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dover questo poeta esser bellissimo, sapendosiquanto piacque a Ovidio stesso. Si studiò dun-que , quanto potè, di riconoscerne le bellezzee le gr'azie. Il che facendo, ne diventò benpresto così vago, che compose alcune elegie instile Catulliano, le quali generalmente piacque-ro, ed ebbero un sommo applauso da due uo-mini intendentissimi, il famoso Morgagni e ilLazzarini. Altre sacre elegie compose moli annidopo, per compiacere a Monsignor VitalianoBorromeo ; e parve che, ritornando a quellostudio, receder volesse alquanto dallo stile Catul-liano, e studiasse di dare a’ versi, ove occorresse,pienezza e gravità, a guisa che fece Virgilio,senza durezza. In somma parve che in questeelegie volesse egli raccogliere tutte le grazie diCatullo , di Tibullo, d’Ovidio , e farne in certomodo un maraviglioso composto. Il piaceredella poesia non gf impedì di prendere unsommo gusto allo scrivere anche in prosa cosìvolgare, come latina; tanto che in ultimo, da-tosi del tutto alla prosa, perdette quasi affattoil gusto di scrivere in versi. E qui giovi ilricordare che il canto VI del poema di Ber-toldo, sebbene porti in fronte il nome di Fran-cesco , è lavoro di Giampietro Zanotti , chelo compose onde liberare il fratello da unapromessa.
Ma tornando a quella prima età, la prin-cipal sua inclinazione fu sempre alla filosofia,nella quale non era. parte alcuna che nonsommamente gli piacesse ; benché nella parteesperimentale più amava di intendere le espe-rienze , e ragionarvi sopra, che di eseguirle.