XII
Immerso in quegli studj, niente pensava a’ suoiinteressi : per che e dalla madre e da moltialtri fu stimolato a procacciarsi alcun postotra’ segretari del Senato . Consentì egli ; mavolle ad un tempo chiedere una cattedra difilosofia, non potendo del tutto distaccarsi daquello studio. Perciò addottorassi in filosofianell’anno 1716 , e Vanno seguente sostenne nellepubbliche scuole una disputa, e ne trasse leconclusioni dalla filosofia del Cartesio , e lepropose fuor dell’uso comune e con una pre-fa zione molto elegante. L’approvazione, ch’ebbequella disputa, fece sì, che più non pensandosialla pubblica segreteria , ottenne dal Senato lacattedra che sopra tutto desiderava; e fu fattolettor pubblico di filosofia nel novembre del-l’anno 1718 Ebbe tosto molti scolari. Cre-deva egli che quel corso di filosofia che sifa imprendere a giovinetti poc anzi usciti dallagramatica , non altro esser debba che unesercizio di pensar bene e giustamente ; percui si dispongono a qualunque scienza venga,lor voglia di apprendere. Seguendo un tal prin-cipio , volea che i suoi discepoli, toltone quellepoche cose che, essendo di fatto, vogliono cre-dersi per V autorità di chi le racconta, in tutteV altre si avvezzassero di consentir solo allaragione: la quale però, dicea loro, che nonmai avrebbero assai bene intesa, se rivolgendoin molte maniere le idee che cadono nellaquestione, obbiettando, e rispondendo come sifa nelle dispute, non si fossero sforzati di benformarle nell’ animo, ed anche di bene espri-merle con le parole. Non volendo egli poi