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t * A VEDERE, E NON VEDERE. Po-Sla avverhialm., vale In un punto, In un"Uimo . Amhr. Furt. 1. 3 - Dove primateneva in casa , ora a vedere, e non•aere ]’ha cacciata nel monastero. (V)
A VEDUTA . Posto avverhialm. J e-et *do. Lat. ridendo. Gr. ayT0'.biV.. G. V.
3 . Giucò. ad un’ora a Ire scacchieri. Migliori maestri di scacchi di Firenze ,Sbando con due a mente, e col teizo aVe dui a .
A veduta , e oggi più comunemente» Vls, n , è termine He* mercatanti nelle, lorter ere c ™ hi0 > a distinzione dell'altro111/10 loro A nsoj e dove questo portati/icazione che il pagamento della som-j'il Co,,, P resf t nella lettera debba farsi colp. Petto 3 e indugio prescritto in quelladnlt* uso , V altro poi esprime chel> n pogarsi la somma , e adempiersidella lettera, subito veduta laEctima lettera.
tuoi VEGGi: NTE • V. A. Posto avver-V(1 ^ e lo stesso che A veduta. Mir.li,./.' *8. E immantiuente, a veggente di
Avp !or °’ cc -
53 ^ LIA. Specie d'uccello. Morg. i/j..
A V ' e ^ a > e capitorza , e sepaiuola.
Hot 0 : LLA ->A. V. L. Nocciuola. Frutto■bell’ ^ ux avellana. Cr. 5 . 3 . Ut.L* y * v ellane, cioè nocciuole . E n. 2.sqjj . , atle sono calde , e poco secche, eF;, J )IU fredde delle noci. E cap. SA. 1.
"-le frul ‘> (il si - ' --
uali seminali nascono
ji e bruiti (il sicomoro ) come pic-
Hf, . ®'* ane , i quali seminali nascono .Giorno* °V ‘ ^* a L*gli« piccola, che dimora» . UVt; llane , si è calda , e secca.her° ^LANO. V. L. goccinolo. Al-
Ai nct * Afi ' *" até cor ylus . Gr. xópvloi.*‘° avVlt Q “ ivi in molte verghe surgea-
* fichi' •' Cr • 7' 5 * 4- Ma 6 ;i ulivi , e
^elj c ’ 0 j e 1 raelagrani, e gli avellani, e ipanili d' 0 ^* ’. e * nespoli potranno starAVEr t * n ^ n ° a venti piedi.
Sbarba,. V- L. Sveglierò, Svellere,
^etr, s ^' n *l at - avellere. Gr. ava^rrav .c °r m’av *. dl 4- Ch’ogni basso pensier delAVELLq 6 figuratamente).
1 n *om c. ' ^■ JÌto go , dove si seppellisconoCh unt . ' c * e P°“ura. Lat. sepultura, scpul-V °* s > Co , nt ,TK ^ 0 ^' B° cc ' n °V. 7 Q- 3 A- A* la sc ra . ,en e trovar modo, che voi siatesonno in su uno di
r l "> Ri . ri n’ a H’ ec - Da ' 11 - ln f- 9-
G. r,? elh fiamme erano sparle .°° un * ® cero reale onore, mettcn--j AV E MAri» ° di m ' drmo intagliato,"'"«e, che ■ ’ c AVEMMARIA. Ora-
Co^, ' Vl P ot '£C alia nostra Donna, laì' Gr - v -T C0 ? 1 ' , Lat - salulalio angeli-ci ^°-i K V7 5 ^ l -tÓ5. Dant. Par.
ì**. e P°‘ “mincio,
*> C„ *«■ »o„. , a . 4 . Ilo
hh^ lr Ornati - 1 Costu nie, camminando,
c"\ a ^m a ;.lr;': c ': un i' alc ™ oslra - e
si 4* 18 . A p ^u^nclo esco dell’albergo.*er L Ss ‘ ltl ° dir j < l u * v ^ tanto si lasci, chet) h,r >o. du « avemmarie , e poi si>"h l Ridice
1‘ ^chi an cora Ave. maria a queif io J J J « iiez”o > jf na ’ cAe suonano al-*tr a l l s ì sal„Z° 3 c a sera, per ccn-Poc ft ,° n ua. ». ° n detta orazione la no -<>“ '‘avo 79- 36. Colà un
»cr^ _ ■ Se g ^ i‘.', 0 " i l ,.l )assai allato al1» ° r ‘
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"■*. a, 'pre l> KJtlz ' 2 . A- Venuta la87 rx maria lo trovava ii. +^ at » dall* una all'«ltr
V'aliò U - fi Al par ri P° s are il debitore.
ri. ll ne J ,. -ftve m n +.i, . .. .
- si dicono le pai-
:e,ia r 1,6 ma vie
C £ Ìa ’ n «no° r p n J ’ min °ri dì quelle ,■■ a - £ ernostri - * Hell. D.
». v * av„ ' H^ale l ^ COme ‘“filare una co-
l ’«» 8 S ,narÌe succeda 8 ^ 0 ’ ChC “ ° SDÌ^nostro ^ n Un P aternostronella corona vuol
dire esser subito dopo a ogni dieci avem-marie. (F)
AVENA. Strumento pastorale da fiato.Lat. avena, calamus. Gr. au/05 . Tass.Ger. 7. 6 Ali» son , mentre ella piange,i suoi lamenti Rotti da un chiaro suon ,eh*a lei ne viene. Che sembra, ed è, dipastorali accenti Misto, e di boscherecceìnrulie avene. lìnee!I. Ap. 227. Non suondi canne, 0 di sonile avena, Ma celestearmonia di moti eterni.
g. Avena è altresì una sorta di bia-da, Vena . Lat. vena. Gr. ^p/Zpo^. lAb.cur. inalati. Usi a pasto la bollitura di a-vena. Ar. Fur. 27. 119. E loglio, e avenafa nascer tra’grani.
f J AVENTARE. V. A . Venire avanti ,Crescere, Allignare. Cr. lat. disse convab*.scere. Gr. eTTiO'iocIvai. Pnllad. Agost. 5 .Vog'ionsi seminare in grandi spazii, e congrandi fosse 2 «ventano migliori nel re-naccio (la stampa, sull’ autorità del T.Dav. ha: Avventano} c questa ne parela vera lezione).
AVENTATO. V. A. Add. da Aventare..Cresciuto , Allignato. Paìl/ul. D. Maglioaventato, se si pongon le vermene suebarbate.
AVENTE. Add. Che ha. Lat. Jiabens.Gr. ej/wv. Cr. 3 . 7. i 3 . Il pane pocofermentato, non avente sale, e non bencotto , viscosità crea. E io. 2.4. 2. Perti-che grandi, ec. , aventi nel capo supcriorequattro, o cinqne verghe. E cap. 35 . 6.É sopra loro si tenga un’assicella, nelmezzo avente un cliiovo ritorto, lìed. annoi.Ditir. 120. Sonetti di Gillio Lelli collacoda , aventi diciassette verbi.
i’é A VENTO. Posto avverhialm. valeIndarno , Invano. Lat. perperam , incas-sum. Bemb. lett. 3 . 29. voi. 5 . pag. 276.Acciò non vi venga senza qualche titolo,e forma , che faccia vedere ch’egli a ventonon vi sia venuto. (N)
A VENTURA. Posto avverhialm. A ca-so. Ar. Fur. 23 . 19. l J ur andare a ven-tura ella si messe.
* §. E vale anche A rischio. Fav. Esop.32 . Test. lìiccard. Meglio c avere da man-giare , e da bere, e vivere sicuro, e ub-bidire , che vivere come fo io, e ire aventura di morte. (P)
A VERRO . Posto avverhialm., lo stessoche A verbo a verbo . Lat. ad verbum .Gr. «urots xot$ stts-tiv. G. V. 12. 112.2. Mandò al Comune di Firenze 1 ’ infra-scritta lettera, la quale facemmo volga-rizzare a verbo, ch’era in lutino, ec.
A VERBO A VERBO. Posto avver-bialin. vale A parola per parola , Senzamutar ninna parola. Lat. ad verbum. Gr.aJr oii tois stcsciv. G. V. n. 19. 2.Metteremo appresso a verbo a verbo ladelta dichiarazione.
§. Dicesi anche Verbo a verbo, e valelo stesso. G. V. II. 2. 24. La quale (pi-stola ) in questa nostra opera ci pare de-gno di mettere in nota verbo a verbo, aperpetua memoria.
AVERE. Verbo che dinota possedimen-to di cosa, ed è semplice, e coniugato:coniugato 0 con se medesimo, o co’verbid 3 attiva determinazione ne 3 lor preteriti ,e ne’futuri del soggiuntivo e dell’infinito ,ed e anche coniugato dagli altri verbi .Lat. habere. Gr. s^siv. E di esso , e de-gli antichi verbi difettivi Aggio, e Albosi darà notizia appresso, e colla dichia-razione agli esempli, e colla distinzionedelle maniere.
§. I. Abbo vale lo stesso che Hoj on-de Abbiendo, Abbiente, e simili , cheoggi non son più in uso. Dant. Inf i 5 .
E quanto io l’abbo in grado, mentre iovivo, Convien che nella lingua mia si scer-na. E 32 . S’io avessi le rime e aspre e t
chiocce, ec., Io premerei di mio con-cetto il suco Più pienamente ; ma, perch’ionon babbo, cc. Vit. Crisi. D. Abbiendoda vivere e vestimento secondo la conve-nevole necessità , e non a soperchianza .Vit. Plut. Strad. Munire ch’eri esiliato,noi ahhiavumn triho'azione. G. V.J. IOI.I. Alibi, ndo ratinala grande oste in To-scana , si parti di Fianchi.
Ì* § 11 . Aggio e lo stesso che Ilo, manon ha se non le voci del tempo presentedel suhinntivo , e quella della prima per-sona del presente dell indicativo . Oggidìnon è più in uso. Pctr. son. 19. V’aggiopruderlo ;1 cuor ; ma a voi non piace Mi-rar si basso. E 82. Però, signor mio ca-ro, uggiate cura Che similmente non av-vegna a voi. Cavale, sintb. 1. io. 82.Ilaggio compiuto il mio corso , cd hag-gio servalo la fede. (F) Alani. Colt. 1.19. Cercando vada Qual hun le piantosue patrie più care , Qual’ aggian quali-tà. (V)
§. Ili .Avere , Usato nel sentìm. possessi-vo. Lat. habere. Gr. ^s^stv. Bocc. nov. 7. 6.Il quale sì crede che sia il più ricco pre-lato di sue entrate, che abbia la Chiesadi Dio, dal papa in fuori. E nov. 61. 4 »Ordinò con una sua fante, che Federigole venisse a parlare ad un luogo moltobello, che il detto Gianni aveva in Ca-merata . E nov. 62. 9. Ho nondimeno prov-veduto, e trovato modo che noi avremodel pane. E nov. 76. i 5 . Ma che n’ave-sli, sozio, alla buona fe ? Avesline sci?Nov. ant. 1. 6. M essere, questa pietravaiola migliore ciltade che voi avete. Dant.Par. 17. Che l’animo di quel ch’ode nonposa, Nè ferma fede per esempio ch’aiaLa sua radice incognita, e nascosa (cioè :abbia, per sincope).
§. IV. Avere, Verbo ausiliare, per suaproprietà congiugato co’verbi d’attiva termi-nazione , tanto di significato attivo, quan-to di neutro , sottentra al mancamentodelle voci decloro tempi, e fanne la for-mazione , senza alterare niente il signif.del verbo , col quale si coniuga. Bocc. nov.29. 4 - Nè s’ era ancora potuto trovar me-dico , ec., che di ciò l’avesse potuto gue»rire, ma tutti 1 ’ avevano peggiorato . Enov. 69. 19. E holli buona pezza taciuto,por non fartene noia. E nov. 94. 12. Iomi ricordo avere una volta inteso, in Per-sia essere, secondo il mio iudicio, unapiacevole usanza. Peir. son. 123 . E vidilagrimar que’duo bei lumi, Che han fattomille volle invidia al Sole. Cavale. Med.cuor. Poi che io fu’monaco, mi abbo sa-puto vincere che mai, ec. Tes. Br. 1.3 . Por dimostrare le Ire diverse naturech’io abbo divisate. T'it. Crist. E statesicuramente, imperciocché io abbo vinto ilmondo. E appresso. Abbiendo messer Giesùcompiuti li venlinov’anni. Fr. Giord. Prcd.S. Andò coll’armi de’paslori, con unarombola solamente, ed eiibeti morto co-stui. Dant. Inf. I. Poi ch’ebbi riposatoil corpo lasso, Ripresi via per la piaggiadiserta. Tratt, Gianib. E quando bei cosìdetto, mi levai ritto in piedi, del tene-broso luogo pensando . E appresso . Equando bei assai cercalo, c veduto, c di-ligentemente considerato, sì mi mosse ilcuor mio a pietade ( cioè ebbi, per sin-cope , modo antico , siccome lo abbo chec di sopra ).
§. V. Talora coniuga se medesimo .Bocc. Inlrod. 27. Oltre a cento millia crea-ture umane si crede per certo dentro alìemura della città di Firenze essere stati divita tolti, che forse anzi l’accidente mor-tifero non si saria estimato tanti avervenedentro avuti. E nov• 12. 4 * Ho sempreavuto in costume 4 , camminando, di direla mattina , quando esco dell’ albergo, un