cj e ’ 1( ^ \ senso ’ c ^ e ponevano alla tal voce. II Manni, grand* uomo in questo en ^ e ^ te ^ e ’Santi Padri singolarmente, e in Frate Giordano, anch’eglijuj . e a ^ a * n are na, e parla indovinando. Per contrario tz’overai nella miaije Zl ° ne a ^ cune v °ci, dove da’Lombardi è stato veduto il vero: come nella V.x^ atllra .'‘ £ | ove ® accennato Uomo di picciola levatura, il Sig. D Zanottì Ve-dal 6 ^ 6 C \ ^ ^ Vei ° senso f I uesta Voce, rilevato dall’uso d’altri Autori; checorr ° caoo ^ ai10 un a ^ tro ce n* era dato, discosto le mille miglia. Il P. Lombardiy 0 e ^Pn a ^ a ^ oce ^ Cav. Vannetti notò una proprietà di lingua nella
Uqj^j. - ignota a quelli del Cinquecento. E uel presente Vocabolario troveraib>re t ^ /r raao , c ® rretta quando una, quando altra voce, e recata al suo nativo va-desii' a 156 Fi0rentini me d e simi, che pur hanno la stessa patria, e le balie me-s(:U( j lle ’ 10 ve 8‘S° che quelli meglio intendeano il valor delle voci, che più lungofì a atto avean nella lingua. Leggansi le Lettere del Redi poste nella Ortogra-dacp \ ef ^ a> ^ ove e gh scopre non pochi scerpelloni maiuscoli, e granchi presiY^.- 1 CCac * em ici della Crusca nell’assegnar alle voci il lor vero senso: come delle,altre ^ ) ar l )ent ^ ere, ^linestrier e , Miratore, Molsa, Ombrina, Gomena , ed
Voce F 1 me desimo ha pur dovuto penare a rinvergar il valore di questa
ziale- D ^ enos . a; e g 1 * convenne pur consultarne il Maliscaleo, e lo Spe-
r Za ^ con i' essa égli medesimo, che non l’avrebbe mai indovinato.
re . a ' Cerco anche il gran Salvini tirò in falso; e Mous. Bottari scoperse l’erro-to’ m ^ uesta Adizione potrà vedersi. Tanto è vero, che tanto sa altri, quan-to c-t-nrì^f 6 c comu . nemente parlando, non l’essere Fiorentino , ma l’aver mol-e rt u ^ 10ien ^ in ^ Scrittori suol dare la intelligenza del valor delle voci:
ntent 6 - 11 *^ ^ Fn ® ua felibri s i apprende dai libri. Di che seguita final-
Fio e ’- C ^ Un bombardo, assiduamente leggendo, e ben ricercando ne’Classicie , rontini ( ^ che eglino, credendosi aver la lingua bella e formata dalla baliano 3 i 0 ’ 11011 so ghono fare ), potrà intendere e veder meglio d’un Fiorenti-dissi C 6 , 11011 avesse .^ atto negli Scrittori il medesimo studio. Anzi, poiché, comec i^ 1 * a . 01 c °ggi 1 Fiorentini hanno abbandonato cotesto studio, per cosa ran-inte t Viet 1 a ’ e lasc - 10 ^ a nca Lombardi; noi siamo per avventura più atti adciocch' 616 6 ^° r< - scrit ^ ui ’ e » e se a Dio piaccia, scriver meglio di loro. Ed ac-^arcp 6 10 I ‘ 1 ° n notato temerità, odasi quello che ne credesse il medesimoFior ^ ^ SU ° S 1U< ^ 1Z1 ° suggelli questa questione. Essendo egli Consolo della
r icor^T^ ina '^' cca ^ eill ^ a ’ * n una sua Orazione lasciò gli Accademici con questoFir ° ^ on vorr ei già, che alcuno di voi credesse; che a noi, nati ed allevati in,non ^ e> SUCCUire insieme col latte dalle balie e dalle madri la nostra lingua,C 0 n- CeSSe mestiero di studiarla altramente, come molti falsamente si persuadono.t e l ^ Ssiac ' l è, per l 0 non metter noi nè studio veruno , nè diligenza, sema mol-liti ° tC ^ nostro non mcn danno, che biasimo! ) barbari e forestieri nella nostrania^r Tne d‘ es i ma ■ % questa sola è la cagione, che gli strani ; ( i quali siccome in.Sj) C fl° re stim a la tengono, e assai più conto ne fanno che noi medesimi, così vi"° n ° intorno molto più tempo e fatica;) non pure la scrivono meglio, ma cm-^