VII
della filosofia sotto lei disciplina del Doti. Ales-sandro GarofalL Ad emendile i maèstri parvedi chiarissimo ingegno sopra V eia. Intrapreseegli nel terzo anno della filosofia lo studiodell 1 algebra alla nuova scuola di Vittorio Stari-cari, maino in quella scienza molto versalo , edesideroso oltremodo che alcun giovane di alloingegno vi si applicasse, il quale però nientesapesse delle sciènze matematiche , volendo farprova di quanto innanzi potesse procedersi collasola scorta dell* algebra. Lo Stancali, tra moltidiscepoli che avea, di niuno più compiacevastche di lui; intanto che il Garofali assai temeache quello studio dovesse tanto piacergli, che
10 distogliesse dalla filosofia di ei gl* insegnava.Morì lo Stancari, spiegate appena le regole .*allora il Canotti depose affatto il pensiero dell 1 al-gebra. Venuto ilfine del terz 1 anno della filosofia,
11 Garofali amò che il Zanotti desse un saggiodel suo profitto in una pubblica disputa. La fa-cilita , gli argomenti proposti, la speditezza echiarezza somma in risolverli, una certa na-turai facondia, con un lepore di latinità nuovoche cominciava in lui a discoprirsi anche inquell’età così tenera, levarono un grido straor-dinario , e gli acquistarono il concetto di uningegno raro e maraviglioso. Come desideravaoltremodo di sapere, si lasciò facilmente perdue o tre anni appresso indurre allo studioquando di una scienza e quando d : un 1 altra,niuna essendone che al presenlarglisi non som-mamente là allettasse. Non ben risoluto di ciòche professar dovesse, per consiglio della ma-dre diedesi allo studio delle leggi, che assai