Vili
nella quale meno restasse a desiderare. Al qual mio desiderio grande ajuto diedeil Signor Abate Pederzani; il quale avendo una copia delle voci trovate, siccomeio dissi, dal comune amico dementino V annetti, a pubblica utilità me 1 ha con-cedute. Anche il Signor D Paolo Zanotti, Veronese anch’ egli, oltre alle nonpoche voci da lui per innanzi trovate, moltissime altre, in servigio della miaedizione, me ne venne mandando. Ma quello che è più, per uno di quei favo-revoli abbattimenti, ne’ quali la fortuna non metterà altrui pure in un secolo,mi fu dato modo d’ avere in mano, e di poter pubblicare le iunumerabili giun-te, nominate di sopra, del P. Lombardi; le quali inlino ad ora erano giaciutenella dimenticanza. Della qual cortesìa, io, e tutta f Italia avremo a quel Signoreche me le concedette, un obbligo eterno. Per la qual cosa io m era securamentecondotto alla deliberazione di ristampare il Vocabolario; certo che un sì copioso,e sì pregevole accrescimento non avea per innanzi ricevuto giammai.
Io non posso qui, nè debbo tacere; che saputosi appena questo mio pro-ponimento, egli mi fu da un ignoto censor contraddetto, facendomi dire fra1’altre cose; non esser questa mia, opera da mettenisi un Lombardo Veramente
10 fui allor sostenuto assai bene dal Sig. Abate Pederzani in una lettera, da luipubblicata. Tuttavia, posciachè potrebbe questa medesima difficoltà essere quan-do che sia da qualche altro rimessa in campo, io voglio qui per allora essermeneben purgato. Io voglio adunque concedere, che un Fiorentino sarebbe forse piùacconcio che non è un Lombardo, all’impresa del Vocabolario . Ma io dubitoche troppo tardi, o non mai avremmo da lui ricevuto eotal benefìcio. È ella laFirenze d" oggidì quella rie’ Salviate, rie’. -Redi, de’- Borghini, de Segni'' Ho ioben letto delle scritture stampate, e delle private lettere di Fiorentini ; e panniaver conosciuto, che troppo si son dilungati dalla lingua del lor secolo d’oro.
11 lor Boccaccio, Dante, il Villani, il Petrarca sono più ad essi i maestri egli esemplari del puro scrivere? Io so ahzi, che al presente sprezzano questi lorgrandi Autori come anticaglie, e scherniscono chi li legge, e ci studia; e noiVeronesi ne abbiamo la nostra parte. Da alcuni de’ nostri giovani, che furonomandati a studio colà, io ebbi con meraviglia e dolore; che la lingua, che eglieran iti fin là ad apprendere con molta spesa, non era già loro insegnata sopraquegli Autori, che i Fiorentini medesimi avean già dati nel loro Vocabolarioall’Italia per maestri e modelli del bello scrivere; anzi sópra tali altri moderni,ch’io non vo’ nominare: e so che alcuni de’ nostri, che in Verona aveano presoqualche sapore di quelle maniere, volendo colà, prima che si freddassero, con-tinuarne lo studio, loro bisognò farlo colatamente, e di furto; temendo non essercolti da’ lor maestri col Dante in mano: non altrimenti che già de'Fiorentini medesimi era in altro tempo avvenuto, conte dice il Varchi nel suo Ercolano ;anzi come avvenne a lui medesimo col suo maestro. Ora, che si vorrebbe pelcaso nostro aspettare da’ Fiorentini ? Vorranno essi frugare e razzolar tut-tavia ( come è necessario ) in quelle sferrevecchie, per ampliare la Crusca, edarcene una vantaggiata ristampa? Se dunque i Fiorentini hanno già rinunziato