in lirio letto senz amore pro-pizio , quando la notte viene da vegliare conlagrime?

Chè allora, piume coltre dipinta può in-durre sonno, suono di placidacque.

Ferreo colui, che potendo aver le, volesse, stolto.Seguire le prede e larmi.'

Potessanco cacciarsi innanzi vinte caterve diCilici, e porre marzie tende sul preso suolo;

E tutto contesto dargento e tutto (Koro, seggacospicuo su celere destriero.

In te io guardi quando mi verrà lullimora;te tenga, morente, con la languida mano!

E mi piangerai, posto; o Delia, sul letto vicinoad ardere; e darai misti ad amare lagrime i baci.

Piangerai : non son le tue viscere avvinte diduro ferro, ti sta nel tenero petto un cor di selce.

Da quelle esequie non un giovane, non una ver-gine potrà ritornare a casa con occhi asciutti.

Tu non turbar lombra mia; ma risparmia glisciolti capelli; risparmia, Delia, le tenere guance.

Intanto mentre i Fati permettono, giugniamo gliamori; gii verrà la morte di tenebre coperta ilcapo;

Già sollentrerà I età inerte; saddirà più la-mare, dar carezze a capo canuto.

Ora è da trattare la leggiera Venere; mentre i!frangere imposte non è vergogna, e giova appic-care le risse.

Qui sarò io duce e milite buono: voi bandieree trombe , ite lungi; e portate ferite agli uominicupidi.

Portate e ricchezza: io sicuro del composto ri-colto, saprò sprezzare i ricchi e sprezzare la fame.

Note.

Dislic. I. Non vuol ricchezza gloria, maamore. 1 soliti vanti poetici non hanno qui luogo.Parla non lingegno, ma il cuore Fulvus differi-sce da flavus perchò biondo lucido.

II. Traduzione materiale: cui travaglio assiduoatterrisca , essendo vicino il nemico. Il modo èalquanto contorto.

III. Si sa che Tibullo era cadulo dalla ricchezzaavita. Quella efficacia che viene allo stile da unanimo afflitto, traspar dasuoi versi, e loro forsegran parte della dolcezra ehegli hanno. Tra-ducat. Mi sia quasi guida. Riguarda la povertàcome mezzo alla pace. Quale gentilezza didea inquel vocabolo! Focus. Era congiunta pressoagli antichi*unidea sacra al focolare, e associa-