DEL COMPILATORE
XI
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che maggiore é migliore ingegno avesse di me, e che di più saperee di più materiali fosse fornito. Ma che? elle furon parole ; che 1buon Montani, con quelle sue amabili maniere, prese a tempestarmi e a shillarmi di sorte, che dovetti condiscendere alle sue vog ìe, e prome erePassigli un po’ di Manifesto, da darsi fuori tra pochi dì, con que me esimoSaggio tipografico soprammentovato, per mostrare a pu ico in c e caratere, carta, e sesto sarebbe stato impresso il libro, nerbandosi di darnefuori un altro, che pur dovetti promettergli, col quale si farebbe palese ilsenno e la studiosa cura, con che sarebbero effettuate le giunte e correzioni.Il quale parimente fu di lì a non molto pubblicato.
Da questa storia genuina del come nacque la presente edizione saramanifesto a tutti i discreti e pratichi di simili materie, che m tanta ristret-tezza di tempo, e senza aver pensato mai a riprodurre per intero un perasì vasta, io non poteva nè doveva prendere altra via, senza pencolo di per-dermi, da quella che presi (della quale parlerò tra poco); sebbene unamigliore per avventura ve ne fosse stata, mettendosi per la quale, senzapunto scemare futilità degli studiosi, potevasi con vantaggio delle lorotasche, recar l’opera a minor mole delia presente. E la via sarebbe stataquesta; di emendare il 'Vocabolario della Crusca (che per me sara sempie 1vero e legittimo fondamelo d'ogoi buon Vocabolario.itahano, non so 0 nelleparti, che ho tolto ad emendarlo io, ed i miei predecessori; ma altresì inquelle che dipendono affatto dalle regole adottate dalla Crusca, che in veronon furono nè costanti, nè sempre le migliori. E per toccar qualcosa diqueste emendazioni, primieramente sarebbero da espellersi, per mio avviso,non solo tutti gli esempli inutili, è tutti i temi, e i paragrafi che ora trovansiripetuti in più luoghi, bastando allo scopo il registrarli in un solo, e pornegli altri un richiamo, ma altresi quelle non poche, direi quasi superletafioni o d’alcuni esempi o d’altro, che dopo le prime stampe posero piedein questo libro, e che vennero poi aumentate d’assai (e quello che è peggiovanno aumentandosi ogni dì) da coloro che in appresso dettero operaall’accrescimento, ed .alla correzione di questo commendabile lavorio. Co-talchè oggi puossi affermare con sicurezza; Il Vocabolario nostro avei nonmen bisogno d’essere accresciuto, che scemato. E nel vero quanti non sonoi paragrafi inutili che vi si leggono? Quanti gli esempi? Non è ella unamera superfluità Y intavolar sotto a’ nomi, in separati paragrafi. certemaniere di parlare formate dall’accozzamento d’un nome, e d’ un verbo,come Muover pietà, sdegno, trae c.? Prender conforto, ammirazione, dolore ec..Portare amore, affezione, speranza ec.? E chi non vede che in questi modi,c °me in mille altri di simil fatta,
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razion -vi, omm lumi, i nomi pietà, sdegno, ira, conforto, ammi-
tural 116 ^ ^°}^ re > umore, affezione, speranza ec. non escori punto dal lor na-essere S '® ni ^ lc . ato giù spiegato nel terna, o ne’ paragrafi ? E quindi nonda l/ P ai ’agrafi distinti, in cui furono collocate , o si propongono
i n gombr CarS ^ maniere di favellare, che dannosi ingombri ? E un
ec ■) p 0 P ur dannoso non sono eglino le frasi Muover pietà, sdegno, ira,dolore ^ arnore > affezione, speranza ec. ? Prender conforto, ammirazione,ec - • collocate in distinti paragrafi sotto a’ verbi Muovere, Portare,